Finisca l’era dei sindaci!

di Angelo Giubileo 


Con Matteo Renzi, finisce l’era dei sindaci in Italia.
Formula demagogica che è servita, in quest’ultimo ventennio e oltre di storia della nazione, per un verso a magnificare l’opera di spesa pubblica – finanziata dall’Unione Europea e da un perverso e crescente meccanismo viceversa statale di prelievo fiscale – e per l’altro verso ad alimentare un’altra forma di deficit, di tipo non economico e finanziario ma culturale politico e istituzionale, che è stato ed è quello odierno di democrazia “rappresentativa” (altro che l’ennesima favola della “democrazia diretta” grillina).
A consuntivo, si è trattato per la Repubblica di un periodo assai negativo. In esito a una situazione generale che avrebbe potuto e potrebbe ancora degenerare, mediante e attraverso un gioco al massacro alimentato dalle diverse sponde politiche nazionali, se non avessimo disposto finora e a diversi intervalli del salvataggio dell’Europa e del consueto appoggio internazionale degli USA.
Too big to fail. Troppo grande per fallire. Questo ritornello é risuonato per tutto il tempo, recente (2077-2016), della più grande crisi economica e finanziaria dal secondo dopoguerra mondiale. Prima o poi avrebbe dovuto passare, e cosa avrebbe lasciato? Nient’altro che “scorie” di un passato che, in quanto tale, avrebbe richiesto poi nel presente soltanto una semplice operazione di “bonifica” o, ancora più semplicemente, una forma approssimativa di restyling, letteralmente un “rinnovamento del design o del look”.
Ma il mondo cambia, ed è cambiato, ed era inevitabile che anche l’Italia cambiasse. O meglio, che l’Italia dovesse cambiare. E, non avendolo fatto, che l’Italia dovesse “fallire”. Too big to fail? Ok, e allora diciamolo in maniera forse più corretta: che il brand, letteralmente il “marchio”, italiano dovesse fallire.
E così è (se vi pare)! Finisce l’era dei novi baroni e notabili di un’Italia perennemente protesa al perseguimento del “particulare” nella forma egoistica e personale tipica di ogni degno rappresentante di un borgo, paese, città, regione o minima nazione. Mai europea, mai cosmopolita. Un declino, che ad horas potrebbe diventare inarrestabile. Un gioco al massacro, che rischia di travolgere anche l’ultimo baluardo che resta dell’apparato istituzionale della Repubblica …
Causa ne è l’ennesima e ultima drammatizzazione, impersonificata da Matteo Renzi (!), a corredo della propaganda per il voto referendario del prossimo ottobre. Corretta o scorretta che sia o sia stata – considerato anche il tentativo del premier-sindaco d’Italia di tornare sui propri passi e cercare di svelenire il clima che avrebbe dovuto essere di confronto e forse considerato anche che non tutti ricorderanno che fu egli stesso a parlare per primo di un Renzi/1 e un Renzi/2 esattamente quasi un anno fa dopo un altro responso elettorale per sé negativo -, ne consegue il fatto della rappresentazione “italica” di un potere da conquistare e mantenere. Costi quel che costi.
Così è (se vi pare). Immagini di una rappresentazione, che dovremmo sperare sia in onda ancora per poco, di: un uomo solo al comando, abbiamo fatto riforme che mancavano da sempre; io ci metto la faccia, abbiamo cambiato il volto dell’Europa; se perdo il referendum mi ritiro, se perdiamo il referendum il paese rischia il default; le nostre banche stanno bene, le perdite delle nostre banche sono state causate dai derivati delle banche europee in primis quelle tedesche; l’italicum serve ad avere un governo certo stabile e duraturo e io non lo cambio, se esiste una maggioranza in parlamento siamo disposti a cambiarlo; dopo di me solo le urne … Eh no, questo lo può stabilire solo il Capo dello stato!
A differenza di qualsiasi sindaco, il Presidente della Repubblica è formalmente rappresentativo di una comunità più vasta. Per fortuna, anche piuttosto quella o ancora questa dell’Italia di Metternich. Per chi lo ignorasse, quella della mera “espressione geografica”. Ora, parzialmente sommersa sotto le “scorie” della Seconda Repubblica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...