Allergici all’olio tunisino e al libero mercato

di Daniel Predoi su “TheFielder

olio-oliva

Il 25 gennaio la Commissione Commercio Internazionale dell’Unione Europea ha approvato, per il biennio 2016-17, un’importazione supplementare di 35.000 tonnellate l’anno d’olio d’oliva tunisino, quantità che ora è ferma a quasi 57.000 tonnellate. Il provvedimento in verità dev’essere ancora approvato dall’Assemblea plenaria di Strasburgo, dopo essere stato proposto dalla Commissione Agricoltura secondo un piano lanciato da Federica Mogherini (sì, è viva, e per il M5S è anche “iper-liberista”), eppure il panorama politico italiano s’è già abbandonato a ben noti isterismi. Il M5S Europa annuncia dalla sede del movimento (si tratta solo del blog di Beppe Grillo) che “il PD vota per l’invasione dell’olio tunisino e uccide il made in Italy”; ilGiornale.it, riferimento del sedicente centrodestra italiano, ci ricorda che “l’UE c’impone l’olio tunisino” dando uno “schiaffo ai nostri agricoltori”, riprendendo un post di Matteo Salvini in cui incalza il Partito Democratico, Matteo Renzi che si cala le braghe, e ci ricorda che queste 35.000 tonnellate saranno importate senza dazi doganali.

In un Paese con una politica normale la notizia sarebbe stata interessante solo per gli addetti ai lavori, ma abbiamo imparato che l’Italia, politicamente, è tutto fuorché un Paese normale. Non lo è anche a causa di un centrodestra succube di una Lega volta allo statalismo e che invoca il protezionismo a ogni accenno d’importazioni estere. Purtroppo per Salvini e per il M5S, che già grida a un complotto per ammazzare i piccoli produttori nostrani e favorire i politici tunisini, c’è sempre quella fastidiosa questione chiamata “realtà” a sminuire tutte le loro illazioni e i loro allarmismi. L’Italia, infatti, è il principale partner economico della Tunisia per importazione d’olio d’oliva, quindi un piccolo supplemento della sua importazione senza dazi doganali non potrebbe che trasformarsi in un beneficio.

L’obiezione tanto naturale quanto errata è che a risentirne sarebbero i piccoli agricoltori. Conviene osservare i dati in dettaglio. Dal 1991, secondo i dati dell’International Olive Council, l’Italia ha prodotto sempre meno olio d’oliva di quanto ne abbia consumato ed esportato. Osservando l’andamento qualitativo delle curve, emerge anche che la domanda interna del prodotto ha sempre seguito il trend dell’offerta derivante dalla produzione interna e che, quando la produzione sensibile ai raccolti delle olive non soddisfaceva la domanda, il generico consumatore italiano s’è rivolto anche a prodotti surrogati oltreché a prodotti d’importazione.

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