Letture: Il liberalismo come metodo

  
“IL LIBERALISMO COME CONCEZIONE DELLA VITA”

Recensione di Titti Marrone (Il Mattino) al volume “Il liberalismo come metodo” (Kairòs Editore. Pagg. 126, euro 14) di Ernesto Paolozzi. 
Uno dei maggiori paradossi della contemporaneità fa sì che la dottrina politica più adeguata a fornire risposte a urgenze tra le più pressanti della convivenza civile, quella liberale, si mostri anche affetta, se non da afasia, da evanescenza propositiva. Eppure gli sviluppi della storia recente, dal crollo dell’Urss a quello delle dittature arabe seguito dal rovinoso insediamento di nuovi assolutismi armati, non fanno che segnalare un’esigenza forte di un liberalismo attivo e operante. Quanto al disincanto seguito al tramonto delle ideologie che pretendevano di avere la verità in pugno, spalanca oggi varchi profondi da cui emerge la centralità dei diritti civili, trascurati o scarsamente considerati dalle culture politiche tradizionali. Così anche campi come la bioetica con i temi dell’aborto, della fecondazione, dell’eutanasia, l’autodeterminazione con le unioni civili, quelli caldissimi di scuola, giustizia, forma Stato, informazione, si mostrano potenzialmente abbordabili soprattutto con un vero, chiaro, appassionato approccio liberale.

Ma perché il termine “liberale” non riappaia come etichetta di comodo come accadde con la berlusconiana “Casa delle libertà” – operazione denunciata come usurpazione per primo da Norberto Bobbio – serve un ripensamento coerente del senso e del ruolo che può avere: cominciando da una ricollocazione del “Liberalismo come metodo”, per dirla con il titolo del libro di Ernesto Paolozzi appena pubblicato da Kairòs editore (pagg. 126, euro 14). Chi conosce Paolozzi sa che fin dai primi studi, negli anni del movimento giovanile, l’acume teorico si è sempre coniugato in lui con la passione politica e con la ricerca di formulazioni chiare in grado di fornire risposte operative. Quest’ultimo libro ripropone le tre urgenze dell’autore partendo dalla ricerca di una “interpretazione della realtà attraverso il principio della libertà”.

Seguendo le indicazioni di Croce, per cui “per arrivare a una concezione ampia della libertà non è possibile riferirsi a un solo partito”, Paolozzi interpreta il liberalismo come dimensione “metapolitica”: cioè non ideologia strutturata con un sistema rigido di regole, ma come tensione normativa laica, opzione culturale da far valere “come elemento dialettico fondamentale per costituirsi come forza di governo non totalitario o burotecnocratico”. Un liberalismo, insomma, svincolato dalle astrattezze e dai formalismi del passato, adeguato alle urgenze del momento al punto da arrivare a porsi, una volta buona, come la “terza forza” di cui c’è bisogno.

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