Letture: L’uomo contro lo Stato

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«La grande superstizione politica del pas­sato era il diritto divino dei re. La grande superstizione politica del presente è il di­ritto divino dei parlamenti».

Herbert Spencer fu un nemico impla­­ca­bile di ogni “superstizione politica”. L’uomo contro lo Stato(1884), forse il più noto dei suoi saggi politici, è un testo di batta­glia, che si situa al di fuori della “Fi­lo­sofia sintetica” sulla quale Spencer la­vorò per tutta la vita. In quell’ambito, egli ave­va sviluppato una vasta teoria evo­­­lu­zio­­ni­stica. Da un lato ci sono “società mi­­­­­litari”, caratterizzate da un basso grado di divisione del la­voro e fortemente ge­­­rar­­­­chiche, e dall’altro “so­cietà industriali”, che hanno un grado elevato di di­vi­­­sione del lavoro e riconoscono crescenti spazi di libertà agli individui. Il prin­­­ci­pio cardine delle società più evolute è la “legge dell’eguale li­ber­tà”, per cui ciascuno ha di­ritto al massimo di libertà com­patibile con la libertà altrui.

L’uomo contro lo Stato muove un attacco radicale a tutte quelle dottrine che cer­cano di limitare la libertà individuale in nome di altri obiettivi sociali.

Questo libro comprende anche l’opera prima di Spencer, Il giu­sto ruolo del go­verno (1843), che contiene in nuce molte delle sue idee successive.

Herbert Spencer (Derby, 1820-Brighton, 1903) fu forse il più noto filosofo dell’età vittoriana. Da giovane era stato in­ge­­­­gne­re nelle ferrovie e giornalista del­l’«Eco­nom­ist». Per quarant’anni fu impegnato a scrivere una grandiosa “Filosofia sin­­te­tica”, che andava dalla psicologia alla bio­­logia e all’etica. È con­si­de­ra­to uno dei pa­dri della sociologia. Molto tradotto e ap­prezzato nell’Italia di fine Ottocento e di inizio Novecento, è sta­to poi in larga mi­sura dimenticato. Pen­­satore simbolo del­l’individualismo bri­­­­­tan­nico, le sue ope­­­re più note, nel­l’am­­bito del­­le scienze so­ciali, sono Social Statics (1851), l’Intro­du­zione alla scienza sociale (1873), i Principi di Sociologia (1876-1896) e iPrincipi di etica (1879-1893).

Alberto Mingardi (Milano, 1981) è stato assegnista di ricerca in “Storia delle dottrine politiche” presso l’Università di Mi­lano. Si è laureato e ha conseguito il dottorato di ricerca all’Uni­versità di Pavia. Ha scritto una monografia su Herbert Spencer (2011). Per Liberilibri, ha curato Thomas Hodgskin, Crimine e potere. Due lezioni londinesi (2014). È Direttore ge­ne­rale dell’Istituto Bruno Leoni.

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