La situazione odierna (secondo Carlo De Benedetti)

di Angelo Giubileo

debenedetta

A distanza di soli 80 giorni, Carlo De Benedetti rilascia un’altra intervista al Corriere della sera, dopo l’operazione del marzo scorso che ha portato alla creazione del super polo dell’editoria italiana attraverso la fusione tra il gruppo della Repubblica,l’Espresso, e Itedi, la controllata della Fiat con la Stampa e ilSecolo XIX.

Sembra che De Benedetti non aggiunga niente di nuovo ai contenuti della precedente intervista, ma in prospettiva il tycoon avvalora l’idea e il pericolo che in Occidente sia, egli sostiene: “è in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria”.

Nell’intervista dell’8 luglio, De Benedetti prevedeva “una nuova, drammatica crisi economica globale” prefigurata, a suo giudizio, dal fatto che “la Cina comincia(sse) a svalutare, spia di una visione assolutamente negativa”. A conferma, tra l’11 e il 12 agosto scorso, la Banca centrale cinese ha svalutato lo yuan nei confronti del dollaro statunitense di 3 punti percentuali. Inoltre, egli sosteneva che la globalizzazione, benefica, sia stata comunque causa di un duplice effetto negativo: ha accresciuto le disuguaglianze sociali e di reddito e soprattutto ha distrutto progressivamente la classe media, protagonista dell’uscita dal regime sovrano del feudalesimo.

A conferma della storia, sarebbe pertanto questa la causa assolutamente prioritaria che, anche per De Benedetti, “mette a rischio la democrazia, senza che si sia risolto il problema della stagnazione”. I tentativi della Bce di Draghi, con le manovre diquantitative easing, sono infatti la prova che con la politica monetaria non sia più possibile, almeno oggi, risolvere i problemi urgenti della mancanza di produzione e sviluppo dell’economia. A riprova che, per troppo tempo, si è insistito sui consumi, a scapito degli investimenti e della produzione.

Infatti, dopo aver esaminato la situazione politica in Italia, De Benedetti aggiunge anche che in economia il governo dovrebbe fare “un’operazione di grande coraggio. Abbattere le imposte sul lavoro”. Perché, “il lavoro è la sola cosa che conta; il resto è sovrastruttura. Il lavoro è dignità. Un Paese in cui manca il lavoro conosce prima o poi turbe sociali e sommovimenti”.

Nella precedente intervista, egli aveva già criticato il governo-Renzi per il modo esclusivo di fare politica economica mediante la concessione di bonus, ed è lecito supporre – aggiungo io, e almeno da ora in poi – anche a fini elettoralistici in vista del prossimo voto referendario del 4 dicembre. A precisa domanda del giornalista, Il populismo può ancora essere sconfitto?, egli allora aveva risposto: “Sì, se si prende atto del fallimento delle élite. Faccio un esempio italiano. Capisco la buona fede con cui Renzi ha fatto i famosi 80 euro, nella convinzione di rimettere in moto i consumi e dare una spinta all’economia. Quella misura ci è costata 10 miliardi …”.

E quindi, in generale, cosa fare?

Il tycoon concede un solo esempio, che è quello d’Israele. Il paese, dice, “ha un’intelligenza per centimetro quadrato che non esiste in nessun’altra parte del mondo; con il servizio militare che serve a educare i cittadini, a farli studiare, a formarli all’uguaglianza. Un Paese naturalmente socialista”.

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