Niente di nuovo sotto il Sole delle Alpi

di Dario Bortoluzzi su “Immoderati

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Pieni di speranza e scevri di ogni pregiudizio verso il partito che un tempo si propose di rappresentare i ceti produttivi del cuore industriale del Paese, ci accingiamo ad analizzare rapidamente i 10 punti del programma economico della Lega Nord (qui trovate il testo), appena pubblicato da Salvini.

Punto 1. Abbandono dell’Euro. L’obiettivo, si legge, è quello di arrestare la contrazione del reddito medio degli italiani, che sarebbe causata proprio dalla moneta unica, poiché anche se l’inflazione con l’Euro è molto bassa o addirittura negativa, secondo Salvini, la contrazione del reddito nominale è stata tale in questi anni da portare comunque ad una contrazione dei redditi reali. Ammesso che ciò sia vero ed ammesso che la causa del fenomeno sia davvero l’Euro, ci limitiamo ad osservare che se l’uscita dall’Euro deve servire a ridare competitività al Paese, svalutando i costi di produzione, come si legge sempre al punto  1 e poi al punto 10, occorre proprio una svalutazione reale dei salari, cioè occorre che l’inflazione/svalutazione monetaria sia maggiore della crescita dei salari. Altrimenti avremmo una perdita e non un recupero di competitività. In pratica Salvini per scongiurare la svalutazione del reddito ci propone come antidoto una svalutazione del reddito. Cominciamo bene.

Punto 2. Sostegno alle piccole imprese. Tralasciando il preambolo sui malefici della delocalizzazione e la condanna dei consumatori che si permettono di importare “prodotti di scarsa qualità” “da chissà dove” (sic.) – supponiamo che Salvini, preveda di prescriverci in prima persona cosa dobbiamo considerare “di qualità”– osserviamo che in un mondo ideale la pressione fiscale sulle imprese andrebbe ridotta in modo generalizzato, poichè limitare i tagli alle sole piccole imprese significa al solito incentivare il nanismo industriale in nomedello spirito pauperistico-dirigista per cui, siccome il popolo ha deciso che le imprese sono belle se piccole e brutte se grandi, allora lo Stato deve correggere il mercato premiando le piccole imprese e punendo le grandi. Ma chiudiamo un occhio e proseguiamo per vedere se col programma della Lega saremmo realisticamente in grado di ridurre la pressione fiscale almeno sulle piccole imprese. Sarebbe già un successo.

Punto 3. Introduzione della Flat Tax. E qui saremmo d’accordo, se non che il nostro uomo, forse avvedutosi di aver detto una cosa sensata, si corregge subito e spiega che intende finanziare questa misura con il recupero dell’ “elusione” fiscale “dei ricchi” (abbiamo già scritto un corsivo a riguardo). Al di là dell’autoevidente velleitarietà di questa forma di finanziamento, velleitarietà su cui non merita spendere neppure una parola, ci preme sottolineare la contraddizione stridente che sussiste tra affermare che in Italia la pressione fiscale è eccessiva e affermare che la riduzione della pressione fiscale va attuata con la lotta all’evasione, cioè cercando di incassare più tasse. Quando si capirà che il problema è l’eccessivo livello della tassazione e non il fatto che lo Stato non riesce ad incassare quanto pianifica di incassare con il suo sistema fiscale vessatorio e predatorio? Su questo però è sicuramente possibile un’intesa tra Lega e SEL.

Punto 4.-5. Politiche anticicliche di spesa e nazionalizzazione delle imprese strategiche.Tralasciando alcune perle come la creazione di “fabbriche e coltivazioni mirate alla produzioni di beni esclusivamente importati da paesi extra Ue” (e perchè mai?) notiamo che siamo alla solita pappetta dirigista, centralista e statalista della peggiore tradizione italiana. Evitiamo però la discussione sui massimi sistemi e limitiamoci ad osservare: come intende Salvini ridurre le tasse e insieme aumentare la spesa? Forse Salvini dispone di una cornucopia con la quale generare ricchezze dal nulla? Sospettiamo di no, perchè in tal caso potremmo semplicemente smettere di lavorare e vivere felici e prosperi una volta per tutte. Esiste un’unica possibile ricetta: il deficit pubblico. Ora, ammesso che si trovi qualcuno disposto a finanziare un Paese mostruosamente indebitato come l’Italia che si mette a fare deficit spending per creare “coltivazioni mirate alla produzioni di beni esclusivamente importati da paesi extra Ue”, ricordiamo sommessamente ai lettori che i debiti di oggi sono le tasse di domani. Insomma: ancora tasse. Niente di nuovo sotto il Sole delle Alpi.

Punto 6. Abolizione della riforma Fornero. Anche se siamo stanchi di sentir ripetere che i giovani sono disoccupati perchè gli anziani non vanno in pensione abbastanza presto nonostante questa tesi sia stata già molte volte confutata[1], ci focalizziamo su un altro punto. Se siamo sostanzialmente d’accordo sull’introduzione di strumenti di flessibilità che permettano di andare in pensione anticipatamente/posticipatamente incassando assegni più ridotti/ più cospicui, dobbiamo putroppo ricordare che la moltiplicazione dei pani e dei pesci non esiste, almeno non dall’anno 33 dopo Cristo, quindi, considerando anche lo stato dell’INPS e la salute precaria dell’economia, per avere un sistema in equilibrio si potrà andare in pensione anche molto prima, ma con assegni molto, molto, molto bassi. Per esempio con un assegno da € 100,00 al mese. E’ questo il senso della proposta di Salvini? E dire che in un mondo sovrappopolato da intelligenze non ci aveva pensato nessuno. A riguardo leggi anche Una riforma da difendere.

Punto 7. No al TTIP. Anche qui vorremmo tenerci alla larga dalle diatribe sui massimi sistemi, come quella tra liberoscambisti e protezionisti. Il lettore saprà già da che parte batte il nostro cuore. Ci limitiamo a sottolineare che l’argomentazione principale di Salvini, cioè che l’Italia verrebbe distrutta dalla concorrenza americana, si scontra col fatto che l’Italia attualmente è esportatore netto verso gli USA , cioè esporta verso gli USA più di quanto importi. La ragione porta a pensare che la caduta delle barriere commerciali stimolerebbe quindi la crescita economica dell’Italia e non che la deprimerebbe come sembra credere in base a ragioni ignote Salvini.

Punto 8. Stop all’immigrazione incontrollata. Ci semba un’idea molto generica e quindi difficile da commentare. I precedenti della Lega su questo terreno ci paiono poco lusinghieri.

Punto 9. Si può tassare solo se c’è reddito. Anche se non è chiaro esattamente cosa si intenda sembra di capire che Salvini chieda lo smantellamento di tutte le imposte di natura patrimoniale, mentre le imposte indirette rimangono in una zona grigia. Oltre a chiederci nuovamente come Salvini intenda conciliare questa riforma fiscale con la flat tax e simultaneamente coi suoi ambiziosi e faraonici piani di spesa, facciamo sommessamente notare che, poichè viviamo in un mondo in cui la competitività sui mercati globali è l’unica ricetta per la sopravvivenza, la tendenza dell’Europa e del mondo intero è di segno esattamente opposto, cioè detassare il più possibile i redditi da lavoro e di impresa per rendere le merci e i servizi più competitivi e tassare piuttosto consumi e patrimoni. Forse il resto del mondo non ha capito niente?

Punto 10. Fotocopia del punto 1. Forse l’estensore intendeva rafforzare il concetto in attesa di introdurre a Bologna una moneta diversa da quella di Milano?

In conclusione, sorvolando sulla velleitarietà a tratti grottesca di questo programma, ci troviamo di fronte all’ennesima abbuffata di statalismo e dirigismo. Meno Europa significa per Salvini soltanto “più Roma”. E più Roma significa, al solito, solamente “tasse, tasse, e ancora tasse”. Siete avvisati.

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[1] In base a tale curioso modello, a titolo di esempio, dovrebbe bastare mandare trenta milioni di Italiani in pensione per trovare lavoro a tutti gli altri e far vivere felici e contenti in pensione i primi e trovare un lavoro a tutti gli ex-discoccupati; come farebbero però poi i lavoratori a mantenere trenta milioni di pensionati oltre che se stessi? Forse introducendo aliquote IRPEF del 120%? Non pensate che qusta idea, se attuata, avrebbe come unico risultato a chiusura di tutte le imprese del Paese l’esplosione della disoccupazione a valori vicini al 100%?

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