Il governo del quarto mondo *

di Angelo Giubileo

Il fatto, ogni fatto è indifferente al fondamento proprio. E il fondamento, pertanto, resta in-certo (in, preposizione latina che sta per non, e quindi non-vero). Adversus Vico, Giambattista Vico (1668-1744), verum et factum (non) convertuntur. In modo banale, non ci s’interroga mai su ciò che precede le cose, almeno prima che le cose stesse accadano. E’ il mondo delle possibilità, praticamente in-finite (non-finite) che precede ogni atto. Di nuovo in modo pregevole, Tommaso d’Aquino ha spiegato che prima di ciò che esiste in potenza deve esserci qualcosa che esiste in atto, perché la potenza non si risolve in atto se non per qualcosa che già esiste in atto (in P. Zellini, La matematica degli dei e gli algoritmi degli uomini). 

E dunque, com’è stato possibile che si arrivasse all’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti? E, altro fatto non da poco, con Camera e Senato repubblicani? In(m)-potenza dell’informazione.

L’informazione, di qualunque tipo essa sia, si trasmette o riproduce naturalmente ma, per quanto riguarda il “nostro” mondo, fatto di umanità, essa è innanzitutto costruita, e quindi elaborata, secondo un modello. Oggi, più comunemente, matematico. Un modello algoritmico, che molto ha a che fare con sondaggi, listini di borsa e, in definitiva, più comunemente, scommesse di ogni tipo. In estrema sintesi, un mondo di vuote certezze che quotidianamente redistribuisce in-certezze.

Ma l’algoritmo, ogni algoritmo non è altro che un procedimento di calcolo che si compone di elementi non ambigui e conduce quindi a un risultato atteso o, consentitemi l’uso del termine, definito o finanche pre-definito. Ma, sarebbe facile controbattere che ogni elemento non è affatto certo (o vero), quanto piuttosto in-definito e quindi ambiguo. E allora, non si può governare l’incertezza con la certezza. Così come, tuttavia, risulta anche difficile governare l’incertezza con l’incertezza.

Occorrerebbe, viceversa e in-fine, maggiore “approssimazione”. Etimologicamente, il termine indica “vicinanza” e “approfondimento”. Alle persone, alle cose, ai fatti. Onde evitare che l’incertezza sfugga di mano.

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*L’immagine, originaria, simboleggia il termine sanscrito ka. Ka è un pronome interrogativo che sta per chi? Ka è inoltre anche il nome maschile della divinità indù primordiale Prajapati, l’“in-certo”, che presiede, oltre che i tre mondi (cielo, terra, inferi), anche il quarto mondo della possibilità. Dalla fine del secolo XX, il termine quarto mondo è usato comunemente per designare i paesi più poveri del pianeta.

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