Cul de sac

di Luigi Gravagnuolo

Culdesac

Renzi sembra essersi incartato. Aveva iniziato all’attacco il combattimento (in senso pugilistico) sul combinato disposto Italicum-Riforma della Costituzione. Spavaldo, finanche tronfio, “a chi le dava ed a chi le prometteva”. Fino a porre se stesso al centro di un sfida elettorale con il “resto del mondo”: <<Se volete che IO continui a governare – sosteneva – dovete votare Sì al referendum; se vinceranno i No, IO me ne tornerò a casa>>. Questo in sintesi il suo messaggio ad inizio match. E, da un punto di vista istituzionale e democratico, non aveva torto. Il suo governo è nato con il mandato prioritario di fare le riforme della legge elettorale e della Costituzione. Se il popolo sovrano dovesse bocciarle, sarebbe per lui inevitabile, oltre che doveroso, prenderne atto e rassegnare le dimissioni.
Tuttavia la sensazione è che, ad avvio della campagna referendaria, i messaggi di Renzi non fossero ispirati solo da doverosa sensibilità democratica, bensì dalla convinzione che il consenso verso il suo governo e verso la sua persona fossero superiori a quanto in effetti non siano.
La batosta alle amministrative – perché di batosta si è trattato – lo ha riportato con i piedi a terra. Ora quel messaggio – o votate Sì, o mi dimetto – che inizialmente appariva una minaccia, per gli elettori pare essere diventata un’opportunità; quasi un’istigazione a votare No, pur di mandarlo a casa. Così il primo ministro ha cambiato toni e registro, nel tentativo di spoliticizzare il voto. Non so se ci riuscirà, ma il problema non è questo, o non è solo questo.
Il fatto è che il combinato Italicum/Riforma costituzionale sembra fatto su misura del M5S. Paradossi della storia. Il M5S, che tanto ha avversato entrambe le riforme, si trova servito su un piatto d’argento questo insperato regalo. Vediamo.
L’Italicum assegna il premio di maggioranza alla lista che al primo turno supera il 40% dei voti, ovvero a quella che vince al ballottaggio, ed il M5S al ballottaggio ci andrà di sicuro. Non solo. Le recenti elezioni amministrative hanno dimostrato, senza lasciare ombra di dubbio, che, nei ballottaggi tra M5S e P.D., il voto delle destra converge sui grillini. Stando così le cose, le prossime elezioni politiche saranno vinte dal M5S, che conquisterà il governo del Paese.
La Riforma della Costituzione, per parte sua, semplifica di molto i processi di formazione delle leggi e facilita l’azione dei governi. Il M5S quindi si troverà non solo alla guida del governo, ma anche a godere di un ordinamento di cui nessun governo della Repubblica ha potuto disporre finora.
Per il P.D. urge correre ai ripari. Se n’è accorto Giorgio Napolitano, il più lucido dei suoi rappresentanti, nonostante l’età (ahi, sconsiderati rottamatori, che fate dell’età una colpa!). Quale il rimedio da questi suggerito? Si riformi d’urgenza l’Italicum eliminando il ballottaggio ed assegnando il premio di maggioranza alle coalizioni, non ad una singola lista. In questo modo il M5S – presumibilmente – farebbe secondo rispetto ad una coalizione tra P.D. e forze centriste, alla quale andrebbe il premio di maggioranza, quindi il governo.
Un’eventuale revisione dell’Italicum andrebbe fatta però prima del referendum. Se vincessero i Sì, difatti, entrerebbe in vigore la Costituzione riformata, che prevede che le modifiche delle leggi elettorali debbano essere previamente vidimate dalla Corte Costituzionale. La quale ultima ha i suoi tempi per calendarizzarne l’esame e per esprimersi al riguardo. Insomma, vincendo i Sì, sarebbe poi difficile riformare l’Italicum prima del voto politico del 2018.
Paradossalmente, quindi, al P.D. farebbe comodo che vincessero i No al Referendum. Dopo di che, con l’attuale ordinamento, potrebbe cambiare l’Italicum in quindici giorni e scongiurare il pericolo dei Cinque Stelle al governo. Solo che, vincendo i No, salterebbe Renzi e, chissà, imploderebbe anche lo stesso partito di cui egli è leader. Se non siamo allo scacco matto, ci siamo vicini. A Renzi occorre una botta di genio.

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