Ricchezza e democrazia

di Angelo Giubileo

democrazia

Qualunque sia la situazione, le città sono due, tra loro nemiche;la città dei poveri e quella dei ricchi (Platone, La Repubblica, IV).

Prima o poi ci toccherà di nuovo scontrarci con la realtà, e stavolta nessuno potrà dire di rimanere sorpreso. Così come ancora è sembrato, per molti, all’esito del referendum costituzionale. Infatti, non potrà risultare una sorpresa il cambio di sistema, che sarà imposto probabilmente entro fine anno, del rialzo, ma sarebbe meglio dire della ripresa, dei tassi d’interesse da parte della Fed (la Banca centrale USA).

A rimedio delle fibrillazioni dei mercati che ne seguiranno in Europa, il Governatore della Bce (la Banca centrale europea), Mario Draghi ha già annunciato che il piano di finanziamento alle banche del quantitative easing (QE) proseguirà per tutto il 2017 “e oltre se necessario”; aggiungendo tuttavia e alla stregua di quanto dovrebbe risuonare come un monito alla politica, che da aprile la liquidità mensile resa disponibile per gli acquisti sarà tuttavia ridotta dagli odierni 80 a successivi 60 miliardi.

Nel 2017, ci saranno elezioni politiche in Francia, Germania, Olanda e forse Italia. In quest’ultimo caso, dipenderà molto anche dallo sbocco della crisi politica in atto. In Europa, tra i paesi citati, l’Italia sta messo peggio di tutti, e comunque senz’altro peggio di ieri, peggio cioè di un passato almeno decennale.

Per necessità, e non per strategia più o meno condivisibile, occorrerebbe almeno una presa d’atto, tardiva, ma comunque uno sforzo d’intesa collegiale, dopo che il popolo italiano si è sottratto al ricatto delle forze politiche di scaricare il peso della crisi su un sistema di democrazia giudicato ripetutamente ingovernabile. E invece, com’è stato ancora una volta evidente e nel corso di quest’ultimo ventennio, la crisi è crisi della politica; ovvero di scelte e atti non risolutivi dei gravi problemi esistenti.

Con la ripresa dei tassi USA, il sistema imporrà a tutti la ripresa di ogni sforzo produttivo; e non tanto per il sostegno dei consumi, quanto piuttosto per una ripresa, di cui già più volte si è detto ma alla maniera di una semplice litania, degli investimenti produttivi. Sarà l’inizio, stavolta definitivo, dell’uscita dalla crisi e una sorta d’instradamento verso la normalità del sistema capitalistico tradizionale.

Nel mentre, in Italia, i nostri politici continueranno incessantemente, come al solito, la loro campagna elettorale; incuranti dei problemi, divenuti ormai anch’essi soliti: debito pubblico, riforme del sistema, immigrazione e soprattutto, dato che nel nostro paese non siamo capaci di gestirla in proprio, riforma e rafforzamento della sovranità in Europa.

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