Marchionne ed il Mercato. Riflessioni di De Nicola

Un estratto dell’intervista ad Alessandro De Nicola, pubblicata sulla testata lettera43.it

  
«L’avidità fa parte dell’essere umano», spiega a Lettera43.it Alessandro De Nicola, avvocato e intellettuale liberista, presidente della Adam Smith Society e nostro contributor. «Ma il mercato è un’istituzione, ed è un’istituzione che aiuta la moralità, altro che mancanza di coscienza».

 DOMANDA. Cosa pensa delle parole di Marchionne? Le sembrano coerenti con il personaggio?

RISPOSTA. Io credo che non siano i mercati a essere morali o immorali. Sono le persone a esserlo.

D. Cosa intende?

R. C’è chi pensa che la crisi dei mutui subprime, e a quanto pare lo pensa anche Marchionne, sia dovuta all’avidità dei banchieri. Ma i mercanti fenici o greci non erano forse avidi? La letteratura latina come tratta i mercanti?

D. Ce lo dica lei.

R. Come feccia. La nobilitas non poteva neanche commerciare, doveva essere solo proprietaria terriera.

D. Dove vuole arrivare?

R. L’avidità fa parte dell’essere umano, ma quello che fa la differenza sono le istituzioni. Il mercato è un’istituzione, ed è un’istituzione che aiuta la moralità, altro che mancanza di coscienza.

D. In che modo il mercato aiuta la moralità?

R. Il mercato permette di scambiare. Per scambiare, occorre cercare la cooperazione di altri individui. Non c’è scambio senza cooperazione volontaria.

D. Cosa c’entra con la moralità?

R. Per avere cooperazione da parte degli altri, occorrono fiducia e reputazione. Nessuno comprerebbe mai nulla altrimenti, e nessuno potrebbe vendere. Allo stesso modo, per fare impresa, occorrono le virtù del risparmio e dell’oculatezza.

D. E il mercato stimolerebbe tutte queste virtù?

R. Sì, lo scambio nel mercato incoraggia tutte quelle che vengono viste come virtù morali. Oculatezza, risparmio, onestà, reputazione, fiducia, cooperazione tra individui.

D. Insomma, Marchionne ha preso un granchio?

R. Credo che abbia fatto un po’ di confusione, ha ceduto a una sorta di antropomorfismo sociologico, in base al quale fenomeni che sono molto complessi vengono sbrigativamente descritti come mancanza di moralità, mancanza di etica, avidità, e così via.

D. Banchieri e mercati sarebbero immuni da questi difetti?

R. L’avidità e i furfanti ci sono sempre stati nella storia dell’uomo. Qualsiasi grande moralista, a modo suo e nella sua lingua, non fa che esclamare come Cicerone: «O tempora, o mores!». Quindi, volendo datare l’inizio dell’ingordigia umana, non mi focalizzerei sul biennio 2007-2008, mettiamola così.

D. Ma parlando di leader che si misurano «non su quello che hanno realizzato oggi, ma sull’eredità che si lasciano alla spalle», Marchionne a chi si riferiva?

R. Credo soprattutto a leader globali in campo economico. Lascerei fuori quelli politici.

D. Qualche esempio di eredità vincente?

R. Può essere intesa come un modo specifico di fare le cose, di innovare in un determinato settore. In questo caso il primo esempio che mi viene in mente è quello di Steve Jobs.

D. Oppure?

R. L’eredità di un leader può essere anche un’istituzione, intesa come un’azienda o un prodotto che sopravvive al suo ritiro e che cambia in qualche modo la vita dell’umanità. Henry Ford con la motorizzazione di massa, Mark Zuckerberg con Facebook, Jeff Bezos con Amazon. Imprenditori, industriali, manager dell’economia reale e dell’economia delle relazioni che hanno lasciato il segno.

D. I loro mercati non trattano «anche la vita umana come una merce», come dice Marchionne? Una frase che ricorda quasi Papa Francesco…

R. (ride, ndr) Diciamo che tutti i grandi leader dell’economia ambiscono a essere ricordati come dei buoni. Anche questa, però, è una frase che lascia il tempo che trova.

D. Perché?

R. Perché chi ha sempre trattato la vita umana come una cosa sono i regimi politici illiberali. Quante sono le vittime delle guerre, rispetto alle vittime dei mercati? Per carità, diciamolo, va bene, bisogna avere rispetto della persona. Ma se poi andiamo a vedere la storia dell’uomo, la Grande carestia cinese di Mao Tse-tung ha provocato 40 milioni di morti. Nessuna multinazionale potrà mai eguagliarlo.

D. Marchionne ha parlato a una platea di giovani trader. Questo particolare ambito della finanza dovrebe fare un po’ di autocritica?

R. È sempre una questione di istituzioni. La finanza e l’ingegneria finanziaria sono utili, perché trovano il modo di sfruttare al meglio i soldi che sono in circolazione. C’è chi ha bisogno di soldi perché ha un buon investimento da realizzare e può trovarli grazie alla finanza. Oppure può semplicemente operare sui mercati in modo intelligente, comprendendo ciò che accade e mettendo a frutto i soldi dei risparmiatori. Il punto è fare queste cose rispettando le regole.

D. Che tipo di regole?

R. Regole di comportamento, che impediscano di commettere illeciti, e regole prudenziali, soprattutto in campo finanziario. Ma è tutto qui, non c’è niente che abbia a che fare con la moralità, l’etica, il rispetto della persona… ma quando mai? Il mercato non è una Spectre.

D. Ma secondo lei i mercati sono perfetti?

R. Chiunque lo pensi è un cretino. L’essere umano non è perfetto, dunque il mercato è necessariamente imperfetto, perché mette in contatto uomini e donne che sono imperfetti e ignoranti. Non va però trattato come se fosse una persona.

D. È venuto fuori il Marchionne laureato in filosofia?

R. (ride, ndr) Io ho il massimo rispetto per chi si interroga sui grandi temi dell’umanità. Tra l’altro, quando mi dicono che rappresento il famoso pensiero unico, rispondo sempre che a me sembra di essere l’unico che la pensa così. Quindi, figuriamoci se mi metto a criticare l’atteggiamento filosofico di chicchesia…

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