Reato d’immigrazione clandestina: inefficiente e contraddittorio

di Raffaele Minieri su “The Fielder

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Le motivazioni che spingono ad abbandonare il proprio luogo d’origine, per approdare in contesti territoriali, sociali, economici e culturali a volte diametralmente opposti ai propri, da sempre costituiscono un tema di grande complessità. Ovviamente le ragioni che sottendono allo spostamento, pure in tensione fra bisogno di sopravvivenza e aspirazioni “marcopoliste”, fra nostalgico abbandono e nomadismo ideologico, non possono essere considerate univoche. Si tratta di una situazione nella quale il conflitto tra diritti ed esigenze di sicurezza, soprattutto alla luce delle attuali vicende internazionali, è evidente. Ben comprensibili sono le ragioni che militano da ogni parte; meno chiari, invece, appaiono gli strumenti coi quali si vogliono – laddove realmente si voglia – raggiungere i risultati sperati. Infatti, da un lato chi sostiene le ragioni dell’accoglienza non propone validi strumenti affinché si eviti l’intollerabile compressione della libertà e della dignità conseguente alla gestione dei centri d’identificazione ed espulsione; dall’altro, chi si schiera senza se e senza ma dalla parte dell’espulsione degli immigrati e della loro criminalizzazione in quanto tali pare non interessato agli strumenti da usare, ma piuttosto alla campagna mediatica.

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