Come finanziare la ricostruzione? La soluzione “RC Casa”

di Andrea Giuricin 

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Rimane insoluto il problema di come finanziare la ricostruzione dopo le grandi catastrofi. L’Italia ha un territorio molto ‘debole’ e quindi soggetto puntualmente agli eventi disastrosi.

Negli anni si sono sentite differenti proposte, ma niente è stato fatto nella direzione di far assumere il rischio a chi non effettua i lavori necessari a mettere in sicurezza i propri beni.

Il problema non è tanto il terremoto, quanto gli effetti che il terremoto può avere sugli edifici e di conseguenza sulle persone. Se un edificio è costruito male, il rischio di crollo cresce esponenzialmente. Se invece è costruito secondo le norme anti-sismiche, anche un terremoto di magnitudine superiore a quello che ha colpito il centro Italia potrebbe avere effetti molto meno tragici, senza morti e senza feriti.

Come trovare una soluzione? Il problema è che le soluzioni prospettate vanno sempre nella direzione di incrementare la tassazione per risolvere il problema emergenziale. E l’accisa sui carburanti ha una lunga tradizione in questo, dalla guerra d’Abissinia in poi.

È possibile responsabilizzare la popolazione e al contempo mantenere una certa equità territoriale?

Le assicurazioni private hanno una lunga tradizione nell’assicurare i danni delle catastrofi naturali. Dagli uragani statunitensi fino ai terremoti giapponesi, il ruolo dell’assicurazione è al centro di un sistema che funziona molto bene. Perché le case sulla costa in Giappone costano meno ed hanno premi assicurativi elevatissimi? Semplicemente per il rischio tsunami.

È chiaro che in certe zone d’Italia coprire il rischio di catastrofi avrebbe un prezzo molto elevato, ma è possibile pensare ad un sistema che lentamente veda una presenza di privati sempre più importante, fino all’obbligatorietà di una polizza “RC Casa”, magari completamente detraibile.

Inoltre questo sistema non assicurerebbe tutte quelle case che sono state costruite senza permessi, in modo da colpire indirettamente l’abusivismo edilizio. Chi ha deciso di costruire la propria casa in ‘zona rossa’ del Vesuvio si è preso una responsabilità che deve rimanere a carico del privato e non può essere lo Stato chi si assume un peso che non gli compete.

L’assicurazione privata responsabilizzerebbe la popolazione e i costruttori a fare delle case a norma di legge. Infatti, ad esempio, nessuna assicurazione coprirebbe il rischio di una casa che non rispetta i criteri elementari anti-sismici o il prezzo di copertura del rischio sarebbe elevatissimo.

Il dopo catastrofe è sempre difficile da gestire e l’Italia non ha certo brillato in passato nel processo di ricostruzione.

Passare da una logica della tassa ad una dell’assicurazione privata sarebbe un grande passo in avanti che farebbe risparmiare anche lo Stato.

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