Milton Friedman, il capitalismo e la libertà di scegliere

di Domenico Campeglia

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Il 16 novembre 2006, moriva Milton Friedman, insignito nel 1976 del premio Nobel per l’economia e considerato uno dei maggiori economisti del ventesimo secolo. Siccome in questi giorni ho deciso di “ripartire dai fondamentali”, rileggendo un classico, ovvero “Capitalismo e Libertà“, vi propongo un’antologia di pagine scelte dalle sue opere. E con queste riflessioni la nostra redazione tornerà completamente operativa agli inizi del mese di settembre…anche se, ne siamo certi, qualche altro contributo “agostano” non mancherà. Serene vacanze a tutti voi!

«Di solito, la soluzione governativa a un problema è un male al pari di quello che cerca di risolvere, e molte volte lo peggiora.»
(da An Economist’s Protest, 1975)

«Giacché viviamo in una società prevalentemente libera, tendiamo a dimenticare quanto sia esiguo il lasso di tempo e la parte del globo contraddistinti, piú o meno compiutamente, da un sistema rispettoso della libertà politica: la condizione normale dell’umanità consiste nella tirannia, nella servitú e nella miseria. Il mondo occidentale del diciannovesimo e dell’inizio del ventesimo secolo rappresenta una rara eccezione alla tendenza generale della storia umana. In questo caso la libertà politica s’è chiaramente realizzata di pari passo col libero mercato e con lo sviluppo delle istituzioni del capitalismo. […] Gli esempi storici, in realtà, ci autorizzano solo ad avanzare l’ipotesi che il capitalismo sia una condizione necessaria per la libertà politica
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«I governi non imparano mai. Solo le persone imparano.»
(citato in Jonathon Green, The Cynic’s Lexicon‎, 1984)

«I grandi progressi della civiltà, nell’architettura e nella pittura, nella scienza e nella letteratura, nell’industria e nell’agricoltura, non sono mai stati prodotti da un governo centralizzato
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«Il progresso industriale, il miglioramento della meccanizzazione e tutte le meraviglie dell’epoca moderna hanno significato relativamente poco per i ricchi. […] Abiti confezionati, supermercati: questi e molti altri sviluppi moderni avrebbero aggiunto poco alla loro vita. Essi avrebbero accolto con favore i miglioramenti nei trasporti e nella medicina, ma per il resto le grandi realizzazioni del capitalismo occidentale sono tornate principalmente a vantaggio della gente comune. Queste realizzazioni hanno messo a disposizione delle masse comodità e piaceri che prima d’allora erano stati prerogativa esclusiva dei ricchi e dei potenti
(da Liberi di scegliere, 1980)

«Io sono favorevole a tagliare le tasse in ogni circostanza e per ogni scusa, per ogni ragione, ogniqualvolta sia possibile.»
(citato in Richard Viguerie, Conservatives Betrayed, 2006)

«L’argomento piú forte a favore del libero mercato è che esso impedirebbe a chiunque d’avere troppo potere. Sia costui un funzionario statale, un funzionario del sindacato, o un dirigente aziendale. Il libero mercato li porterebbe a risolvere i problemi e non a lamentarsi. Sarebbero costretti a mantenere i propri impegni, produrre qualcosa per cui la gente è disposta a pagare, che è disposta ad acquistare, oppure a cambiare attività.»
(da Liberi di scegliere [serie TV], puntata 2, 1980)

«La concentrazione del potere non diventa innocua in virtú delle buone intenzioni di chi la realizza.»
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«La diversità tra risultati e intenzioni è una delle fondamentali giustificazioni d’una società libera: è desiderabile lasciare che gli uomini seguano la china dei loro propri interessi, perché non c’è alcuna possibilità di prevedere con sicurezza a quali risultati porteranno.»
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«La principale caratteristica delle azioni intraprese attraverso canali politici è che generalmente esse richiedono o impongono un notevole grado di conformità. Viceversa, il grande vantaggio del mercato è che esso permette un considerevole livello di diversità. Ognuno di noi, in pratica, può votare per il colore della cravatta da indossare e “vincere le elezioni”. Al momento di vestirci, non dobbiamo controllare qual è il colore preferito dalla maggioranza e, nel caso dovessimo trovarci in minoranza, sottometterci al volere altrui
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«La responsabilità sociale dell’impresa è quella d’aumentare i profitti
(da The New York Times Magazine, 1970)

«La società non ha valori. Le persone hanno valori.»
(da Liberi di scegliere [serie TV], puntata 5, 1980)

«Non vi sono valori o responsabilità “sociali”, se non nel senso dei valori e delle responsabilità condivisi dagl’individui. La società è una raccolta d’individui e dei diversi gruppi ch’essi formano volontariamente.»
(da The New York Times Magazine, 1970)

«Per l’uomo libero, il suo Paese è l’insieme degl’individui che lo compongono, e non un’entità che li trascende. Egli […] considera il governo come un mezzo, come uno strumento, non come un dispensatore di favori e di doni, e nemmeno come un padrone o una divinità che debba esser venerata o servita ciecamente. L’individuo libero non ammette che la nazione abbia un qualsiasi scòpo che non sia la convergenza degli obiettivi che ciascuno dei suoi concittadini cerca autonomamente di realizzare. L’uomo libero, dunque, non si domanda né che cosa il suo Paese può fare per lui, néche cosa egli può fare per il suo Paese. Semmai egli si domanda: “Che cosa possiamo fare io e i miei concittadini per il tramite del governo” affinché esso aiuti ciascuno di noi ad adempiere le nostre responsabilità, a perseguire i nostri obiettivi e, soprattutto, affinché esso tuteli la nostra libertà? E a quest’interrogativo egli ne affiancherà un altro: come possiamo impedire che una nostra creazione, vale a dire il governo, diventi una specie di mostro di Frankenstein mirante a distruggere quelle stesse libertà che dovrebbe proteggere? La libertà è un fiore raro e delicato. Il ragionamento ci dice, e la storia lo conferma, che la maggior minaccia contro la libertà deriva dalla concentrazione del potere.»
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«Ringrazio Dio per le inefficienze e gli sprechi governativi. Se il governo fa male le cose, rimane solo l’inefficienza a prevenire che il danno sia ancor peggiore.»
(dall’intervista con Richard Heffner, The Open Mind, 1975)

«Un paternalista convinto […] è un nostro nemico per motivi di principio, e non semplicemente un amico ingenuamente benintenzionato. Sostanzialmente egli crede nella dittatura, una dittatura benevola e sorretta dalla maggioranza, ma nondimeno una dittatura. Chi crede nella libertà deve necessariamente credere nella libertà di sbagliare. Se qualcuno preferisce, in piena consapevolezza, vivere per il presente, usare le proprie risorse per godersi l’attimo, scegliendo deliberatamente una vecchiaia da indigente, con quale diritto possiamo impedirgli di farlo? Possiamo discutere con quest’individuo, cercare di convincerlo ch’è nel torto; ma abbiamo il diritto d’avvalerci della coercizione per impedirgli di fare quel che ha deciso? […] La virtú caratteristica del liberale è l’umiltà, quella delpaternalista è l’arroganza
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«Un soggetto concluderà uno scambio solo se ne ricaverà un vantaggio. Di conseguenza, non avverrà alcuno scambio a meno che entrambe le parti non ne traggano beneficio. In tal modo si può ottenere la cooperazione senza che sia necessaria la coercizione
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«Una delle piú importanti fonti di contestazione dell’economia libera consiste precisamente nel fatto che quest’ultima […] offre agl’individui ciò ch’essi desiderano, invece di ciò che un particolare gruppo ritiene ch’essi debbano desiderare. Soggiacente alla maggior parte delle argomentazioni contro il libero mercato è una mancanza di credenza nella libertà stessa.»
(da Capitalismo e libertà, 1962)

«Una società che mette l’uguaglianza davanti alla libertà non avrà né l’una né l’altra. Una società che mette la libertà davanti all’uguaglianza avrà un buon livello d’entrambe.»
(da Liberi di scegliere [serie TV], puntata 5, 1980)

«Uno dei grandi errori è il giudicare le scelte politiche e i programmi per le loro intenzioni anziché per i risultati. Conosciamo tutti una famosa strada lastricata di buone intenzioni. […] I programmi che sono etichettati come a favore dei poveri, dei bisognosi, quasi sempre hanno effetti esattamente opposti rispetto a quelli che le buone intenzioni di chi li propugna vorrebbero sortire.»
(dall’intervista con Richard Heffner, The Open Mind, 1975)

«Vi sono solo due possibilità per coordinare le attività economiche di milioni d’individui. La prima consiste nella direzione centralizzata tramite il ricorso alla coercizione, ossia il metodo usato dagli eserciti e dai moderni Statitotalitari. La seconda è la cooperazione volontaria degl’individui, vale a dire il metodo che sottende il libero mercato. La collaborazione volontaria si fonda sul concetto (elementare, per quanto spesso negato) ch’entrambe le parti d’una transazione economica traggono beneficio da essa, a patto che tale transazione sia per entrambi volontaria e basata su informazioni adeguate. Lo scambio, quindi, permette di coordinare le azioni degl’individui senza necessità di coercizione. Un modello operativo di società realizzato per mezzo di scambi volontari è l’economia di scambio fondata sulla libera impresa privata, vale a dire quello che definiamo capitalismo in regime di concorrenza

 

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