TTIP: il trattato sfuma, i miti restano

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Anche un accordo di libero scambio non significherebbe semplicemente la liberalizzazione del commercio tra Stati Uniti e Europa
L’ennesimo rallentamento per il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantica vuol dire molte cose eccetto quella che i suoi detrattori vorrebbero: il fallimento del libero scambio.

Abbiamo un senso di deja-vù. La crisi economica, e i comprensibili timori che essa genera, hanno ridato fiato alle credenze protezionistiche. Ma c’è anche qualcosa di nuovo. Un’ideologia della decrescita che attecchisce sempre di più nella nostra società e che riempie le vele di paure del tutto irrazionali, che girano attorno a surreali “riflessioni” sulle implicazioni igienico-sanitarie del trattato.

Certo è che l’accordo sul libero scambio aprirebbe il mercato europeo alla concorrenza americana, e viceversa. Le fobie sui polli al cloro sono state usate come testa d’ariete per ostacolare, a livello di opinione pubblica, un trattato che avrebbe contribuito ad una maggiore dinamicità del commercio tra USA e Europa, e che per questo motivo ha spaventato quanti credono che l’economia prosperi sulle rendite dei mercati chiusi.

Tuttavia, la battuta di arresto dei negoziati non è, a dispetto delle apparenze, il segno del fallimento dell’apertura ad una maggiore concorrenza tra i due principali mercati mondiali.

NdR: Noi di AffariPubblici.org aderiamo al COMITATO PER IL LIBERO COMMERCIO promosso dalla Adam Smith Society. Per aderire: info@adamsmith.it

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