Attualità del Nazional Socialismo

di Luigi Gravagnuolo

Berlin, NS-Kundgebung im Lustgarten

Fermi tutti, non chiamate gli infermieri, non sono impazzito! Quella che segue non è una nota pro neonazismo. È piuttosto l’avvertimento di un pericolo. Sì, il nazional-socialismo è tornato prepotentemente di attualità. E non mi riferisco solo, né tanto all’elezione di Donald Trump a presidente degli U.S.A. con la successiva e conseguente nomina del suprematista bianco Steve Bannon a consigliere della Casa Bianca; piuttosto agli umori populisti che da anni, ed in misura crescente, serpeggiano in Occidente.
In tanti considerano il populismo come l’espressione della “paura” del mondo occidentale di fronte alla globalizzazione; insomma come l’estrinsecazione, sul terreno politico, di un sentimento collocabile nella sfera della psicologia collettiva, non in quella della ragione. Non concordo con tale analisi.
Certo, la dimensione di allarme psicologico collettivo a causa dell’invasione dei “nuovi barbari”, i migranti, in concomitanza con la crisi economica c’è, eccome! Ma ci sono anche una riflessione ed un convincimento collettivi; magari ancora non del tutto consapevoli, ma pur sempre afferenti alla ragione, o meglio al calcolo dei propri interessi.
Il nostro benessere, la nostra democrazia, il welfare, la pace di cui i nostri Paesi hanno goduto da settanta anni a questa parte sono stati resi possibili, in buona parte, dallo sfruttamento intensivo del resto del mondo da parte delle nazioni dell’Occidente. Uno sfruttamento così intenso, che ha determinato miseria, fame, malattie, e guerre fuori dall’Occidente. Ora, il “resto del mondo” non ci sta più a subire senza reagire. La spinta ad una distribuzione più equa delle risorse del pianeta si è fatta negli ultimi decenni incontenibile; vuoi arrivando in massa nell’Occidente, in milioni e milioni di persone, che vi si sono insediate ed alla fine hanno cominciato a partecipare del suo benessere, spartendoselo con chi c’era prima e ne godeva in monopolio; vuoi con la crescita autoctona dei paesi emergenti, o già ampliamente emersi. Fatto sta che l’Occidente non è più la sola area della Terra ad accaparrarsene le risorse. Risorse che peraltro stanno diventando anno dopo anno sempre minori, a causa del loro saccheggio, operato dall’umanità tutta.
Ora, di fronte alla minaccia reale dell’oggi, quello di diventare più povero, l’Occidente comincia a reagire, pensando a difendere il proprio status con il coltello tra i denti. È una considerazione razionale, se ci si pensa bene. C’è una riflessione alla base: le risorse sono poche, se le si divide in modo più equo che nel passato, noi diventiamo più poveri, ergo: difendiamo il nostro e contrastiamo con tutti i mezzi chi vuole prendersene una parte a nostro discapito.
In questo disegno – velleitario oltre ogni misura – coloro che spingono di più sono le classi medie e popolari, che stanno avvertendo per prime i dolorosi morsi dell’impoverimento. Il “popolo” dell’Occidente è sul piede di guerra, insofferente verso chi cerca di gestire in maniera pacifica i problemi della globalizzazione. Il “popolo” vuole erigere muri che impediscano alla storia di fare il suo corso.
E cosa fu il nazional-socialismo se non questo? Esso non fu un regime oppressivo verso le classi lavoratrici della propria nazione – o razza – ma fu aggressivo verso altre nazionalità e nazioni, che detenevano parte delle ricchezze allora disponibili. Il nazismo voleva prendersele tutte per la razza ariana, specie se germanofona, ed a questa garantiva protezioni sociali e benessere avanzatissimi per l’epoca. È appena il caso di chiarire che il riferimento è all’organizzazione del welfare della Germania nazista, non certo al suo ordinamento politico-istituzionale. Il nazismo fu insieme nazionalismo aggressivo, all’esterno, e socialismo, all’interno: appunto, nazional-socialismo.
Si spiega anche così il consenso pressoché totalitario del popolo tedesco verso quel regime. Ci fu però un problemino, mica da poco: per accaparrarsi le ricchezze allora disponibili e toglierle agli altri, il nazismo scatenò la più terrificante guerra di tutti i tempi e mise in atto un genocidio senza precedenti della nazionalità da esso ritenuta più agguerrita nella competizione per la spartizione delle ricchezze, quella ebrea.
C’è oggi qualcuno che non vede le analogie con quel tempo? E c’è chi può giurare sull’irripetibilità di quell’esperienza nell’Occidente? Per quanto mi riguarda, la minaccia mi pare reale. E mi fa paura.

2 pensieri su “Attualità del Nazional Socialismo

  1. luigi

    Hai perfettamente ragione, su tutto l’impianto del tuo ragionamento. Purtroppo penso che queste cose non nascono mai a caso. Allora come oggi tutto è frutto di ragionamenti, allora era la razza, oggi è l’economia e la globalizzazione. Una cosa è certa che mentre i popoli si ammazzano tra di loro per quel pezzo di pane, vi sono pochi uomini che con questo andazzo si arricchiscono enormemente. Non a caso nel mondo, come in Italia l’1% detiene le ricchezze che equivalgono al restante 99% della popolazione mondiale. Spero solo che questi squilibri non abbiano una escalation che potrebbero portarci ad un conflitto mondiale. Posso solo augurarmi che vi sia da parte di questi uomini un ripensamento e forse…………………………

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    1. Senza mai dimenticare che la globalizzazione ha prodotto enorme ricchezza e beneficio a vantaggio del globo intero. Mai la povertà ha toccato livelli così bassi. Certo è innegabile che esistono ancora diseguaglianze ma queste vanno colmate con lo sviluppo. E quale miglior sviluppo se non aprire le economie ed i mercati, favorire gli scambi, le importazioni e le esportazioni. Ricordiamo che dove passano le merci non passano gli eserciti.

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