Gli immigrati irregolari delinquono molto di più degli italiani. E a dirlo non è Salvini

di Elia Dell’Aglio su “Immoderati

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L’immigrazione irregolare costituisce un problema per la sicurezza pubblica.

A dirlo non è Salvini, in una delle sue solite sparate, ma una ricerca condotta dal sociologo Marzio Barbargli (riassunta da Vladimiro Polchi su Repubblica), che in qualche modo suffraga i dati riportati da Luca Ricolfi sul Sole 24 ore, secondo il quale il tasso di criminalità degli immigrati stranieri (regolari) è sei volte quello degli italiani e quello degli immigrati irregolari addirittura trentaquattro volte quello degli italiani.

Nel 2014 sono stati denunciati immigrati: per il 49% del totale delle rapine commesse in strada, per il 49% di quelle avvenute nelle abitazioni e per il 41% di quelle perpetrate negli esercizi commerciali; per quanto riguarda i furti, il numero degli immigrati denunciati per quelli in abitazione è il 57%, per quelli nei negozi il 60%, per i borseggi il 66%.

Scarseggiano invece le denunce ad immigrati nelle frodi informatiche (13%), nelle rapine in ufficio postale (11%) e in quelle in banca (6%).

L’incidenza della criminalità degli immigrati in Italia varia considerevolmente a seconda della posizione geografica: “nel 2014 in Lombardia e Liguria 3/4 dei denunciati per furto in appartamento sono stranieri, in Trentino, Veneto, Friuli, Piemonte, Emilia, Toscana e Lazio sono i 2/3”. “Nel Lazio la quasi totalità di persone denunciate per borseggio sono straniere (85%)”.

È opportuno inoltre ricordare che la presenza di stranieri nelle carceri italiane, seppur in lieve diminuzione, è a livelli molto elevati, al 32,6% del totale.

Secondo la ricerca succitata – che attinge dai dati del ministero dell’interno – i clandestini rimpatriati sono il 50,9% di quelli rintracciati nel 2014. Questa cifra è però contraddetta da quella fornita da altri fonti, per esempio Marco Zatterin de La Stampa, il quale scrive che in totale il numero di rimpatri adottati dal nostro paese nel 2014 si attesta al 20%.

A seguito degli eccidi a Parigi, si è appreso dai giornali che, per evitare che la magistratura ne impedisse l’arresto (pensate un po’ come siamo messi!), il governo ha espulso e rimpatriato 60 stranieri ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica a causa della loro vicinanza al fondamentalismo di matrice islamica.

La ricerca di Barbagli sconfessa, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la tesi sostenuta dalla sinistra intellettuale e politica secondo cui l’immigrazione irregolare non impatta sulla sicurezza dei cittadini.

Le paure dei cittadini nei confronti dell’immigrazione irregolare spesso non sono affatto irrazionali, frutto di razzismo, dabbenaggine o di sobillazione da parte di alcune forze politiche (per esempio la Lega Nord); i cittadini che sono contrari all’immigrazione – clandestina – o alla gestione scellerata dei flussi e dell’accoglienza da parte dell’attuale governo, hanno dalla loro legittime ed anzi fondate ragioni.

Oltretutto poi l’immigrazione clandestina, secondo le leggi vigenti, è ancora considerata illegale in Italia.

Il governo dovrebbe fare ciò che non fa: contrastarla con vigore e determinazione, sceverando, in tempi brevi e in modo oculato, chi ha diritto all’asilo politico e chi no (nel 2015, secondo i dati del ministero dell’interno, peraltro ancora provvisori, la metà dei richiedenti asilo ha visto respinta la propria domanda), per poi provvedere a rendere effettive le relative espulsioni dal territorio italiano.

Naturalmente il discorso cambia se ci si riferisce agli immigrati regolari.

L’immigrazione regolare complessivamente apporta enormi benefici all’economia italiana. I 5,8 milioni di stranieri residenti nel nostro paese sono spesso ben integrati, in molti casi svolgono mansioni e lavori che gli italiani si rifiutano di fare, talvolta si sentono più legati al nostro paese di quanto lo siano gli italiani stessi.

È vero che anch’essi, come detto, delinquono di più (benché i dati sulla microcriminalità dei regolari non sono così allarmanti come per gli irregolari).

Presumo che le ragioni siano due. In Italia impera uno stato di generale anomia. Se gli italiani per primi non rispettano la legge e non sono un modello di buoni cittadini, figurarsi gli immigrati che dovrebbero emularli.

E poi forse, ed è una ragione collegata alla prima, tendiamo ad attirare anche un certo tipo di immigrati che di questo stato di inosservanza della legge intendono approfittare, quasi certi dell’impunità.

La soluzione non può essere il rifiutare l’immigrazione tout court ma far rispettare in maniera indefettibile le leggi. La mancanza di legalità è uno dei principali e più gravi problemi italiani, e riguarda tutti, non solo gli immigrati.

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