Un referendum tra Orazi e Curiazi

di Luigi Gravagnuolo

orazi

Non so se nel mondo vada come da noi; cert’è che qui, in Italia, la sinistra ha una particolare vocazione alle guerre fratricide. Basta un pelo nell’uovo in un qualche documento o in un atto pubblico, che subito si organizzano correnti, partiti, gruppi, componenti, “sensibilità” (“adesso si dice così”, avrebbe commentato Totò), e si scatenano guerre intestine. In molti attribuiscono questa indole alla formazione ideologica dei politici della sinistra italiana. A me, per esperienza vissuta, pur senza sottostimare questa componente, sembra piuttosto che l’origine della rissosità vada ricercata nella ricerca di spazi di potere e di convenienze personali, pur ammantati da motivazioni “nobili”. E già, uno di sinistra non può mica confessare chiaro e tondo che contrasta un suo compagno di partito per ambizione personale! Bisogna trovare l’argomento “oggettivo” o “di principio”, con riferimento a valori non negoziabili ovviamente. Da questo punto di vista le occasioni e la fantasia a sinistra non mancano mai. Figuriamoci che l’occasione è data non proprio da un pelo nell’uovo, ma dalla Sacra Costituzione della Repubblica Italiana!
Avete visto in TV i due dibattiti della scorsa settimana sul Referendum Costituzionale? A Bologna si sono “sfidati” Carlo Smuraglia, Presidente dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), ed il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi. A Roma l’on.le Massimo D’Alema, di chiara fama, e l’on. Roberto Giachetti, vice Presidente alla Camera dei Deputati. Pezzi grossi, tutti rigorosamente di sinistra – o quanto meno sedicenti tali – e con la tessera dello stesso partito. Smuraglia e D’Alema fermamente convinti che la riforma della Costituzione sia da bocciare senza se e senza ma; Renzi e Giachetti sostenitori invece del sì alla riforma. Se le sono date di santa ragione, senza alcuna volontà di ascoltarsi reciprocamente, di fronte a platee di tifosi chiassosi, che parteggiavano in modo ostentato per gli uni o per gli altri. Io che – se si votasse domani – voterei certamente sì alla riforma, ma che sono pure attento a tutte le argomentazioni che vengono addotte da quelli del no e che continuerò ad ascoltare tutti fino a quando non entrerò nell’urna, non ne ho ricavato né un’informazione aggiuntiva a quelle che già avevo, né un motivo per appassionarmi all’argomento. Se non fossi stato interessato ad esso per me stesso, senz’altro avrei cambiato canale.
Immagino il compiacimento di quelli che nella sinistra non si riconoscono: i leghisti, la destra, i centristi, i grillini. Diciamoci la verità, a molti di loro, sotto sotto, questa riforma sta bene; alla maggior parte invece non piace per davvero; ma vuoi mettere lo spasso a vedere il partito di governo dilaniarsi pubblicamente sui ring delle feste dell’Unità! Sembra quasi che gli “altri”, quelli cioè che nell’area della sinistra non gravitano, sia quelli del sì che quelli del no, abbiano delegato il PD a condurre la battaglia, restandosene, per se stessi, comodamente in poltrona a godersi lo spettacolo.
In tutto questo chi ne paga lo scotto è … la riforma, i cui contenuti, offuscati dalla caterva di invettive tra le due sinistre, sfuggono ancora alla stragrande maggioranza degli Italiani. I quali, per parte loro, avrebbero pure il diritto di ascoltare confronti pacati, volti ad illustrare il merito delle norme su cui ciascuno sarà chiamato a pronunziarsi al referendum.
Guardando i due match in tv, mi è tornato in mente il racconto liviano degli Orazi e Curiazi. Romolo e Remo, i fondatori di Roma, erano figli di Rea Silvia, a sua volta figlia di Numitore, re di Albalonga. Il nonno di Romolo e Remo era dunque il re di Albalonga. Le due città, Roma ed Albalonga, pur discendenti dallo stesso ceppo, erano tra loro in lotta per la supremazia territoriale. Ma la guerra tra consanguinei era da considerasi empia. Così decisero che, per evitare dolorosi spargimenti di sangue, in “rappresentanza” delle due città, si sarebbero scontrati tre fratelli romani, gli Orazi, e tre fratelli albani, i Curiazi. La spuntarono gli Orazi, grazie all’astuzia del terzo fratello. Questa la leggenda. La storia ci dice però che la sfida tra Orazi e Curiazi – se mai ci fu – non fu risolutiva per risolvere la contesa. Ad essa seguì una guerra cruenta tra le due città “consanguinee”, con reciproche atrocità.
I dirigenti nazionali del P.D., dell’una e dell’altra parte, ci facciano un pensierino: se non abbassano i toni, dopo il referendum, comunque esso andrà, non ci sarà comune discendenza che tenga e sarà difficile evitare spargimenti di sangue; sia pure solo metaforico, s’intende!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...