Antifascismo 2016

di Alessio Torelli

  
Ho passato il mio 25 aprile come ho sempre fatto negli ultimi anni, a prendere la distanze da quello che alcuni definiscono antifascismo, dallo stucchevole rituale di pubblicare foto di Piazzale Loreto sui social, rappresentazioni della “macelleria messicana”, come la definì all’epoca Ferruccio Parri, vice comandante del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia. E’ un’ immagine che mette molta tristezza, così decontestualizzata, odora solo di vendetta, di vilipendio di cadavere, perché anche questo è stato Piazzale Loreto.

Solo questo è rimasto oggi dell’antifascismo? L’inneggiare agli sputi, le botte e l’urina sui cadaveri di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi fascisti?

 

Non sono nessuno per condannare quelle gesta, perché non posso capire a pieno il contesto di quel preciso momento storico, non ero lì e forse sarei stato il primo a sfogare la mia furia popolare.

Ma settantuno anni dopo, chi siamo per decontestualizzare quel momento? Solo la parte peggiore dell’antifascismo ci è rimasta, quella che parla a slogan violenti?

Forsi si, per alcuni l’antifascismo del 2016 è proprio questo. Agli “intransigenti” non si provi a parlare di Giampaolo Pansa, traditore e revisionista secondo la loro opinione, non si provi a sostenere che i partigiani comunisti volessero instaurare una dittatura rossa e non una democrazia…non provateci o troverete un muro.

La liberazione è un dogma, è un mito che non va discusso in nessun caso, non si provi a parlargli delle epurazioni avvenute a guerra finita, raccontate dallo stesso Pansa.

La storia è stata scritta e l’hanno scritta i vincitori e tentare di raccontare qualcosa di diverso è interpretabile come una riabilitazione del fascismo, a lor parere.

I “compagni duri e puri” di cui parlo, sono coloro che paragonano chi spacca vetrine ed incendia cassonetti durante le manifestazioni al bisnonno che lottava sulle montagne, coloro che parlano di democrazia e di costituzione solo quando le giudicano minacciate, ma il giorno dopo tornano a sostenere qualche dittatore, purchè rosso.

Purtroppo, l’estrema sinistra italiana è divenuta questo. Non riesce a rinunciare all’ immaginario, di una storia che non esiste più, una storia che va ricordata, ma probabilmente non in questo modo. A più di settant’anni dopo la liberazione sarebbe ora di farla finita con lo scempio dei corpi martoriati, con l’ostentazione di un indottrinamento da anni di piombo.

Questa sinistra, un tempo punto di riferimento per le vere lotte popolari, ha preferito i simboli al concreto, ha preferito una bandiera ai veri problemi; su questo e sulla perdita di consensi forse qualche domandina, questa sinistra se la dovrebbe porre.

 

Per quanto mi riguarda preferisco chi lotta non rinunciando ai proprio ideali, pensa che abbiano diritto di parola anche i vinti, anche e soprattutto se ci si sente dalla parte della ragione.

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