Legge sugli sprechi alimentari: Bastano le buone intenzioni a fare le buone leggi?

Pubblicato su “IBL

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Non c’è nulla di necessario in una norma sulla donazione di eccedenze alimentari e medicinali. Il nostro Paese è ricco di associazioni meritorie, alcune delle quali proprio questo fanno. Ma davvero la prassi di non sprecare il cibo dev’essere disciplinata per poter essere praticata? O, peggio, prima della benedizione del legislatore, non siamo disponibili a riconoscere alcun valore ai moti dell’animo di persone e gruppi?

Norme sulla sicurezza alimentare, l’aspetto più critico della cessione di cibo invenduto, esistono già, in via generale, a livello europeo e nazionale, così come esiste una legge sulla distribuzione gratuita di prodotti alimentari agli indigenti. Quello che non era ancora messo nero su bianco, ma che ora è previsto in un progetto di legge approvato alla Camera, era la donazione nelle fasi della filiera alimentare di produzione e trasformazione. Ma davvero serviva, notate il paradosso, una legge specifica per «semplificare la cessione gratuita di alimenti ai fini di solidarietà sociale»? Se non bastano, per i profili di sicurezza e responsabilità, le norme generali già esistenti, significa che gli italiani non hanno quel minimo spazio di libertà per mettere in pratica i buoni propositi e comportamenti quotidiani, nemmeno quello di portarsi a casa in una vaschetta di alluminio il cibo non consumato al ristorante. La legge prevede infatti che il Ministero dell’ambiente e le regioni intervengano a promuovere l’uso di contenitori riutilizzabili per l’asporto degli avanzi.

La legge non prevede sanzioni e obblighi. Ciò non significa che sia solo inchiostro su fogli di carta. Sarà con tutta probabilità infatti nell’incentivare prassi lodevoli, dal momento che queste rispondono alla coscienza di ognuno di noi, e non dei nostri rappresentanti.

Ma può rivelarsi utilissima per due obiettivi. Il primo è quello di ricordarci, se l’avessimo dimenticato, che il principio «tutto ciò che non è vietato è consentito» è stato sostituito dal suo esatto contrario. Il secondo, è quello di distribuire risorse pubbliche e funzioni. La Rai dovrà prevedere un numero adeguato di ore per l’informazione e la sensibilizzazione degli italiani contro gli sprechi. Il governo dovrà, tramite i ministeri coinvolti, promuovere campagne nazionale di comunicazione, progetti e studi finalizzati alla limitazione degli sprechi alimentari. Il solo ministero delle politiche agricole e forestali avrà ogni anno un milione di euro per finanziare «progetti innovativi» contro gli sprechi. Di ogni tipo, c’è da intendere, tranne quelli di denaro pubblico.

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