Cari economisti, studiate i “Promessi sposi”

di Alberto Mingardi su “IBL

Manzoni-Forni

L’Italia non è Paese che brilli per la cultura economica diffusa. Eppure al liceo siamo obbligati a leggere «uno dei migliori trattati di economia politica che siano mai stati scritti». Questo pensava Luigi Einaudi dei Promessi sposi. L’opera di Manzoni festeggia i 189 anni. Fa parte della nostra tappezzeria intellettuale: quante fosse abbiamo riempito col senno di poi. Parliamo ancora l’italiano di Manzoni. È inevitabile, in un Paese pieno di azzeccagarbugli, che si divide in bande «per poter odiare ed esser odiati senza conoscersi», e dove, nei posti di potere soprattutto, chi il coraggio non ce l’ha fatica a darselo.

Per quanto i Promessi sposi abbiano avuto tutte le fortune del classico, dall’adattamento teatrale alla versione con Paperino, a leggerli come un trattato d’economia politica sono stati Einaudi e una manciata di studiosi.

Il gran cuneese pensa soprattutto alle prime pagine del capitolo dodicesimo, che al liceo si sfogliano velocemente («ho l’impressione che sia saltato di piè pari dagli scolari»). Quelle dedicate al tumulto di San Martino sono «pagine stupende sui pregiudizi popolari intorno alla scarsità ed alla abbondanza del frumento e della farina, agli incettatori e ai fornai». Einaudi le cita più d’una volta, sia in saggi di tenore scientifico, sia nei suoi articoli di giornale. In parte, ciò avviene proprio per la grande passione divulgativa di Luigi Einaudi: ma non gli serviva soltanto una storia da usare a mo’ di parabola.

La ricerca dell’untore
Manzoni era un cultore della scienza economica, se n’era appassionato. Da ragazzo, a Parigi, aveva frequentato gli Ideologi: il cui principale esponente era Destutt de Tracy, autore di un trattato d’economia politica che Thomas Jefferson volle tradurre in inglese e amatissimo da Francesco Ferrara, vero padre dell’economia in Italia.

Cosa c’è di tanto importante, nel dodicesimo capitolo dei Promessi sposi, da metterlo idealmente fianco a fianco con La ricchezza delle nazioni di Adam Smith? Manzoni descrive l’atteggiamento dei milanesi innanzi alla penuria del pane a Milano e spiega come faccia a nascere «un’opinione ne’ molti, che non ne sia cagione la scarsezza». Comprendere i fenomeni sociali è sempre difficile: le cause sono remote, difficilmente riconducibili a singoli eventi, e men che meno a singole persone.

Eppure, anche per il pane che manca, scatta lo stesso meccanismo psicologico entrato in gioco per la peste. Si cerca l’untore.

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