Come siamo entrati nelle sabbie mobili * (Parte 1)

di Angelo Giubileo

innocenzi_ev

Nassim Taleb ha scritto nel 2007 un libro, divenuto presto famoso, dal titolo Il Cigno Nero (Come l’improbabile governa le nostre vite). Nel libro, come molti ben sanno, l’autore sostiene che non sia possibile prevedere e quindi scongiurare una crisi finanziaria, almeno così devastante come quella insorta negli States e diffusasi globalmente a macchia d’olio, corrispondentemente nell’anno, per effetto del mercato incentrato suimutui subprime.

Usando la metafora del tacchino, o meglio del punto di vista del tacchino allevato per il giorno del Ringraziamento, Taleb nel libro sostiene anche che non servirebbe affatto conoscere e approfondire, perfino a posteriori, la genesi e gli sviluppi di una crisi, ripetiamolo almeno così devastante, perché sarebbe impossibile cercare in pratica di prevenirla.

Questo, però, è difficile accettarlo. Sia perché, come dice lo stesso autore, in pratica persiste quello che, qui in Italia, potremmo definire il pregiudizio del senno del poi; ma, aggiungerei, soprattutto perché ciascuno, attraverso una ricostruzione dei fatti accaduti, cerca comunque una spiegazione che serva a chiarire, ribadendolo, la genesi e gli sviluppi di una crisi, anche se devastante come quella del 2007.

Tanto premesso – e per restare in argomento almeno secondo il punto di vista di chi, italiano, ha vissuto la più recente crisi da protagonista – consiglio di leggere, non il “romanzo” (come reca la copertina) bensì, il racconto autobiografico delle vicende professionali (e non solo) di Fabio Innocenzi, dal 1994 al 2013. Il punto di vista di Fabio Innocenzi è importante perché, come riportato da lui stesso, egli è  stato amministratore delegato di Pioneer (UniCredit) fino al 2001 e poi del Banco Popolare fino al 2008 Oggi (2016) vive a Verona, dal 2011 è amministratore delegato di UBS Italia e lavora tra Milano, Zurigo e Madrid.

Quel che segue è forse anche una recensione del libro, ma soprattutto una mia lettura e interpretazione dei fatti italiani (e non solo) in esso riportati, gli stessi fatti che più hanno attirato, stando alle premesse di quanto sto scrivendo, la mia attenzione.

La storia del libro parte dalle vicende personali della prima fase di carriera (1994-1997) e in particolare da alcune considerazioni dell’autore su un precedente periodo di crisi dei conti pubblici italiani. E’ il 1992 e siamo “in piena crisi della lira nel Sistema monetario europeo”. Il governo Amato decide, tra le tante misure e in aggiunta a quelle più comuni e importanti intervenute nel sistema pensionistico (n.d.r.), “la privatizzazione del Credito Italiano … e di Nuovo Pignone”, con “la vera paura di fondo (che è)sempre la stessa” – annota Innocenzi – che “uno Stato più leggero avrebbe gestito meno potere”; e pertanto sarebbe stato decisivo adottare la stessa “tecnica dilatoria (che) in Italia (ha) sempre funzionato: rimandare oggi significava rimandare per sempre” (23).

Nell’immediato prosieguo del suo ragionamento, Innocenzi corrobora queste determinazioni con altre sue acquisizioni, e in particolare, di ritorno dalle sue esperienze di “viaggio intorno al mondo”, l’idea che non esistono poteri forti o lobbies internazionali che manovrano i mercati dei capitali internazionali: “il denaro cerca il profitto e il grande motore di questa ricerca è la professionalità” (29). Lo stesso discorso vale per l’Italia, se non fosse che invece qui il capitale tende a permanere sotto il controllo o quanto meno l’influsso della politica. Sia di governo che di “opposizione”, con la quale l’autore identifica “i difensori dello status quo” (32).

A giudizio del manager, tutto ciò per il nostro paese rappresenta un vero e proprio assurdo in termini non solo di competitività. Nel resoconto del suo diario siamo giunti al 1998, ed egli trascrive: “Essendo privi di risorse, dobbiamo importare tutto dall’estero, dalle fonti energetiche alle materie prime, Tutto eccetto due cose: i patrimoni naturali e artistici e il risparmio. Su entrambi abbiamo un formidabile vantaggio competitivo” (39).

E invece: “Sulla valorizzazione dei nostri patrimoni naturali e storici siamo riusciti a superare l’inimmaginabile. Abbiamo talmente trascurato gli investimenti in infrastrutture, offerte ricettive, trasporti e logistica, che gli operatori internazionali (e perfino quelli italiani) sono arrivati a orientare altrove i flussi turistici” (40).

Quanto al risparmio, direi che la colpa è forse ancora più grave.

In vero: “Noi abbiamo la materia prima, gli altri si sono attrezzati per ‘lavorarla’ … Gli americani e gli inglesinon avendolo (il risparmio) si sono inventati i fondi pensione e hanno alimentato le competenze professionali e le grandi strutture per gestirli” (41).

* Sabbie mobili (Esiste un banchiere perbene?) è il titolo del libro di Fabio Innocenzi appena uscito da Codice edizioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...