L’accampamento del NO

di Luigi Gravagnuolo

accampamento

Chi sono quelli del NO alla Riforma della Costituzione? Per conoscerli meglio proviamo ad entrare dentro il loro accampamento.
Per primi incontriamo una pattuglia sparuta, quella dei raziocinanti. Sono intellettuali, studiosi, cani sciolti. Condividono che la Costituzione attuale vada aggiornata e finanche concordano con molti contenuti della riforma, però … però c’è un comma, o un articolo, o una qualcosina che non condividono. Tanto basta loro per schierarsi con il NO. Spesso sono alquanto spocchiosi e con la puzza sotto al naso, sono tuttavia pochini e nell’accampamento contano ancora meno. Ben arroccata e chiusa in se stessa, è la setta degli anti-sistema. Non parlano neanche con i vicini, sognano una società radicalmente diversa da quella in cui di fatto viviamo e considerano dannosi qualsiasi governo, regola, legge che si proponga lo scopo di far funzionare l’attuale sistema. Sospettosi di tutto, alcuni tra loro propugnano un ritorno allo stato di natura. E c’è chi non vaccina i figli e che si lascia finanche morire, pur di non curarsi con la famigerata medicina del sistema. Più numerosi quelli che risiedono nel Nord dell’accampamento; sono i leghisti di Matteo Salvini. Nati federalisti, con accenti spesso separatisti, hanno ragioni sostanziali per dire NO. Avevano ottenuto nel 2001 la riforma del Titolo V della Costituzione; pasticciata finché si vuole, ma pur sempre rafforzativa dei poteri dei territori rispetto allo Stato centrale. Con l’attuale riforma – che, per loro, a tutti gli effetti è una contro-riforma – la gran parte delle competenze attribuite allora alle Regioni torneranno di competenza esclusiva dello Stato centrale. Anche io, fossi un leghista o un regionalista spinto, voterei NO. Lo trovo comprensibile. Riesco a comprendere meno i conservatori metafisici, quelli dell’immobilismo totale. Sono contrari alla riforma della scuola, a quella del lavoro, all’alta velocità, al ponte sullo Stretto, ad ogni minimo cambiamento del mondo al quale sono adusi, finanche di quello visivo. Se nella storia fossero stati sempre maggioritari, non avremmo avuto il Colosseo, la via Appia e l’Aurelia, i ponti, i grandi acquedotti e le fogne. Il mondo sarebbe restato all’età della pietra. Adiacente alla loro insula risiedono gli impauriti: si sentono sopraffatti dai cambiamenti epocali in corso, la globalizzazione li spaventa. Dicono NO a tutto ciò che appare loro come un adeguamento ai tempi moderni, un calo della guardia verso le minacce della contemporaneità. Per il No sono anche gli antigovernativi, quelli del “piove, governo ladro!”. Oggi ce l’hanno con Renzi, ieri ce l’avevano con Berlusconi, l’altro ieri con Prodi, D’Alema e Veltroni, e con Craxi, con Andreotti, con De Mita, su su fino alle origini della storia. Chiunque governi è un loro nemico e ogni occasione è buona per gridarlo; nelle piazze e nelle urne. Con la crisi economica, che ha impoverito tanta gente, stanno proliferando. Un’insula particolare dell’accampamento è abitata dai rottamati della prima e della seconda repubblica. Nostalgici del tempo in cui erano loro a dettare l’agenda politica del Paese, cercano ospitalità in qualsiasi accampamento ove ci sia gente disposta a colpire il rottamatore per eccellenza. Vanno molto d’accordo con i risentiti, quelli che magari vorrebbero con-dividere con chi governa il potere ed in vantaggi sociali che ne derivano, ma se ne sentono respinti. Se fossero stati accolti nella casta, sarebbero stati favorevoli alla riforma; ne sono stati esclusi e se la prendono con la Riforma. Attraversato velocemente il nutrito alloggiamento degli idiosincrasici, quelli ai quali Renzi sta antipatico punto e basta, raggiungiamo il padiglione dei grillini. Sono i guerrieri dell’accampamento, che egemonizzano. Puntano al governo monocolore del M5S ed, annusando le difficoltà di Renzi e della sua maggioranza, si sentono pronti all’assalto finale. Sono pronti alla battaglia campale del 4 dicembre e, come tutti i guerrieri, non vogliono sentire ragioni, quelli del Sì sono nemici, con loro non si discute. Finora se n’erano stati un po’ sulle loro. Da sabato e domenica scorsa, con il raduno di Palermo, sono scesi pesantemente in campo. Saranno la forza d’urto del fronte del NO. Considerati gli interessi politici, la psicologia, le emozioni diffuse nell’accampamento del NO, mi viene da dubitare che in esso ci siano molte persone motivate o interessate a seguire l’appello del buon cardinale Bagnasco affinché ciascuno “si informi in prima persona, non si accontenti del sentito dire, di opinioni o slogan”.

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