La schiena dritta della sinistra

di Luigi Gravagnuolo

sinistra-bandiera-665

Stavo lì lì per dichiararmi renziano dell’ultima ora, che ho dovuto subito ricredermi. Per ora.
Intanto tra quelli della prima ora io c’ero. Il 5 novembre del 2010 stavo alla Leopolda per “Prossima fermata Italia”, la kermesse organizzata dai rottamatori Matteo Renzi e Pippo Civati. Il sette, due giorni dopo, rientrando da Firenze, mi chiedevo se avevo assistito al funerale del P.D. o al suo battesimo; senza peraltro riuscire in quel tempo a darmi una risposta. Poi, in pochi anni, gli avvenimenti hanno portato Renzi prima alla guida del P.D., poi a quella del Paese. E, manco a dirlo, alle prime scelte di governo, immancabile è arrivata la rottura con la sinistra, a cominciare da quel Pippo Civati, che insieme a lui, alla Leopolda, voleva rottamare il mondo.
Quello di Renzi è stato un buon governo, un governo “del fare”, come suole dirsi. In mille giorni ha adottato una notevole mole di riforme, dall’introduzione dei nuovi reati ambientali alle misure anti corruzione, al piano per la banda larga, alle unioni civili, alla legge del dopo di noi ed a quella sull’autismo, agli interventi per musei, parchi, teatri, etc, con il conseguente rilancio degli scavi di Pompei e della Reggia di Caserta, tra gli altri. Anche l’economia del Paese, sia pure a piccoli passi, si è ripresa durante il suo governo. Sul lavoro sono oltre venti i provvedimenti normativi adottati, non solo il jobs act.
E poi, all’atto dell’assunzione dell’incarico, il Presidente incaricato aveva avuto mandato dal Quirinale e dal Parlamento a riformare la legge elettorale e la Costituzione, ottemperando poi e portando a termine entrambe. Ma soprattutto, Renzi ha avuto un’idea del futuro dell’Italia e del suo ruolo in Europa; ha avuto insomma un progetto.
È finita come si sa, con l’avventura plebiscitaria di un referendum non obbligatorio per legge, ricercata allo scopo di ottenere una legittimazione popolare e che si è rivelata un suicidio politico. Ciò però non inficia il giudizio d’insieme su uno dei governi più fecondi della nostra storia repubblicana.
Quando infine avevo visto in tv, la sera stessa dello spoglio delle schede, il suo dignitoso commiato dalla funzione di capo del governo e più ancora quando ne avevo letto le dichiarazioni in cui asseriva che avrebbe lasciato da “semplice cittadino”, lasciando così pensare ad un suo radicale passo indietro, mi ero convinto che davvero Renzi fosse un politico di altra razza, rispetto ai soliti, tanto incollati alle poltrone quanto inefficienti. Invece sono passate poche ore che il buon Matteo pare averci ripensato.
Passi per il governo Gentiloni, evidentemente un governo di scopo, finalizzato ad approvare in tempi rapidi la nuova legge elettorale e ad andare alle urne; eppure marchianamente fotocopia del suo, tanto da rendere plausibile il sospetto di una malinconica messa in scena. Ma perché aprire subito il conflitto congressuale dentro il P.D.? Cercare la resa dei conti immediata con la sinistra P.D. è un’altra avventura, che, quand’anche risultasse vincente, alimenterà nuovi veleni e lacerazioni, senza risolvere alcunché.
Già, la sinistra P.D. e, più in generale, la sinistra italiana. Ma dove va? È pro-globalizzazione, per il multiculturalismo, per l’accoglienza, per una convinta integrazione nell’eurozona, per una più equa distribuzione delle risorse su scala planetaria e difende la Politica con la P maiuscola, quella dei partiti; ma si rifiuta di governare con la destra che ha maturato analoghe convinzioni. Né la sinistra ha la benché minima chance di governare con i no-global, quelli dei muri per i migranti, dei No-euro, No-Tav e no-tutto, quelli dell’antipolitica; per non dire degli xenofobi lepenisti e trumpisti. Resta così, in un aureo – e spocchioso – isolamento. Più terra terra: sembra accontentarsi di una legge elettorale e di equilibri interni al P.D. che mettano i suoi dirigenti nelle condizioni di lucrare qualche seggiola in parlamento in più di quante non sarebbero loro toccate con Renzi egemone.
Ha un futuro in Italia ed in Europa questa sinistra? A sentir parlare i suoi dirigenti sembrerebbe di sì. Sono ad esempio convinti che, negli U.S.A., se a correre fosse stato il vecchio Sanders, con le sue rievocazioni tardo socialiste, avrebbe vinto lui, altro che la Clinton! La mia impressione è opposta, con Sanders ci sarebbe stata una nuova edizione della occhettiana “macchina da guerra”, tanto goiosa quanto rovinosa. Naturalmente non c’è, né mai ci sarà la controprova; ma per la sinistra, bene che vada, lo spazio sarà quello che essa si prepara ad avere in Francia alle prossime elezioni, e che già ha in Spagna ed in Germania: sostenere nei ballottaggi e nei parlamenti occidentali la destra moderata al governo, in funzione anti destra estrema. Beninteso, con le proprie bandiere sventolanti e con la mitica schiena dritta! Hai detto niente!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...