Letture: Aggiornare la Costituzione. Storia e ragioni di una riforma

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A quasi settant’anni dalla sua entrata in vigore, la nostra Costituzione è al centro di un passaggio referendario importantissimo. Non sono in discussione i principi fondativi, quella prima parte che – come sostiene Guido Crainz, docente di Storia Contemporanea all’Università di Teramo – “superava ampiamente gli orizzonti culturali del tempo e proiettava il paese nel futuro”. La riforma, approvata da Camera e Senato dopo decenni di discussioni e dopo un lungo e complesso itinerario parlamentare, riguarda la seconda parte della Carta, ovvero i meccanismi di funzionamento del nostro ordinamento democratico: la fiducia ai governi, la natura del Senato, i rapporti tra le due Camere, la snellezza delle procedure di approvazione delle leggi, la distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni. Per dirla con Carlo Fusaro, ordinario di Diritto pubblico comparato presso la Scuola Cesare Alfieri dell’Università di Firenze, “non siamo a un cambiamento della Costituzione, a una sua trasformazione in qualcosa di diverso, tanto meno a un suo stravolgimento”. Siamo piuttosto di fronte a una incisiva modificazione che punta ad adeguare e ammodernare la sola seconda parte della Costituzione per renderla più funzionale. Un opportuno “aggiornamento del software”, mettiamola così, non si installa nulla di nuovo.

Esce in questi giorni il volume di Crainz e Fusaro “Aggiornare la Costituzione”. Scritto a quattro mani da uno storico e da un giurista, il volume è unaguida ragionata ai cambiamenti che la riforma propone ai cittadini italiani, chiamati in autunno ad approvarli per via referendaria. La prospettiva storica della riforma aiuta a comprenderne i contenuti giuridici e politici: la seconda parte della Carta fu il frutto di un compromesso post-bellico, “fu fortemente influenzata – sostiene Crainz – dai rischi incombenti, dalle incognite e dalle paure di allora. Tutto questo si aggiungeva all’esperienza ancora bruciante del fascismo”. Che fosse un compromesso non ne facevano mistero nemmeno i costituenti di allora, forse consapevoli che altre generazioni dopo di loro avrebbero avuto la responsabilità di adeguare quelle regole al mutare dei tempi. Una responsabilità, sottolineano Crainz e Fusaro, cui oggi sono chiamati i cittadini che sceglieranno – in modo netto, con un Sì o con un No – tra lo status quo e l’aggiornamento.

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