Ma con la Riforma, si mangia?

di Luigi Gravagnuolo

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Quando ci sveglieremo, mercoledì prossimo, sapremo chi sarà stato eletto Presidente degli U.S.A.; salvo strascichi di accuse di brogli e riconteggio delle schede, che ritengo molto probabili.
Meno di un mese e in Italia si svolgerà il Referendum sulla Riforma costituzionale; salvo sorprese, che mi sentirei di escludere.
Il populismo anti-establishment ha la possibilità di mettere ko, con un micidiale uno-due, l’area della responsabilità nel mondo occidentale. Mi riferisco ad un’eventuale vittoria di Trump negli U.S.A. e dei No al Referendum italiano. Non c’è infatti chi possa mettere in dubbio che la forza di Trump, come quella dello schieramento del NO in Italia, è la protesta contro i governi in carica e, più in generale, contro le politiche di chi prova a governare la globalizzazione, senza demonizzarla. Ma il tycoon non ha fatto neanche a tempo a risalire nei sondaggi, che già le borse sono entrate in agitazione. Ed in Italia, più i sondaggi danno per vincente il NO, più lo spread Bund tedeschi-BTP italiani va impennandosi. Nel momento in cui scrivo ha toccato i 160 punti. Né mancano le la valutazioni negative delle principali agenzie di rating internazionali, preoccupate per i rischi cui va incontro il nostro Paese.
Il popolo dei no-global, nella cui visione banche, Fondo Monetario Internazionale, agenzie di rating e via narrando sono tutti birilli nelle mani di un’unica regia occulta internazionale, considererà certamente che l’andamento di questi giorni delle borse e dello spread dipendano dalle congiure del misterioso “grande vecchio” ostile ai popoli, e che le loro attuali performance siano pilotate, allo scopo di intimidire gli elettori di entrambi i Paesi. Per quanto mi riguarda, non intendendomi di dietrologia metafisica, mi limito a considerare che è del tutto ovvio che, in presenza del rischio di una fase di disordine politico-istituzionale in un Paese, la sua affidabilità diminuisca. Conseguentemente, i risparmiatori tenderanno a capitalizzare i propri investimenti, col calo degli indici di borsa, ed i tassi di interesse aumenteranno. Indici di borsa e spread sono appunto gli indicatori principi della fiducia dei mercati in uno Stato.
I famigerati mercati. Nella mia ingenuità, rispondono alla psicologia dei risparmiatori, prima e più ancora che agli ordini di una regia mefistofelica. Mettiamo che uno di noi abbia prestato dei soldi ad un amico, pattuendo un interesse. Se gli arriva all’orecchio che costui sta andando in fallimento, o che sta passando il debito ad un altro di cui non abbiamo conoscenza diretta, va o no in paranoia? I mercati sono questo; la stragrande maggioranza dei risparmiatori, o se si vuole degli investitori, sono i cittadini che comprano di titoli di stato, o gli stessi Stati, che comprano titoli di altri Stati. Se un Paese entra in un periodo di instabilità, ai mercati prende la strizza, ed i tassi aumentano. Veniamo al nostro caso. Non è un mistero per nessuno che siamo uno dei Paesi più indebitati del mondo, per cui ogni punto di spread in più ci costa lacrime e sangue.
Anni fa, quando alla fine del 2011 lo spread aveva superato i 550 punti, fu calcolato che l’anno successivo l’Italia avrebbe pagato 20 miliardi in più solo di tassi di interesse. Venti miliardi che furono realmente spesi; ma non per la sanità, o per i trasporti, o per altre opere di utilità pubblica, solo per pagare gli interessi. Soldi buttati. Con quei venti miliardi si sarebbe potuta ripagare quattro volte l’Imu della prima casa agli Italiani, oppure raddoppiare le pensioni ai circa 130mila italiani che percepivano quelle minime. Ed oggi, ne basterebbero tredici per mettere in sicurezza tutte le scuole italiane. Roba che “si mangia”, insomma.
Tutti ricorderete che a fine 2011, per venire fuori da quel caos, fu affidato il governo del Paese al prof. Monti. Così, poco alla volta, ne uscimmo fuori. E quando, recentemente, il Parlamento ha cominciato a sostenere il Governo nelle sue iniziative riformatrici del sistema Italia, i mercati hanno cominciato a riprendere fiducia in noi e lo spread è sceso anche sotto i cento punti. Ora sta risalendo: i mercati stanno aspettando, inquieti, come andrà a finire in America e, in Italia, con il Referendum.
Siamo proprio certi che con la Riforma della Costituzione non si mangia?

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