Erdogan ela Turchia dopo il weekend dei colpi di stato

di Marta Ottaviani su “Strade

erdogangolpe

Per la Turchia è stato il week-end del golpe. Anzi dei golpe. Rimangono fin troppi dubbi sulle dinamiche ma, visto che difficilmente la verità verrà mai a galla, soprattutto con 3.000 magistrati sollevati dalle loro funzioni, vale la pena provare a guardare al futuro e cercare di capire cosa potrà succedere alla Turchia dentro e fuori i propri confini.

Partiamo dalla situazione interna. Se a poche ore dal fallito golpe operato da una parte delle forze armate alcuni analisti, particolarmente ottimisti, avevano sperato in un atteggiamento più volto all’unità nazionale e quindi mitigato di Erdogan, il presidente li ha ampiamente disillusi. La reazione del Capo di Stato non si è fatta attendere e può essere tranquillamente definita un contro-golpe. Che porta a tre conseguenze, tutte negative.

La prima è un’oggettiva mancanza di bilaciamento dei poteri all’interno del Paese e una crescente pressione sui diritti fondamentali. Il fallito golpe ha dato a Erdogan l’occasione di operare un vero e proprio repulisti di persone sospettate di essere vicino a Fethullah Gulen, il capo dell’altra grande ala della destra islamica turca. Migliaia i giudici e poliziotti sollevati dalle loro funzioni, migliaia i militari arrestati. Purtroppo l’epurazione andrà avanti anche dopo che questo articolo sarà stato pubblicato e servirà a togliere di mezzo anche chi non ha partecipato al presunto golpe, ma non viene considerato sufficientemente allineato alle posizioni del Presidente.

In questa situazione, e siamo alla seconda conseguenza, Erdogan ha preso il controllo non solo delle istituzioni, cosa che, ricordiamolo, ha sempre fatto con il consenso popolare, ma anche degli apparati parastatali. Con i servizi segreti da tempo nelle sue mani, le Forze Armate, la polizia e la magistratura adesso domina tutti I settori della vita civile e militare dello Stato. Se si conta che l’opposizione è già poco efficace di suo e che adesso, al minimo cenno di dissenso, rischia di essere accusata di terrorismo o di golpismo, c’è da scommettere che la sua strada verso la repubblica presidenziale è spianata.

Infine, la terza conseguenza interna, a mio avviso la più pericolosa. Nelle scorse ora si sono viste migliaia di persone in piazza per protestare contro il golpe e difendere la loro democrazia e il loro diritto di voto. A una parte di loro deve andare tutta la nostra solidarietà e il nostro rispetto, ma vanno posti dei distinguo imprescindibili se si vuole capire cosa sia la Turchia oggi e che cosa potrebbe diventare domani. Erdogan era sicuro che avrebbe ottenuto una sollevazione di massa, perché I militari, soprattutto dopo il golpe e i crimini del 1980 non ha lasciato certo un buon ricordo. In secodo luogo, e qui arriviamo al punto, la sommossa è stata ampiamente incoraggiata non solo dal governo, ma dagli ambienti più religiosi del Paese. I muezzin dai minareti hanno fatto risuonare prima la preghiera, poi l’incitazione a scendere in piazza.

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