Ricominciamo dal voto

di Angelo Giubileo 


In Italia, la politica è diventata un semplice “pretesto”.

Secondo il dizionario, pretesto è un motivo addotto palesemente a spiegazione del proprio comportamento o del proprio operato, allo scopo di mascherarne i veri motivi. Con il voto di domenica prossima, questo pretesto, dopo essere stato assunto per decisione politica, sarà definitivamente sussunto dall’intero corpo elettorale del paese. E quindi, occorre soltanto sperare che all’indomani del 5 dicembre si dia un nuovo inizio.

 

Infatti, venti e più anni non sono affatto serviti alla politica e ai politici nostrani per sostenere prima il peso dell’ingresso del paese in Europa e poi, a causa della crescita del debito pubblico e dei deficit annuali, l’uscita dalla crisi. La situazione economica, già seria, è destinata senza rimedio comunque ad aggravarsi a seguito del rialzo dei tassi dell’economia USA, e quindi mondiale; e pertanto temporeggiare non servirà più a nulla.
La crisi dapprima economica, e poi anche politica e istituzionale – per volontà degli addetti ai lavori – ha finito ora per investire anche il corpo elettorale della nazione e l’effetto è stato quello di dimostrare come sia esso stesso diviso. Così che, più che crisi economica politica e istituzionale nel paese, a giudizio di lor signori addetti ai lavori, la crisi sarebbe piuttosto crisi di democrazia.
La democrazia, è un tema sul quale più volte ci siamo intrattenuti. E in questi anni si è fatto un gran parlare di democrazia, attraverso modelli e forme storicamente possibili di democrazia “diretta”, “rappresentativa” e perfino “autoritaria”.
L’esperienza comune dovrebbe piuttosto insegnarci che la di democrazia diretta è “un’utopia”, ed è quello che Erich Fromm diceva del socialismo: il socialismo o è utopia o non è. La stessa esperienza, giudica nel complesso negativa ogni forma di autoritarismo, se s’intende appunto con questo termine la tendenza a imporre con intransigente fermezza la propria volontà o la propria autorità nei rapporti umani o gerarchici. In definitiva, la storia insegna comunemente che la democrazia o è rappresentativa o non è.

 

Lo schema è dunque semplice: il corpo elettorale elegge i propri rappresentanti e, in base al rapporto fiduciario sancito con l’elezione, i rappresentanti eletti provvedono al governo della cosa pubblica. Al di fuori di questo schema, così riassunto in via dell’unico possibile “principio” democratico al quale occorrerebbe fare riferimento, il sistema politico di ogni sedicente democrazia è e rappresenta – più o meno – soltanto un pretesto.

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