Non abbiamo bisogno di nuovi eroi. Tutt’altro.

di Angelo Giubileo 


In Europa, con l’avvio della crisi, tra gli analisti ha preso il sopravvento l’utilizzo di un termine, che è quello di populismo. Nell’epoca moderna, che prende il via con le Rivoluzioni prima inglese e poi francese, rispettivamente di fine secolo XVII e XVIII, il termine è stato usato per connotare i movimenti politici che in qualche modo s’ispirassero ad una presunta e generica volontà popolare (giacobinismo, bonapartismo, bolivarismo, narodničestvo, People’s party, chavismo, e per venire all’Italia e ai tempi nostri più recenti, direi anche berlusconismo e infine grillismo), attribuendo in ogni caso a essi un giudizio essenzialmente “negativo”.
Oggi, la Fondazione Hume, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, ci propone un’analisi della crescita (2009-2014) in Europa dei “populismi” che metterebbero a rischio il sistema dell’Unione, così come avviato alla fine del secolo scorso e ora vigente. Questa impostazione di analisi, verso la quale nutro già forti perplessità, trova addirittura maggiore conferma, sia chiaro esclusivamente d’impostazione, nel fatto che in essa i partiti e i movimenti definiti “populisti” sono accomunati a quelli invece definiti “euroscettici”. E quindi, ne deriva che se qualcuno sia dichiaratamente euroscettico o sedicente populista, costui – secondo i predetti analisti e quanti altri portati a ragionare in modo analogo – sarebbe necessariamente un anti-europeista.
Prendere o lasciare. Come al Rischiatutto! O accetti questa Europa (come se non ne fosse possibile un’altra!) oppure sei un populista, uno scettico, un antagonista, colui che si oppone, evidentemente per contrasto, a un’altrettanto presunta e generica volontà elitaria, di un’elite che governerebbe attualmente l’Europa. E, contro la quale, anche il nostro premier Renzi sembra da qualche settimana, quotidianamente, opporsi. In definitiva, seguendo un movimento che, alla stessa stregua dei precitati in premessa, potremmo definire renzismo. Una sorta di movimento, anch’esso politico, che qualche tempo fa si sarebbe detto di lotta e di governo.
E invece: se oggi l’Europa politicamente non convince, la colpa dovrebbe ricadere essenzialmente sulla politica. Ma, allorché si sostenga questa tesi, si obietta anche che la colpa sia piuttosto dell’elite tecnocratica di Bruxelles. E cioè? Esattamente, di chi? Di chi governa cosa, di chi presiede a quali processi che evidentemente (cosa?, quali?) la politica più non governerebbe o non sarebbe più in grado di governare?
Perché, se invece così stessero davvero le cose, allora è evidente che i leaders politici abbiano piuttosto fallito e pertanto sarebbe opportuno che si facciano da parte. Che sia così, è normale! Per un paese normale, e per una comunità che non ha alcun bisogno di eroi rivoluzionari. Lo dice anche Il Sole 24 Ore.   

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