Olimpiadi: belle ed impossibili

di Domenico Campeglia

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La nostra linea editoriale, ed io in primis, non è mai stata tenera nei confronti del Movimento 5 Stelle. Ma, come si suol dire, un orologio rotto segna comunque l’ora esatta due volte al giorno. Personalmente sulla questione della candidatura olimpica di Roma per il 2024 ho sempre avuto molte perplessità ma anche un “conflitto” tra mente e cuore. Ma, come è giusto che sia, su questioni così importanti, che coinvolgono anche la tasca dei cittadini contribuenti, a prevalere deve essere la ragione, mai più che ora “di Stato”.

I grandi eventi sportivi rappresentano quasi sempre un costo netto per i Paesi che li ospitano. Data la situazione dei conti pubblici italiani, l’Italia non può permettersi di ospitare le Olimpiadi del 2024, e bene fece Monti nel 2012 quando oppose il gran rifiuto a Roma 2020.
La nozione che i grandi eventi sportivi possano avere un bilancio economico positivo è quasi unanimemente rigettata in letteratura. Il costo delle recenti Olimpiadi di Londra è quadruplicato rispetto alle stime effettuate al momento della candidatura, l’impatto sul PIL è stato trascurabile e il settore turistico ha sofferto. Le spese per l’organizzazione dei Giochi superano in media del 179% le previsioni e gli impianti costruiti per l’occasione si rivelano vere e proprie cattedrali nel deserto. L’organizzazione andrebbe ripensata favorendo l’emersione di una o più sedi specializzate e aumentando la trasparenza del processo di selezione.

I numeri, allarmanti, vengono da una ricerca dell’Istituto Bruno Leoni. II cui titolo è tutto un programma: “L’importante è partecipare: perché rinunciare a Roma 2024“. II report cita un’analisi condotta da Bent Flyvbjerg e Allison Stewart, professori all’università di Oxford, che dimostrano con precisione come negli ultimi anni le Olimpiadi si siano rivelate un salasso per i Paesi organizzatori. Con costi sempre lievitati a dismisura.

Oltre che all’edizione di Londra, stessa sorte è toccata anche alle tre precedenti edizioni: Pechino 2008 è passata da 2,2 miliardi a quasi 45 miliardi di dollari (stima non ufficiale, a causa della scarsa trasparenza dei resoconti governativi). Nel 2004 ad Atene i costi sono esattamente raddoppiati, da 4,5 a 9 miliardi di euro, portando il deficit pubblico al 6,1% del Pil e inabissando l’economia greca.

Anche a Sidney 2000 l’investimento raddoppiò rispetto agli iniziali 3,4 miliardi di dollari australiani.

Per questo, l’Istituto Bruno Leoni conclude il suo rapporto lanciando delle proposte alternative. Come stabilire una dimora fissa per le Olimpiadi, o al contrario delocalizzarle in giro per il mondo, sempre al fine di razionalizzare i costi. Una terza via potrebbe essere quella di istituire delle penali in caso di superamento del budget, come strumento di controllo della spesa.

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