Il Sud e la follia di fallire ancora

di Rosamaria Bitetti su “Econopoly

jeeg

La definizione di follia, secondo un noto adagio, è ripetere la stessa azione ancora e ancora, e aspettarsi risultati diversi. Eppure, ancora oggi, la soluzione più mainstream è chiedere, ancora una volta, più politiche per il Sud, più investimenti pubblici, più interventi dall’alto. La storia dell’Italia meridionale è una storia di azioni simili con risultati simili. È una storia di aiuti, di regole imposte, di piani intervento. È una storia di politicizzazione della crescita, incentrata sull’idea che questa possa avvenire attraverso la redistribuzione, e non dal territorio.

Non sono solo i keynesiani a essere ossessionati dagli investimenti: qualsiasi economista sa che la crescita è impensabile senza. Ma ciò in cui sbagliano i keynesiani, che hanno dominato il dibattito, e che le politiche sul mezzogiorno tralasciano, è che non tutti gli investimenti sono uguali: e questo è un errore alla base della loro economia, che si concentra sugli aggregati, tralasciando l’aspetto fondamentale di tutte le scelte sociali: gli esseri umani. Ben lo spiega Francesco Forte nel suo ultimo libro: continuare a pensare ai consumi, alla domanda aggregata, implica una visione dell’uomo scisso. Un attore economico che subisce e non crea il cambiamento economico.

Nell’impostazione keynesiana “c’è un passaggio fallace: quello per cui la domanda effettiva (di consumi) non solo è una condizione necessaria per l’investimento fruttuoso, ma anche una condizione sufficiente. Ciò implica sia l’ignorare il ruolo del risparmio, delle istituzioni e delle infrastrutture, sia obliterare l’uomo intero in modi molteplici: cioè ignorare la disoccupazione strutturale dovuta all’inadeguatezza del capitale umano, ignorare la variabile ‘progresso tecnologico’ riguardante l’uomo faber che apprende, applica e sviluppa le tecnologie e l’uomo ‘imprenditore’ desideroso di rischiare e ambizioso di costruire una realtà economica produttiva con le sue energie e con quelle della sua impresa. Questi uomini non si creano con il messaggio della somma utilità sociale del consumo, della virtuosità della moneta facile a tasso zero, del deficit di bilancio e della tassazione redistributiva” (Keynes versus Einaudi, IBL Libri, 2016, p. 23).

Non è un caso che le politiche per il sostegno del mezzogiorno siano servite a poco. Non è perché non erano abbastanza incisive o motivate. Sono state inutili o dannose perché tralasciavano la componente umana dello sviluppo. Proprio per questo le politiche per il mezzogiorno non solo rimanevano – e rimarranno – impotenti davanti a una classe politica unaccountable e pronta a farsi oggetto di scandali e commistioni mafiose: ma le producono e le incoraggiano.

LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...