Il declino della politica 

di Angelo Giubileo 

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ambito finanziario definisce la media delle previsioni degli analisti.
E quindi, cosa di preciso è accaduto in questi giorni perché l’uno, il governo, abbia inveito contro l’altra, l’Ue, e quest’ultima abbia risposto colpo su colpo? Nel merito, le cronache quotidiane hanno tirato in ballo molti argomenti: legati a fatti, sterili, di politica interna o piuttosto, come dimostrato, inerenti ai rapporti specifici tra i due presunti contendenti. E tuttavia, anche questo scontro, apparso a tratti perfino irriguardoso, in conclusione si è rivelato effimero. Si potrebbe chiosare: molto rumore per nulla.
E tuttavia, che senso ha avuto e ha ancora dividersi? E, in particolare, dividersi su una questione che pare stia assumendo un ruolo decisivo, quale questa per l’appunto, che più ci sta a cuore, dell’integrazione monetaria, finanziaria e politica del continente, mediante i processi dell’Unione Europea? Se l’Ue ha anche qualche sua colpa, è indubbio però che le maggiori e più gravi appartengono ad ogni singolo stato nazionale, ciascuno per proprio conto. Così emerge e sta emergendo dai processi dell’integrazione, e così dai fatti di questi giorni.
A domanda del direttore de Il Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, “E’ soprattutto sulla questione bancaria che l’Italia, in passato come oggi, non è riuscita a difendere gli interessi nazionali. Sul tema cruciale della bad bank non si poteva trovare prima un’intesa con Bruxelles?”, risponde il premier, Matteo Renzi: “Certo che si poteva fare prima. Aggiungo: si doveva fare tre-quattro anni fa. Si è scelta un’altra soluzione e si è perso l’attimo fuggente …”. E quindi, si sarebbe trattato di scelte sbagliate, le cui responsabilità non sarebbero per nulla addebitabili né agli attuali né ai più recenti “interlocutori”, attraverso un’eco delle parole risuonata da Bruxelles. In più, i decisori di allora, sbagliando, non avrebbero colto “l’attimo fuggente”. E quindi, qualcosa che sarebbe stato altrettanto effimero.
Sull’intera questione delle banche nazionali, sarà aperta una “commissione d’inchiesta” che serva a fare chiarezza? Difficile, pare, nonostante gli echi di dibattiti interni appena trascorsi; perché, deduciamo, a cosa servirebbe una “commissione” che faccia chiarezza sul passato? Solo a fare “polemiche inutili”, altra eco di questi giorni recenti. Cosa servirebbe al presente e al futuro del paese? Semplice, servirebbe comunque a fare chiarezza. Un’operazione di “verità”, e quindi stavolta un’eco di accadimenti viceversa lontani, abusati dalla politica a danno della stessa economia, entrambe nostrane.
Prende corpo, ma solo nelle ultime ore, l’ipotesi di un “attacco” sistematico all’intero sistema bancario nazionale. Possibile? Risposta del premier: “No. C’è una manovra su alcune banche, punto …”. E allora, si tratta del Monte dei Paschi di Siena. Lo dice il listino. E per quanto riguarda il progetto di fusione di Banca Intesa e Unicredit? Risposta del premier: “Non è mia competenza entrare in queste dinamiche”. E allora, insiste il direttore del giornale: “Non crede che l’Italia abbia bisogno di più banche grandi in competizione tra loro e non di una grande e tanti nani intorno?”. Risposta: “L’Italia ha il sistema delle piccole e medie imprese come punto di forza. Ma ci vogliono grandi player in alcuni settori … In tutti i settori chiave. Le modalità però dipendono dagli azionisti, non dal Governo”.
E quindi, in definitiva, cosa spetterebbe ancora fare alla politica? A noi, almeno questa volta, sembra chiaro: nulla più che agevolare gli investimenti economici e finanziari dall’estero. Se, in modo effimero, lo stesso premier sancisce: “Gli eventi di queste ore agevoleranno fusioni, aggregazioni, acquisti. E’ il mercato, bellezza. Vedrà che sarà uno scenario interessante, ne sono certo”.
 
N.B.: I corsivi nel virgolettato sono brani di un’ampia intervista pubblicata da Il Sole 24 Ore in data 21/01/2016.

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