Il Sud anarchico

di Angelo Giubileo

sud-indietro

Cosa si dirà del voto al sud? Cosa si dirà, posto che, prima di ogni tornata elettorale, si guarda al voto del sud come decisivo per le sorti dell’elezione, quale che sia?

Strano destino, qualcuno potrebbe dire. E invece proprio no, il destino non è mai anomalo. Anzi, è esattamente l’opposto. Il “de-stino” è infatti ciò che, soltanto, appartiene alla “cosa” medesima. E quindi, il destino “unitario” del Sud ben rappresenta il fallimento ultrasecolare della politica nel nostro paese. Un divario, tra il nord e il sud del paese, che non è mai colmo. Un accadimento che, nell’ordine della democrazia rappresentativa di stampo classico-liberale, dovrebbe determinare l’attribuzione della maggiore responsabilità piuttosto alla classe dirigente, all’élite politica, sociale ed economica sia del paese che delle autonomie locali e territoriali di riferimento.

E tuttavia, rispetto a un passato ancora recente, l’elemento della territorialità finisce ora per giocare un ruolo sempre più marginale e quindi la comunità locale, ogni comunità locale dimostra di potere, volere e sapere crescere anche oltre i confini territoriali di appartenenza nei quali la più antica e vecchia politica vorrebbe mantenerla mediante usuali e abusate manovre costrittive. Salvo poi accorgersi, a conti fatti, che quelli che erano i troppi, tanti “cafoni” sono divenuti “cittadini”. E ciò, grazie soprattutto all’aiuto e al merito degli altri e dell’altro, di tutti coloro e di tutto quanto non appartiene, in esclusiva, al mondo, da loro ristretto, dei politici e della politica. Noi e loro; e allora, diranno che siamo i soliti anarchici.

A queste elezioni, nel sud ha partecipato il 68,73% degli aventi diritto al voto. Nell’intero paese, il 68,48 per cento. Nel sud, ha votato NO il 59,49%. In Italia, il 59,95 per cento. E dunque, metaforicamente: il sud, specchio del paese. E tuttavia, affermarlo, sarebbe un altro sbaglio. Infatti, si sa, ogni specchio riflette l’immagine di colui che, ponendovisi di fronte, la vede al contrario. Ma stavolta, almeno stavolta, si sbaglierebbe. L’immagine, e quindi la realtà del paese è esattamente la stessa.

Protagonista suo malgrado di queste elezioni, il sindaco di Agropoli ne ha commentato l’esito, facendo sapere a Renzi e De Luca – scrive oggi Demarco sul Corriere della sera – “che se lo avessero fatto parlare avrebbe riferito di un Sud diverso da quello immaginato. Vale a dire?”. Risponde Alfieri: “Ci siamo rivolti a chi sorride, non a chi soffre. E avevamo di fronte le classi dirigenti, non i disoccupati”.

A conti fatti, ha avuto senz’altro ragione.

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