In che modo posso spendere 1 euro di danaro pubblico?

Ospitiamo alcune riflessioni a cura di Francesco Angrisani

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Prima di far ingresso nella galleria o all’uscita? C’è differenza?

Speso all’ingresso1 euro costituisce un investimento, uno stimolo alla occupazione, un incremento del Pil e, dato che è a vantaggio delle classi più deboli, si trasforma anche in un incremento del benessere, della felicità, della tranquillità sociale.

Puoi aspettare alla fine della galleria … con 1 euro da spendere.

Sarà un euro disponibile per chi, non graziato dalla mano invisibile del mercato, sarà ferito o forse suicida. Sarà 1 euro per chi è a pezzi avendo vissuto senza lavoro e senza più dignità… forse ubriaco o forse malfattore (costretto dall’urgenza delle cose) … c’è 1 euro e solo 1 euro per alleviare questo dramma.

Non è più conveniente spenderlo all’inizio della galleria questo euro?

Sarà 1 euro speso per creare ricchezza materiale e per evitare  forme di miseria e di decadimento morale (individuale e sociale) e, quindi, per creare una ricchezza collettiva immateriale e benefica (chiamiamola per semplificare “felicità”). Sarà 1 euro che diminuirà i costi sociali legati alla disoccupazione, agli ammortizzatori sociali, al recupero e alla disintossicazione da forme di varia dipendenza (gioco, alcol, droghe..).

Da questo punto di vista osservo le proposte – oramai più di una- di un reddito minimo garantito.

Prima di ragionare sulle cifre prendiamoci del tempo e riflettiamo su quello che sta accadendo alla nostra società e poniamo attenzione al malessere che si sta diffondendo (si dia un’occhiata alla domanda di psicofarmaci, di antidepressivi..). Le cifre non sono neutre come non lo sono le scelte per determinare l’ammontare del reddito minimo e la fonte per il finanziamento iniziale. E’ fondamentale –prima delle cifre- osservare e capire lo stato di benessere/malessere della nostra società.

E’ chiaro che bisogna avere quell’euro … e i Principi Costituzionali ci indicano la strada per poterne disporre.

Non si tratta assolutamente di una spesa improduttiva e, giacché è un “minimo” non è il reddito necessario per  far vivere degnamente una famiglia … è un punto di partenza, e per l’individuo e per la società, per creare condizioni per lo sviluppo economico e arrivare ad un lavoro a tempo pieno e duraturo.

Ragionare oggi su questo tema è necessario, responsabile ed è atto concreto verso una miseria che avanza e sta distruggendo quella che si chiamava la classe media … la forbice si allarga e prima che il disagio economico e sociale produca reazioni (purtroppo anche violente) bisogna intervenire.

Al centro dell’economia e di ogni discorso economico va messa la Persona e il diritto di ognuno di vivere degnamente.  Un sistema che sta concentrando ricchezza in poche mani e distribuendo miseria e sofferenze va messo in discussione. Va cambiato.
Mi piace riportare una frase di Federico Caffè: “ L’economista è il fiduciario di una civiltà possibile e se gli interessi costituiti prevalgono sulle idee, tuttavia l’economista deve stare attento alle idee.”

Da ciò si evince che solo così –riferendosi alle idee- il confronto è gravido di sintesi e di idee e di azioni condivise e realizzabili. Non giova al confronto la esclusiva difesa di interessi costituiti. Se questi ultimi continueranno a prevalere sull’etica e sulla politica i drammi sociali aumenteranno.

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