Antimo Cesaro: “Ecco i fondi destinati alla Cultura stanziati dal Governo per il Sud”

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«Con la cultura non si mangia». Questa affermazione dell’ex ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, che nel 2010 tentava in qualche modo di giustificare i tagli selvaggi al bilancio del ministero dei Beni culturali, è ormai passata ai posteri come la frase simbolo di una stagione politica miope di fronte all’importanza che il patrimonio culturale riveste, direi quasi geneticamente, in Italia. E non mi riferisco solo al suo ruolo sociale, formativo di coscienze collettive ed individuali, ma anche come formidabile, potenziale, motore di sviluppo economico ed occupazionale, soprattutto per il nostro Mezzogiorno.
Per questo mi sento in dovere di intervenire sui contenuti dell’intervista dell’illustre collega Sebastiano Maffettone (insegniamo entrambi Filosofia Politica) ospitata ieri da questo quotidiano. Sottolineo dunque come la ricerca Svimez si riferisca ad un periodo 2000-2013, ed in particolare al quinquennio 2009-2013, quando la politica individuò la Cultura come spazio privilegiato di sciagurata azione per colmare il deficit di bilancio. Il governo Renzi ed il suo predecessore, invece, hanno invertito questa tendenza riportando il bilancio destinato ai Beni culturali sopra la soglia dei 2 miliardi di euro. Ma quello che mi preme sottolineare è che non si tratta di una mera questione di cifre. Non sempre a grandi disponibilità finanziarie fanno seguito interventi incisivi e lungimiranti. Misure come la card di 500 euro per i consumi culturali dei neo diciottenni, i 500 milioni per la riqualificazione delle periferie, il nuovo fondo strutturale per il cinema italiano (400 milioni), i 30 milioni annui in più destinati a biblioteche, archivi ed istituti culturali, gli ulteriori 300 milioni di euro per il piano triennale di tutela del patrimonio culturale (con 241 interventi previsti in tutta Italia), rappresentano un virtuoso mix di disponibilità finanziaria unita ad una programmazione mirata.
Insieme a queste risorse nazionali, il Meridione potrà anche contare su ulteriori 360 milioni di euro che l’Europa, attraverso il Pon «Cultura e Sviluppo», mette a disposizione di Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia per la tutela e la valorizzazione di 60 grandi attrattori culturali. Per non parlare dei 114 milioni, sempre di fondi comunitari, a disposizione dell’industria culturale e creativa che daranno «benzina» a tante giovani intelligenze del Sud Italia. Senza falsi ottimismi, ritengo dunque che la prossima ricerca Svimez potrà contare su dati più positivi per quanto riguarda la spesa culturale per il Mezzogiorno, augurandomi che un management competente unito ad una buona politica riesca a tradurre queste risorse in più legalità, più posti di lavoro ed un maggior orgoglio di essere meridionali.
Fonte: “Corriere del Mezzogiorno”

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