Il lato oscuro del sindacato 

di Angelo Giubileo 

  
L’articolo 16 comma 2 del DDL sulla Concorrenza, in corso di esame in commissione al Senato (S.2085; http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/46060.htm), prevede la convocazione di un tavolo tecnico per il rilancio, imprescindibile, della previdenza complementare in Italia. A tal fine, il 2 dicembre scorso, le sigle sindacali CGIL CISL E UIL hanno presentato quella che una volta si sarebbe definita piattaforma di programma, i cui punti essenziali sono brevemente ma efficacemente riassunti nel testo, condiviso da CGIL e CISL, della relazione del segretario confederale della UIL.
In argomento, com’è ormai fin troppo evidente anche ai non addetti ai lavori, il problema è rappresentato dallo scarso numero di adesioni al sistema, così come istituito a partire dal decreto legislativo n. 124/93, e quindi un problema annoso, relativo ad un totale complessivo di lavoratori iscritti, ancora oggi pari, purtroppo, a soltanto 1 su 4.
Quali le colpe o cause di questa lacuna?
A giudizio del “Sindacato” (così autodefinitosi nel testo della relazione): “la grave crisi economica … ma soprattutto la disinformazione, le scelte e i comportamenti della politica e delle istituzioni”.
E, tra le istituzioni, anche “il Sindacato”?
Non sembrerebbe, a leggere ancora il testo, perché “invece, (esso ha) dovuto lottare, negli ultimi anni, contro una continua e reiterata campagna di disinformazione e di vero e proprio depistaggio …”.
Negli ultimi anni, quali?
Mediante sempre il virgolettato del testo, quelli di:
i) “ripetuti tentativi di abolizione della COVIP”: ma non è chiaro quale sia il legame tra authority di settore e convenienza dell’adesione per i lavoratori;

ii) “aumento della tassazione dei rendimenti dall’11% al 20%”: disposta con la Legge di Stabilità di un anno fa;

iii) “TFR in busta paga”: ma anche in tal caso, e peraltro in forma sperimentale, si tratta di una misura disposta solo con la stessa Legge di Stabilità dell’anno scorso;

iv) “non meglio precisate e ripetute proposte del Governo di indirizzare gli investimenti dei fondi nell’economia italiana”: quali proposte? Delle quali, peraltro, non abbiamo sentito affatto discutere seriamente né dall’una né dall’altra parte. E ancora, di quale “Governo”? L’ultimo? In carica, tuttavia, da neanche due anni?
E quindi, anche se appare fin troppo e altrettanto evidente: per i restanti venti anni, dal 2013 al 1993, per lunghi venti anni, il Sindacato dov’è stato, dov’era e, soprattutto, se non quelli dei lavoratori, quali interessi ha realmente rappresentato?

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