Trivelle: la posizione di un elettore del M5S

di Giovanni Esentato *

petrolio_mare

Benché io sia vicino alle posizioni del M5S rispetto a molte tematiche relative anche all’ambiente mi tocca, per onestà intellettuale e per profonda conoscenza del mondo oil&gas, dissentire e non essere d’accordo sulle prese di posizione relative al referendum sulle “trivelle”.
Si corre il rischio di ripetere quel che è successo con il nucleare. L’Italia ha rinunziato a costruire sul proprio territorio centrali nucleari e poi ne abbiamo a centinaia ai confini con la Francia e la Germania e – oltretutto – siamo costretti a mantenere in vita le nostre vecchie centrali che continuano a contenere nuclei di uranio attivo ma senza produzione di energia. Un controsenso che ci costringe a comprare energia elettrica dalla Francia. energia che la Francia produce con centrali Nucleari. Fu frutto questa scelta di una campagna propagandistica “ecologistica” scellerata e clericale non contrapposta ad una altrettanto efficace informazione da parte dei sostenitori della necessità di rinnovare e costruire centrali nucleari di nuova generazione. Più efficaci e molto, molto più sicure di quelle attuali. Che hanno smesso di produrre ma non hanno smesso di essere quel potenziale pericolo paventato dai sostenitori del No al Nucleare. Stessa cosa sta per succedere con il NO alle Trivelle. Intanto è da specificare che il settore delle “trivelle” in Italia riguarda installazioni già esistenti, con piattaforme, impianti, sealine, terminali già installati e funzionanti. Che le piattaforme in adriatico e mare ionio producono gas e non olio petrolifero. Che in oltre 60 anni di attività “estrattiva” nessun incidente “inquinante” ha interessato le strutture offshore italiane. Che nella vicinissima Croazia avvengono e continueranno ad avvenire perforazioni che potrebbero, in caso di abbandono da parte dell’italia, arrivare a “succhiare” gas anche dai pozzi italiani. Mediante la tecnica della perforazione obliqua. Cioè immettendo le trivelle non in verticale ma con una inclinazione di oltre 45° ed in grado di arrivare, in maniera appunto obliqua, a molti chilometri di distanza dalla verticale della torre di trivellazione.
Ed ecco i motivi per cui, prima di votare NO, occorre riflettere ed essere informati:
1 – il referendum non deciderà nulla sulle nuove “trivelle” (in realtà correttamente s’intende per nuove perforazioni) ma riguarda la durata delle concessioni già in essere,e relative ad aree in mare aperto e comunque entro le 12 miglia dalla costa dove ci sono già piattaforme di estrazione di gas metano in alcuni casi da più di 30 anni.
2 -il referendum, qualora si raggiungesse il quorum, andrebbe a determinare la cessazione immediata delle attività di estrazione alla scadenza delle concessioni, tipicamente di durata trentennale, anche qualora sotto ci sia rimasto ancora un ingente quantitativo di gas.
3 – in pratica con già tutte le strutture fatte, i tubi posati sul fondo del mare e senza dover fare nessuna nuova perforazione, saremmo costretti a chiudere i rubinetti delle piattaforme esistenti da un giorno all’altro rinunciando a circa il 60-70% della produzione di gas nazionale (gas metano stiamo parlando e non petrolio). Non potendo da un giorno all’altro sopperire a questo fabbisogno con le fonti rinnovabili il tutto si tradurrebbe in maggiori importazioni ed incremento di traffico navale (navi gassiere e petroliere) nei nostri mari, alla faccia dello spirito ambientalista che anima i comitati promotori e con sostanzioso impatto sulla nostra bolletta energetica.
4 – il referendum non fermerà le “trivelle” nelle tremiti, non ci sono e mai ci saranno trivelle nelle tremiti. Si trattava di un permesso di prospezione e studio, ben oltre le 12 miglia dalle tremiti e comunque non più in vigore vista la rinuncia della compagnia interessata.
5 – il referendum non fermerà la “petrolizzazione” dell’Italia come qualcuno vuole far credere, riguarda infatti le aree marine entro le 12 miglia dalla costa dove geologicamente si sono accumulati solo giacimenti di gas metano, quello che, ricordate, ci da una mano, perché tra i combustibili fossili quello meno inquinante e recentemente riconosciuto dall’unione europea il BRIDGE ovvero quello che ci porterà avanti nella transizione verso le rinnovabili per i prossimi 30 anni. Quindi non sarebbe uno STOP al petrolio, che in Italia viene estratto quasi esclusivamente a terra, in Basilicata, ma uno stop al gas, ovvero a quella fonte energetica pulita la cui introduzione ha portato storicamente alla riduzione dell’uso del carbone.
6 – Le trivelle (impianti di perforazione) non uccidono il turismo. La maggiore concentrazione di piattaforme in Italia si ha davanti alla riviera romagnola che storicamente è anche la zona con maggiori presenze turistiche; estrazione di gas e sviluppo della costiera romagnola sono andati avanti di pari passo dagli anni 60 ad oggi. Viceversa regioni senza” trivelle” e che si preoccupano tanto delle “trivelle” hanno spiagge fatiscenti, depuratori non funzionanti e discariche abusive nel bel mezzo dei parchi naturali. Farebbero bene a preoccuparsi di quello.
7 – L’estrazione di gas dal mare adriatico non provoca terremoti, c’è un rapporto ufficiale ISPRA (Istituto Superiore Protezione Ambiente) che lo certifica. Chiunque afferma diversamente afferma il falso e non conosce la geologia del mare adriatico. Infatti nel nostro mare i sedimenti, sabbie ed argille, in seguito all’estrazione del gas, si deformano plasticamente, e la deformazione plastica è l’esatto opposto dei meccanismi di rottura dei terremoti.
In tal caso sarebbe utile farsi spiegare cosa è una zona “Mineralizzata a Gas”; tutti si aspettano grandi caverne..in realtà si tratta di rocce calcaree nella cui porosità è intrappolato i gas (stesso dicasi per il petrolio)
8 – Un esito positivo del referendum avrebbe impatto devastante sull’economia di alcune regioni, nella sola emilia romagna 6000 persone perderebbero il lavoro in 2 anni.
9 – Tutti vogliamo un mondo più pulito, le rinnovabili sono il futuro, non ancora il presente, occorre un congruo periodo di transizione perché affondare il sistema gas oggi senza avere ancora una valida alternativa non è intelligente né da un punto di vista economico né per la tutela dell’ambiente.

Ultimo, ma non ultimo, il settore offshore italiano è una delle eccellenze in termini di esperienza, new know, occupazionale diretto e di indotto.

* Giornalista, Operatore Tecnico Subaqueo, Diving Supervisor, Segretario di AISI, (Associazione Imprese Subacquee Italiane)

24 pensieri su “Trivelle: la posizione di un elettore del M5S

  1. PAOLOC

    Anch’io sono un sostenitore dei 5 Stelle e, in una trasmissione televisiva (mi sembra Virus) di qualche giorno fa, ho sentito numeri ben diversi: si parlava di una produzione pari al 2,5% dei CONSUMI nazionali di gas e dello 0,8% per quanto riguarda il petrolio, lei parla del 60/70% ma, se ho capito bene, della PRODUZIONE di gas nazionale, quindi si tratta soltanto dell’ 1,5 / 1,75% dei consumi nazionali, se così fosse non mi sembra tutto questo granché … inoltre le concessioni di sfruttamento, anche qui se ho capito bene, sono date ad aziende estere, quindi non ad aziende italiane, il che non mi pare che ci convenga molto. Infine, se così fosse, dovremmo ricomprare questo gas e questo petrolio “italiano” dalle stesse aziende ESTERE che lo estraggono; per di più, essendo abbastanza vicine alla costa, oltre che deturparne il panorama, le mettono a serio rischio da possibili disastri ecologici, vedi quello che è successo alle coste della California quando si è rotto un impianto di estrazione di petrolio che ha fortemente inquinato, forse per decenni, chilometri e chilometri di costa distruggendo tutto: pesci, uccelli, flora costiera e di conseguenza anche il turismo … tutto ciò non mi sembra molto vantaggioso per l’Italia e mi lascia molto molto perplesso … mi piacerebbe essere smentito, altrimenti questo articolo rischia di essere male interpretato dall’opinione pubblica e di sviare concettualmente l’esito di un voto di coscienza e di favorire i soliti furbacchiotti legati alle lobby.
    Grazie,
    Ing. Paolo Ceccarini

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    1. Marco

      Ha capito male: buona parte delle concessioni è in mano ad ENI, quindi non ad una compagnia estera; non solo: che la compagnia sia domestica o estera, se estraggono qui pagano le royalty all’Italia (cioè a noi) e non alla Russia o alla Tunisia, il che mi pare ci convenga molto (no, l’argomento che le royalty siano basse rispetto ad altri paesi non è valido, poiché un vero confronto andrebbe fatto a parità di giacimenti, di costi di estrazione e di carico fiscale: essendo lei ingegnere, avrà di certo familiarità con il concetto di “condizioni al contorno”).
      Quanto al rischio di disastri ecologici, le ricordo che quelle piattaforme sono da decenni davanti alle coste della Romagna, eppure non mi pare che lì il turismo latiti, né che ci siano stati mai incidenti; in seconda battuta le ricordo anche che, al contrario, incidenti con le petroliere ce ne sono stati (uno per tutti, l’affondamento della Heaven al largo di Genova): cosa è meglio, lasciare dove stanno piattaforme che non hanno avuto incidenti o aumentare l traffico di navi che hanno già dimostrato di essere pericolose?
      Senza contare che di petrolio nei nostri mari se ne estrae davvero pochino: come è ben scritto nell’articolo, la parte del leone la fa il gas metano.

      Da ultimo non posso che sorprendermi nel constatare che proprio un ingegnere prenda certi fischi per fiaschi: davvero confonde un referendum a contenuto tecnico (si parla di energia) per un voto di coscienza? Quello sul divorzio allora cosa era?

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    2. Massimiliano

      Votando “si” torniamo ad avere delle regole, anche se minimè, sullo sfruttamento del territorio da parte delle compagnie petrolifere. Regole che, Le ricordo, sono state sempre in vigore e che hanno comunque permesso di estrarre gas e di offrire i posti di lavoro di cui parla. Propagandare una perdita di posti di lavoro è una falsità immane visto che non accadrebbe dall’oggi al domani ma solo se lo stato decidesse, a scadenza di concessione, di non rinnovala (evento mai vedificatosi in oltre quarant’anni). Quanto alle famose royalty, che oggi incassa lo stato, verrebbero pagate ad ogni scadenza di concessione e non una tantum, portando più introiti di quanti ne portino oggi. In ultimo aggiungo che non esiste settore pubblico o privato in cui viene baipassato il parere degli enti pubblici locali per ottenne autorizzazioni a costruire strutture sulla proprietà privata figuriamoci se e possibile accettarlo per strutture che andranno a sfruttare beni della collettività. Lo spauracchio dei posti di lavoro è una vecchia minaccia che continua a far esistere centrali a carbone, acciaierie e raffinerie nelle principali città della mia regione. Pochi posti di lavoro per tanti morti che pesano sulle spalle di chi, come Lei, mette le leggi a servizio di una finta economia anziché dell’uomo.

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  2. Giovanni

    Premesso che ciò che è riportato lo sappiamo . Il vero motivo del referendum è cambiare strategia energetica e far capire al governo che il futuro risiede nelle fonti rinnovabili !

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    1. Marco

      Si sta scambiando il referendum, cioè uno strumento legislativo, per uno strumento politico: se si vuole “dare un segnale”, che lo si faccia con gli strumenti della politica (manifestazioni, petizioni, mozioni in parlamento…), non con referendum che, nel migliore dei casi, non servono a nulla, nel peggiore fanno solo danni, anche allo stesso ambiente che si vorrebbe tutelare.
      Senza contare l’ingenuità di dire “so che non serve a niente di quel che vorrei, ma lo faccio lo stesso”: quasi quasi è come quel marito che rinuncia agli attributi per far dispetto alla moglie.

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    2. Giuseppe Z.

      La bolla del fotovoltaico in Italia è già scoppiata nel 2013 causando il crollo del settore.
      Evidentemente non siamo capaci di gestire le rinnovabili, evitiamo quindi di usarle come specchietto per allodole per intralciare trivelle & co. e, una volta bloccate, non mi stupirei se successivamente si scoprisse che le rinnovabili non sarebbero sufficienti e toccasse rimettere mano al nucleare. Alla fine ci ha salvati Fukushima “fortunatamente” successo prima del referendum. Volendo fare il complottista poi, casualmente, il fotovoltaico è tracollato nel giro di due anni, giusto il tempo di mettergli i bastoni tra le ruote. Strano eh? Ma lasciamo perdere questi discorsi o non ne usciamo più.

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      1. non è scoppiata nessuna “bolla”, semplicemente sono stati annullati i generosi incentivi al FV che pagherà pantalone sulle bollette elettriche per i prossimi 20 anni. Eliminati gli incentivi un secondo dopo è crollato tutto….

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  3. Ilario

    Solo un piccola precisazione da un non tecnico: le centrali nucleari francesi causano ogni anno decine di incidenti minori di cui non sentiamo parlare sui media. Sversamenti, perdite e contaminazioni in loco anche gravi, ma che non oltrepassano i confini.

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      1. Ebv

        Come fonte potrei citare un reportage della gabanelli di REPORT di alcuni anni fa dove si parlava chiaramente di molti piccoli incidenti, sversamenti obbligatori x il funzionamento delle centrali e di aumenti di varie patologie legate all’esposizione da radioattività.
        Mi ha colpito molto la definizione di non pericolosità delle centrali!!
        In pratica nonostante un aumento di malattie è mortalità queste si ritenevano accettabili sotto certi parametri nonostante l’aumento!
        Se muoiono 100 persone anziché 1000 è ok!!

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  4. E.b.v.

    Come fonte potrei citare un reportage della gabanelli di REPORT di alcuni anni fa dove si parlava chiaramente di molti piccoli incidenti, sversamenti obbligatori x il funzionamento delle centrali e di aumenti di varie patologie legate all’esposizione da radioattività.
    Mi ha colpito molto la definizione di non pericolosità delle centrali!!
    In pratica nonostante un aumento di malattie è mortalità queste si ritenevano accettabili sotto certi parametri nonostante l’aumento!
    Se muoiono 100 persone anziché 1000 è ok!!

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  5. matteo batetta

    direi che la sua posizione è davvero “poco” di parte visto il curriculum lavorativo.
    Ricordo un’altra centrale super sicura ed automatizzata che recentemente ha dimostrato la sua vulnerabilità causando uno dei disastri ecologici più epocali della nostra storia. parlo di fukushima ovviamente. bisogna capire a mio avviso che di super sicuro a questo mondo non esiste niente (a parte la morte), quindi il no al nucleare a mio avviso è sensato. che poi intorno a noi francia e germania ne facciano uso è un’argomentazione priva di senso perchè ognuno ha le sue politiche e non necessariamente loro sono nel giusto e noi sbagliamo (o viceversa). che poi l’italia deficit in merito a risorse energetiche è una realtà oggettiva e va presa in esame e risolta. concludo dicendo che inevitabilmente ogni referendum sarà strumento di propaganda politica perchè è chiaro che esprimendo un voto si da la propria posizione “politica” anche se il tema è ambientale. La politica è ormai presente nella nostra vita ad ogni livello… basti pensare all’olio di palma: non comprare prodotti che lo contengano è di per se una scelta politica oltre che ambientalista

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    1. Marco

      una correzione: a Fukushima hanno funzionato tutti i sistemi di emergenza e l’incidente non era legato alla centrale nucleare in quanto tale (non ci sono stati cedimenti del nocciolo, processi fuori controllo o altro); nemmeno è stata colpa del terremoto: a quello la centrale aveva resistito.
      L’incidente è stato causato dallo tsunami successivo al terremoto: se la centrale fosse stata appena un paio di chilometri più all’interno non sarebbe successo nulla (perché era così vicino al mare? i motivi saranno stati diversi, suppongo, tra i quali anche la geografia del Giappone, che è decisamente impervio al suo interno)

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  6. mfioretti

    “Gradiremmo fonti e studi certi a riguardo…”

    in effetti, citare le fonti sarebbe opportuno e gradito anche nell’articolo iniziale. Personalmente, per esempio, apprezzerei molto fonti e ulteriori spiegazioni sui punti 3 e 8, visto che in diversi posti ho trovato affermazioni contrarie (ma che qualche fonte la citano) tipo questi, per citare solo alcuni degli ultimi che ho visto:

    http://lanuovaecologia.it/trivelle-tutte-le-bugie-del-no-al-referendum/

    http://www.internazionale.it/opinione/marina-forti/2016/04/12/dubbi-risposte-referendum-trivelle

    http://www.valigiablu.it/referendum-trivelle/

    Grazie

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    1. Le rispondiamo subito in merito al punto 8, quello sui posti di lavoro. La stima è fatta da AssoMineraria (può verificare il loro sito web) dove i lavoratori diretti sono circa 10.000 ai quali si sommano circa 21.000 nell’indotto…

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      1. mfioretti

        a parte il fatto che se invece di “può verificare il loro sito web” aveste incluso direttamente i link nel testo, da subito, avremmo tutti risparmiato tempo; è anche vero che buona parte di questo testo è copiato senza attribuzione da qui:
        http://www.ilgiornale.it/news/politica/se-vincono-i-no-triv-italia-canna-gas-1233760.html.

        Quando avrete le fonti per il punto 3, inseritele come link, per favore. Tornando al punto 8:

        “i lavoratori diretti sono circa 10000 eccetera…” quello è il TOTALE di TUTTA assomineraria, come risulta da qui http://www.assomineraria.org/settori/attivita-e-mappe/

        mentre la cifra più vicina sia a 6000 che a assomineraria che ho trovato io è qui:

        http://www.panorama.it/scienza/green/referendum-trivelle-le-ragioni-del-no-a-rischio-5mila-posti-di-lavoro/

        dove parla di 5000 ma (dalla citazione) in totale, breve/medio/lungo termine. Partendo così, 6000 solo in una regione in solo due anni è difficile da digerire, senza dati più precisi.

        Senza contare il fatto che sindacalisti e manager che hanno accettato una concessione a durata limitata decenni fa e solo vicino alla scadenza si accorgono e si lamentano dei posti di lavoro persi, sono da licenziare a prescindere dal referendum. è come se chi ha vinto gli appalti per pulizia e catering dell’expo 2015, il 25 ottobre avesse iniziato a dire “no, dai, facciamolo durare altri due anni, sennò si perdono posti di lavoro”.

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  7. Tarcisio C

    Il vero motivo della modifica alla legge su cui si fà il referendum è che i petrolieri vogliono le concessioni senza scadenza perché quando scade devono dimostrare che hanno sfruttato il pozzo in maniera conforme sia nel prelievo che dal punto di vista ambientale e visti i prezzi che da più anni sono in discesa ora estraggono il minimo e spendono in ivestimenti al minimo dell’ordinanza manutenzione senza contare che le Royalties che chiede l’Italia è la più bassa a livello mondiale che in caso di proroghe si dovrebbe ricontrattare

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  8. Ferruccio

    Tarcisio è l’unico che ci ha azzeccato..
    Tutto giusto quello che si dice nell’articolo, se non fosse che si trascura il fatto che legare la scadenza delle concessioni al fine giacimento significa “dismettere” di fatto i giacimenti senza pretendere un euro in più.
    Chiunque (ragioni in maniera imparziale) può comprendere che questo rappresenta un favore agli attuali concessionari e al tempo stesso una macroscopica violazione della concorrenza.
    Un governo sano, piuttosto che cedere le proprie risorse senza alcuna contrattazione, prevederebbe la possibilità di riscattare condotte e piattaforme alla scadenza, qualora (e sottolineo qualora…peraltro auspicabilmente mediante una verifica diretta e non affidata al concessionario) il giacimento dovesse risultare ancora attivo.
    Parlare di posti di lavoro o danni ambientali con riferimento a questo referendum è solo demagogia qualunquista che non merita i pixel su cui è pubblicato l’articolo.

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      1. Ferruccio

        Oramai si sarà reso conto anche lei che avrebbe dovuto cominciare la sua risposta con “In effetti..” anziché “Veramente..”
        La presenza dello stato italiano (peraltro in misura minoritaria, sebbene con prerogative di golden share) tra i beneficiari “privati” (ricordiamoci, infatti, che Eni e una società di diritto privato) della norma salva-concessionari non migliora la situazione, la aggrava.
        Il conflitto di interessi nell’aver varato una norma violativa del mercato e della concorrenza è infatti ancor più sfacciato.
        A tacer del fatto che una concessione può anche essere venduta (soprattutto se lo stato concedente è compiacente) e, naturalmente, se è stata trasformata in una concessione “a vita” il suo valore è decisamente più alto rispetto a una concessione a termine.
        Certo qualcuno potrebbe pensare che “veramente” a vendere sarebbe Eni che in parte è anche dello stato italiano..ma quel qualcuno o è troppo ingenuo o è in malafede.

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  9. A chi ci legge: stiamo ricevendo traffico molto intenso su questo articolo ma non riusciamo a capire dove sia stato citato in particolare. Potreste linkare i riferimenti di dove lo avete trovato così da poterci aiutare a rendere sempre migliore il servizio offerto. Grazie!

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