Il taglio delle tasse è un sogno In 3 anni saliranno di 56 miliardi

di Carlo Lottieri su “Il Giornale

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Nonostante i proclami del governo e gli annunci trionfanti dell’informazione compiacente (a partire dalla Rai, che la Leopolda dei rottamatori voleva riformare e che oggi, invece, l’esecutivo sta difendendo in tutti i modi), nel 2016 e negli anni successivi il prelievo fiscale crescerà.

A evidenziarlo è un’analisi apparsa su lavoce.info, il sito di riflessioni economiche fondato da Tito Boeri, oggi alla guida dell’Inps. E l’autore del pezzo che mostra questo incremento delle tasse è un professore della Cattolica, Francesco Daveri, a cui si deve pure un volume scritto assieme a Carlo De Benedetti e Federico Rampini.Il docente di Politica economica esamina la nota tecnico-illustrativa fornita dalla Ragioneria generale dello Stato, rilevando come per l’esecutivo le entrate pubbliche complessive siano destinate a salire di 10,56 miliardi nel 2016, poi di altri 20,7 miliardi nel 2017 e, infine, di ulteriori 25 miliardi nel 2018. Questo significa che fra tre anni lo Stato introietterà ben 56 miliardi in più di quanto non faccia oggi.Questo discende da due fatti, in qualche modo elementari e ineludibili. Il primo è che i pochi tagli compiuti in occasione della finanziaria (l’eliminazione della Tasi sulla casa principale, in particolare) non bastano a ridurre le entrate, ma si limitano a rallentare l’inerziale aumento della quantità di risorse che lo Stato sottrae a famiglie e imprese. Senza quelle misure le entrate sarebbero cresciute anche di più, ma è chiaro che esse sono del tutto inadeguate a operare una svolta a favore dei contribuenti.L’altra questione, ancor più cruciale, è che in assenza di un massiccio ridimensionamento delle spese è impossibile che si possa pensare a un abbassamento della pressione fiscale. Al contrario, come rileva Daveri, nel 2016 le uscite dello Stato cresceranno ulteriormente (altri 9 miliardi in più), fino raggiungere un totale di 840,6 miliardi di euro.Si sarebbe potuto fare di più e di meglio, tagliando con più coraggio le imposte e dando in tal modo respiro alle aziende e ai conti familiari? Senza dubbio. Ma per conseguire quell’obiettivo si sarebbe dovuto abbandonare quel mix di furbizia e opportunismo che caratterizza il cosiddetto «pragmatismo» del ceto politico renziano. Si sarebbe dovuto cambiare passo e rigettare la logica clientelare che ha trovato pure espressione nelle troppe mance a favore di innumerevoli gruppi sociali: dai diciottenni premiati con il bonus culturale fino agli immarcescibili forestali della Calabria.Le cifre hanno una loro semplicità: un’eloquenza che nessuna propaganda può facilmente smontare. È vero che in molti casi è possibile manipolare i dati o interpretarli a proprio modo, ma tutto oggi lascia intendere che ci sia una forte coerenza tra l’economia reale sfiancata dall’invadenza dello Stato e la dura legge di cifre sempre peggiori, che descrivono un Paese incapace di cambiare.Il risultato è che l’Italia muore di tasse, ma il governo non fa proprio nulla per cambiare la situazione.

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