Un’autentica pazzia

di Luigi Gravagnuolo

manifesto_referendum

<<Quella del Referendum è diventata una sfida aberrante!>>. Sono le parole del Presidente emerito Giorgio Napolitano, che da decenni si batte perché l’Italia si doti di un assetto costituzionale più consono ai tempi. L’aberrazione alla quale si riferisce Re Giorgio è la piega “politica” assunta dal Referendum.
A me, più che un’aberrazione, pare un’autentica pazzia! E tale mi è parsa dal primo momento. Uno smarrimento di senno; di Matteo Renzi in prima persona. Oggi, a meno di dieci giorni dal voto, io ancora non sono riuscito a spiegarmi perché il premier si sia tanto dannato per raccogliere 500mila firme a supporto della richiesta di referendum confermativo della Riforma della Costituzione deliberata dal Parlamento e poi a consegnarle alla Cassazione lo scorso 15 luglio. Lo avrei capito se lui fosse stato uno dei leader dell’opposizione, o magari il segretario di un partito ostile ai contenuti della riforma. In questo caso ci poteva anche stare la richiesta del referendum, nella speranza di sovvertire il deliberato parlamentare. Ma, santiddio, tu sei il premier che ha voluto la riforma, il leader del partito che più di altri l’ha sostenuta, per quale diavolo di motivo ti metti a sfruculiare i sentimenti eversivi del Paese? E poi, lo fai dopo che le elezioni amministrative di giugno già ti hanno avvertito che non tira una bell’aria per te e per il tuo governo!
Quello che sto scrivendo ora, l’ho detto e ribadito molte volte nei mesi e nei giorni scorsi, in pubblico ed in privato. Non lo dico oggi che la vittoria del NO sembra un evento scontato. Un risultato, in verità, per nulla scontato. È vero che tutti i sondaggi danno il NO per vincente, ma è anche vero che la credibilità dei sondaggisti è da tempo sotto zero. La mia impressione è che le previsioni elettorali, contrariamente al passato, finiscano per indurre un voto opposto a quello annunciato. Cerco di spiegarmi: i sondaggisti dicono che alle elezioni vincerà Tizio? Ed allora i sostenitori di Tizio si sentono appagati, convinti che abbia vinto già, e sottovalutano la necessità di andare a votare o quanto meno di impegnarsi. Una parte degli indecisi, viceversa, quelli ai quali farebbe piacere dare un segnale di insoddisfazione a Tizio, ma non giocherebbero con la stabilità delle istituzioni se temessero sul serio per esse, si sentono liberi di poter “dare il segnale” senza gravi conseguenze, e vanno a votare per Caio. Questo è valso per il referendum inglese di giugno sulla Brexit, ma anche per il voto in U.S.A. per Trump o Clinton, ed in genere vale per ogni votazione. I sondaggi, dunque, non solo “non ci azzeccano”, ma condizionano il voto in senso opposto alla proprie previsioni. Ciò al contrario di quanto accadeva fino ad un decennio fa, quando le previsioni a favore di una scelta, ne favorivano la vittoria, solleticando l’opportunismo di quelli che sono sempre pronti a saltare sul carro dei vincitori. In breve, non si può escludere una sorprendente vittoria del SÌ il prossimo 4 dicembre.
Se dunque esprimo dissenso per la scelta di Renzi e del P.D. di chiedere il referendum sulla riforma – vale la pena di ricordare che i sostenitori del NO non erano riusciti a raccogliere il numero di firme necessarie per esso – non è perché ora, alla vigilia di una presumibile sconfitta del SÌ, io debba fare il professorino e stigmatizzare le scelte politiche di chi ci governa e che, comunque, con coraggio, ha messo in gioco la sua leadership. La mia contrarietà a tale scelta è di merito: ma si può mettere una materia così delicata e un testo così complesso nelle mani di milioni di persone, la cui stragrande maggioranza non ha magari neanche mai letto un solo articolo della Costituzione, di quella attuale e meno che mai di quella riformanda? Possono decidere sul futuro della nostra democrazia allo stesso titolo la mitica casalinga di Voghera ed il presidente Mattarella? È appena il caso di ricordare che il loro voto pesa allo stesso modo: un voto vale quello della casalinga di Voghera, un voto quello del Presidente della Repubblica.
Nei mesi scorsi sono andato un po’ in giro per iniziative sul referendum, e lo sto ancora facendo; in alcune come ascoltatore, in altre come relatore. L’impressione che ne ho ricavato è di una grande disinformazione, sia tra quelli del SÌ che tra quelli del NO. Magari quest’ultimi sono più agguerriti e motivati, ma altrettanto disinformati. Ed una gran parte dei cittadini ne è consapevole, tanto da dichiararsi addirittura infastidita dal doversi pronunziare su una materia sulla quale si sente impreparata.
Per me, dunque, la scelta di Renzi di raccogliere le firme e di chiedere il referendum resta incomprensibile. Né mi consola sentirmi con la “coscienza a posto”, non avendo io né sottoscritto, né raccolto le firme per chiedere il referendum.

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