Pre-politica neo borbonica

di Luigi Gravagnuolo

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Prima sottoposti ad un autentico genocidio (circa quarantamila Meridionali deportati nella fortezza di Fenestrelle in Piemonte ed ivi massacrati), poi maltrattati per un secolo e mezzo, vilipesi, tenuti in povertà e trattati come i pezzenti della Nazione, i Meridionali stanno avvertendo da qualche anno a questa parte il richiamo identitario Regno delle Due Sicilie.
Finora si è trattato di un fenomeno circoscritto al revisionismo storiografico, alimentato in prima persona da Carlo di Borbone e dalla sua famiglia, le cui visite nei territori dell’ex Regno si sono fatte negli ultimi tempi più frequenti. Ora il fenomeno sta acquisendo una fisionomia sempre più marcatamente para o pre-politica, con la costituzione in molti comuni di Associazioni neo-borboniche attive sul terreno civico.
Anche a Cava si è costituita una “Associazione Culturale Regno delle Due Sicilie – Cava de’ Tirreni”, che ha trovato sede, non a caso, nel Santuario di San Francesco e Sant’Antonio, dove è molto attivo, e già da tempo, un frate sanfedista, frate Luigi Petrone; è appena il caso di precisare che il termine non ha alcuna connotazione offensiva, tanto meno potrebbero offendersi per esso i neo-borbonici, nei cui scritti il sanfedismo è sinonimo di fedeltà a Dio ed alla patria. Frate Gigino è amico personale di Carlo di Borbone, che lo ha anche gratificato di una visita ufficale nell’ottobre del 2012. Nel santuario di San Francesco Sant’Antonio, di cui lui è rettore, sventolano serenamente le bandiere del Regno e vi è anche un’effigie della beata Maria Cristina, consorte di Ferdinando II.
L’Associazione Culturale Regno delle Due Sicilie – Cava de’ Tirreni si è presentata alla città lo scorso 24 di settembre. Ho partecipato all’evento in prima persona, sia perché gentilmente invitato, sia per interesse intrinseco all’argomento; non nascondo, infatti, la mia aperta condivisione di molti motivi del revisionismo neo-borbonico. È del tutto evidente che le vicende del Regno delle Due Sicilie, dopo la sua sconfitta militare e l’annessione al Regno d’Italia, furono raccontate a mo’ dei vincitori, come sempre accade nella storia. Il Regno dei Borboni ci è stato quindi dipinto come una bolgia dell’inferno, il regno del male, la patria della malavita per eccellenza. Ci abbiamo creduto quasi tutti, essendo stati sottoposti ad una pervicace istigazione alla damnatio memoriae della nostra terra, che ora, finalmente, comincia ad essere contrastata. Basta dare una rapida scorsa al “Codice per lo Regno”, cioè alla legislazione penale e civile del Regno, licenziato negli anni murattiani e mantenuto in vigore dai Borboni, per toccare con mano l’abnormità delle falsità storiche raccontateci per centocinquanta anni nelle scuole e nelle università italiane. Per non dire delle recenti, puntuali ricostruzioni storiche di Pino Aprile, Gennaro De Crescenzo, Gigi di Fiore e di tanti altri, che stanno restituendo al popolo meridionale, più che alla dinastia reale, la propria dignità.
Il neo borbonismo, meritorio dunque sotto il profilo culturale, è ormai vicino all’entrata nell’agone politico. In verità, già alle recenti elezioni regionali del 2015 è stata presente una lista – “MO! Lista Civica Campania” – espressamente richiamantesi al neo borbonismo, ancorché disconosciuta dalla ufficiale “Rete delle Due Sicilie”.
All’assemblea di presentazione dell’associazione cavense, gli uomini o le donne di cultura, quelli distaccati dalla politica attiva, erano un’esigua minoranza. In sala erano presenti in maggioranza politici attivi, di estrema destra e di estrema sinistra, grillini e militanti anti sistema. Io credo che cerchino più una bandiera in cui ritrovarsie riconoscersi, e per la quale combattere, che degli approfondimenti culturali sulla storia del Mezzogiorno d’Italia.
E d’altra parte, nello statuto della neo-costituita associazione, viene precisato, all’art. 5 “SCOPI DELL’ASSOCIAZIONE”: <<L’Associazione si propone di svolgere la più ampia attività di studio, di ricerca, di documentazione nel campo culturale, artistico, sociale politico ed economico, sia storico che attuale, riferita ai popoli ed ai territori dell’ex Stato delle Due Sicilie […]>>. Attività anche nel campo “politico” dunque. Per parte nostra staremo attenti a seguirne gli sviluppi, senza pregiudizi e senza acritiche adesioni.

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