La politica liberale? E’ una questione di metodo

di Erik Paleni su “Strade

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Partendo da un articolo di Benedetto Della Vedova, apriamo una riflessione a più voci sulla paradossale impoliticità della proposta politica liberale in Italia. Critiche, autocritiche, analisi e impegni di autori diversi, più o meno interessati e partecipi alle sorti della “causa”.

Riguardo al dibattito in corso circa miserie e virtù del “mondo liberale”, vorrei dire la mia focalizzando l’attenzione su due particolari profili del dibattito:
– il legame tra “proposta liberale” e “liberali”;
– il contenuto dei termini “proposta liberale” e “liberali”.

Gli approdi del confronto, ad oggi, mi pare abbiano evidenziato che una qualche “proposta liberale” ci sarebbe pure (salvo la verifica su quali siano o dovrebbero essere i suoi contenuti), mentre a mancare sono i “liberali”, intesi come presenza politica autonomamente organizzata e concretamente riconoscibile. Ciò determina che la “proposta liberale” non trova attuazione se non per sporadici e frammentari interventi in un contesto fortemente collettivista e conservatore nel senso deteriore del termine.

Molte sono le cause indagate di questa conclamata inesistenza/impotenza. In particolare, nella serie di articoli dedicati al tema, Simona Bonfante bene ha evidenziato la scarsa politicità tout court dei liberali, e i limiti intrinseci che l’azione politica dei liberali, quando c’è, presenta: elitarismo e scarsa creatività. Ha certo ragione: sulla impoliticità, basti richiamare quanto è diffuso l’atteggiamento del concionare di ideali&progetti laici/liberali/liberisti/libertari, per poi astenersi dal muovere un dito se si tratta di firmare una lista elettorale o dare uno straccio di voto.

Eppure, benché a fatica, al riguardo non si sono mai dati per domi una frazione piccola ma pugnace di amici che, a volte da posizioni differenti, quando non contrastanti, si spende all’interno di quel poco di politicamente organizzato che esiste in ambito liberale per affermare la “proposta liberale”. Parlo, almeno ad oggi, degli amici del Partito Liberale, di Scelta Civica, di Italia Unica e di una buona serie di liste civiche, associazioni culturali e riviste che non intendono soccombere e rimanere irrilevanti, per sapendo di non essere oggi né rilevanti, né di fatto rilevabili nel mercato politico italiano.

Tuttavia, se di questi soggetti parliamo in termini di irrilevanza (chi scrive è iscritto ed attivo in quasi tutti questi soggetti, quindi absit iniuria verbis), probabilmente è perchéil limite politico (e il vizio intellettuale) dell’elitarismo e del paludamento, in un sistema democratico basato sul voto di tutti, non lascia scampo. Troppo consolidata è I’abitudine di fare discorsi “liberali” solo tra “liberali”, e troppo radicato è il fastidio per quella che viene intesa come inescusabile ignoranza, se non esplicita malafede, della massa degli italiani; quasi che i “liberali” abbiano in tasca verità scolpite nell’assoluto e le masse siano colpevoli per non saperle cogliere.

Allo stesso modo non si sfugge all’implacabile accusa di scarsa creatività, che a me pare spesso vero e proprio conformismo: salvo sporadiche eccezioni [tra cui inserirei i multiformi Liberalcampisti], la risposta “liberale”, ovvero la risonanza che dalla “proposta liberale” discende sulle sollecitazioni che giungono dalla società, è sempre pressoché scontata, ripetuta e prevedibile. Un’eterna ripetizione di princìpi fissati dai grandi pensatori liberali, quasi esistesse una qualche bibbia liberale e potesse valere, anche per noi, il principio – molto illiberale – dell’ipse dixit.

E non solo: pur dicendo sempre tutti più o meno la stessa cosa, la risposta è spesso frammentata, diversificata ed estremizzata per correnti, bande, tribù. Si pensi al tema delle unioni omosessuali, avallate da tutti coloro che hanno a cuore la libertà dell’individuo, ma con distinguo e asticelle sempre più alte, sino all’affermazione della necessità di estromettere lo Stato da tutte le questioni “private”, come matrimonio e figli. Anche suggestiva, sul piano filosofico, la posizione…. Ma politicamente sterile e “muta” per il 99% di quelli che incontriamo quotidianamente per strada e che invece convengono (o divergono) su un concetto più concreto e percepibile, quello dell’uguaglianza di fronte allo Stato e alla legge tra coppie etero e gay.

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