La leggenda del Principe di Salina

di Angelo Giubileo 


E’ come avviene per le auto, allorquando occorre fare un tagliando. Anche se qui, giammai non sia detto, si tratta di qualcosa assai più complesso, che riguarda l’azione politica di un leader che, da circa due anni, oltre che premier di governo è anche leader del maggiore partito della medesima coalizione. In effetti, una situazione anomala anche per l’Italia, che pure ha visto per gran parte della seconda metà del secolo scorso il predominio politico di un partito “nazionale” quale fu la Dc di Fanfani, Andreotti e Forlani.
L’ascesa politica di Renzi ha preso il via dallo scontro con l’allora maggioranza, ora minoranza bersaniana, del Pd. Si potrebbe allora ritenere che, conquistata la leadership interna, Renzi abbia mutato indirizzo alle politiche di partito. E invece, nelle sedi locali e periferiche del partito di questa cosa non vi è assolutamente traccia. Per evidente convenienza, i leader locali si sono immediatamente riconosciuti nella nuova (di nome) leadership nazionale, ma (di fatto) hanno continuato a perseguire le vecchie politiche locali. La lista dei nomi è lunga, uno su tutti l’attuale governatore della Campania. Ed altri, a quanto pare, sembrano ritornare; uno su tutti l’ex governatore della Campania. La terra felix dei romani e ancora la parte di un regno, quello che fu, delle due sicilie.
Si potrebbe anche ritenere che il disegno politico renziano sia piuttosto un altro, e cioè la strutturazione di un “partito della nazione”, assimilabile alla vecchia Dc, ma costruito insieme alle attuali forze moderate di centrodestra. Ncd e anche reduci di Forza Italia. E invece, è accaduto che qualcuno facesse e faccia ritorno anche di là del campo, avverso, e uno su tutti il vecchio leader Berlusconi. Che il patto del Nazareno ci sia o non ci sia stato, non importa. In effetti, senza i voti dell’altra parte del campo non sarebbe stato possibile approvare alcuno o quasi provvedimento in Parlamento. Non è stato possibile eleggere un Presidente della Repubblica. E ora, in una sorta di escalation, che appare consumarsi in via definitiva, non è tuttavia possibile eleggere un giudice che sia uno della Corte Costituzionale. E a nulla servono perfino i verdiniani o qualche altro grillino in fuga dall’anonimato.
Adda passà a nuttata. Hanno pensato tutti insieme. Prima o poi questa crisi internazionale finirà, e allora tutto ritornerà come prima. Ovvero alla cosiddetta politica di deficit spending, praticata per decenni e decenni, salvo quel “vincolo esterno” dell’Europa voluto infine da Andreatta e Carli. Non a caso, due tecnici prestati alla politica. Perché in Italia, quando la politica non può spendere, si rivolge ai tecnici e, dopo averne approvato in via esclusiva i provvedimenti d’urgenza, dopo averli criticati e pronta subito a scaricarli addossando loro ogni tipo di colpa. Perfino quella fantasiosa del peccato originale. Infatti, il serpente era un tecnico; il solo in grado di apprezzare il frutto proibito.
Eppure, stavolta il governo Renzi sembra aver fatto addirittura peggio, anche se è facile arguire che nessun’altro sarebbe stato capace di fare meglio. In tempi di cosiddetta austerity, il debito pubblico dell’Italia ha continuato a crescere. Come i tassi di deficit annuali.
Ma, le riforme? Almeno, su questo versante, qualche risultato l’avremmo pur raggiunto? E invece, l’ultimo rapporto della Commissione europea segnala, la scorsa settimana, che calano le quote di mercato del paese, calano le quote d’investimenti in rapporto al pil (in stagnazione), cresce la disoccupazione di lungo termine e quella giovanile, si contrae ulteriormente il credito privato.
Ah, quasi dimenticavo. Sul piano internazionale, si segnala la mancata assunzione di una posizione che sia una e quindi la mancata assunzione di una qualsiasi responsabilità e quindi di un ruolo sullo scacchiere europeo e internazionale. A parte, s’intende, il ruolo di essere sempre disposti, s’intende militarmente, a compiere operazioni di pace. Sotto l’egida del Vaticano e guidati da una folta schiera di guardie svizzere.
Adda passà a nuttata. E allora torneremo a votare. E questo basta, perché noi siamo il paese del principe di Salina, meglio noto come il principe del Gattopardo.

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