Estate 2018: si volerà dall’aeroporto di Salerno in low cost?

di Antonluca Cuoco

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Dopo la direttiva comunitaria “cieli aperti” del 1997, che ha liberalizzato il settore, nel 2001 la riforma del Titolo V della Costituzione ha assegnato alle Regioni un ruolo di coordinamento sulle infrastrutture territoriali che spesso non ha funzionato. I modelli da cui l’Italia dei micro scali potrebbe trarre spunto sono due, diametralmente opposti: quello britannico e quello spagnolo.

Nel primo caso ognuno va per sé: l’antitrust inglese nel 2009 ha costretto la Baa, società privata del gruppo Ferrovial che gestisce gli scali londinesi, a vendere Stansted e Gatwick e lo scalo di Glasgow, per intensificarne la competizione e migliorarne il servizio. Dall’altro lato c’è Aena, il gestore pubblico iberico che, in una decina d’anni, è riuscito a incrementare il turismo verso il Paese sviluppando gli scali periferici grazie alle compagnie low cost.

Il trasporto aereo europeo ha visto un raddoppio del numero di passeggeri aerei proprio grazie alla liberalizzazione e ai vettori a basso costo tra il 1997 e il 2007. La crescita è continuata dopo la pausa dovuta alla recessione del 2008-2009. “L’Italia vista la sua geografia (lunga 1.200 km e con grandi isole) potrebbe sviluppare il traffico aereo in maniera importante: tra i grandi paesi europei registra un numero di voli annui per abitanti del 45% inferiore a quello spagnolo o britannico”, ci ricorda Andrea Giuricin, Docente della Università di Milano Bicocca ed esperto in economia dei trasporti.

Noi a Salerno, abbiamo una struttura mai realmente decollata, dopo l’inaugurazione in pompa magna del 2008: vicinissimo alla linea ferroviaria e all’autostrada, a pochi km da siti turistici di fama mondiale, l’aeroporto di Salerno scontava (e sconta tuttora) deficit infrastrutturali e una gestione fallimentare da parte degli enti pubblici che ne hanno in questi anni detenuto il controllo.

Le poche risorse disponibili sono state impiegate soprattutto per concludere accordi con compagnie aeree disposte (a suon di milioni) a volare su Salerno con piccoli velivoli, nell’attesa di finanziamenti regionali e statali per l’adeguamento dell’infrastruttura (in primis l’allungamento della pista, che permetterà l’utilizzo della pista anche agli aeromobili utilizzati dalle compagnie low cost).

Una situazione insostenibile che non poteva che portare all’avvio dell’iter di privatizzazione, concretizzatosi nel marzo del 2013 con la pubblicazione da parte del Consorzio Aeroporto di Salerno Pontecagnano, di un bando di selezione a procedura ristretta finalizzato alla cessione del 65% delle quote della società di gestione. L’iter si concluse ad ottobre 2013 con la presentazione di un’unica offerta di Cedicor, del tycoon argentino Eduardo Eurnekian.

La commissione valutatrice presieduta dall’ex procuratore capo di Napoli, Giovandomenico Lepore, dichiarò poi irricevibile l’offerta di Cedicor, in quanto “condizionata dall’accettazione di patti parasociali non conformi al bando”. Ad oggi si è in attesa di un nuovo bando, c’è però prima da completare l’allungamento della pista, per cui dopo lo sblocco dei 40 milioni di euro da parte del ministro dell’Economia, questa estate, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha depositato presso il ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, l’istanza di valutazione di impatto ambientale.

Il progetto prevede principalmente l’allungamento e la riqualificazione della pista principale che dovrà passare dagli attuali 1.500 metri di lunghezza a 2.000, consentendo allo scalo salernitano di poter ospitare aerei di linea anche internazionali. Lo sviluppo delle compagnie low cost ha rivoluzionato il turismo europeo. Prima della (santa e benedetta) liberalizzazione, molte regioni che non erano servite da grandi hub, non avevano la possibilità di sviluppare il turismo internazionale.

I benefici delle compagnie low cost sul turismo europeo possono essere meglio raggruppati in tre categorie: in primis un aumento del numero delle destinazioni raggiungibili. Molte compagnie low cost infatti utilizzano aeroporti secondari o regionali e questo ha permesso lo sviluppo del turismo interregionale, prima non possibile, se non a prezzi elevatissimi. Inoltre le compagnie low cost fanno indirettamente pubblicità sulla conoscenza di città o regioni. Molte località prima non conosciute a livello globale o solo parzialmente conosciute sono divenute delle mete internazionali.

Altro benefico effetto è dato dalla destagionalizzazione dei flussi turistici. Questi ultimi raggiungono le destinazioni preferite durante tutto l’anno. Le compagnie low cost hanno permesso di “riempire” le località in momenti diversi dai picchi stagionali, come l’estate per il mediterraneo e l’inverno per le Alpi. Infine, si sono sviluppati i viaggi infrasettimanali e non più solo durante i weekend. Le tariffe più basse si trovano infatti dal lunedì al giovedì e clienti molto sensibili al prezzo (per esempio gli studenti) sono incentivati a viaggiare di lontano dai weekend. Questo fa si che il tasso di riempimento degli hotel sia più elevato e permette agli hotel stessi dei profitti maggiori.

In altre parole, nel business aeroportuale, l’offerta influenza in maniera significativa la domanda: si pensi alla crescita spettacolare di scali secondari come Charleroi (Bruxelles) e Beauvais (Parigi), avvenuta senza intaccare la performance dei grandi hub limitrofi. Restando in Italia, va segnalato il caso di Bergamo (che è ormai il terzo aeroporto italiano per numero di passeggeri dopo Fiumicino e Malpensa) con circa 10 milioni di passeggeri l’anno.

Un rilancio del settore aeroportuale in Campania (decongestionando l’unico aeroporto attualmente operativo di Napoli Capodichino, si pensi che in Puglia sia Bari che Brindisi ospitano low cost europee), significherebbe favorire la nascita di nuove imprese, dare ossigeno a quelle già esistenti e sfruttare finalmente l’enorme potenziale del settore turistico del nostro Paese.

Salerno ha una posizione invidiabile: si trova nella parte sud della Regione Campania ed è al centro di una delle zone turistiche più note all’estero ed ha dunque un potenziale turistico enorme: lo abbiamo sprecato già per troppo tempo. Passano le estati ed ancora il “Salerno-Costa d’Amalfi” non decolla come potrebbe: chissà se quella del prossimo anno ce la ricorderemo come l’estate della svolta e quella del 2018 del definitivo decollo in low cost, riducendo un po’ lo spread dei collegamenti col resto d’Europa.

Fonte: SalernoNotizie

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