L’ideologia dei boicottatori nasconde pure una buona dose di masochismo economico

di Massimiliano Trovato su “IBL

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Il provvedimento con cui la Commissione Europea ha imposto l’etichettatura delle merci prodotte da aziende israeliane nei territori contesi ha ringalluzzito gli alfieri del boicottaggio, che, in ossequio all’onnipresente pregiudizio nazionalista, calpestano la demarcazione tra le imprese e gli stati di cui battono bandiera. Qualunque cosa si pensi del conflitto, occorrerebbe tener distinte le responsabilità delle istituzioni politiche e quelle degli operatori economici.

Secondo le ultime rilevazioni del Palestinian Central Bureau of Statistics, oltre 113.000 palestinesi lavorano in Israele o negl’insediamenti. La Cisgiordania ospita sedici aree industriali israeliane: un totale di un migliaio di stabilimenti che impiegano 22.000 palestinesi e immettono nell’economia palestinese circa 300 milioni di dollari l’anno – un contributo non trascurabile, alla luce della perdurante recessione e di una disoccupazione media del 27,4%. Il valore della presenza israeliana emerge – a contrario – anche dall’osservazione della Striscia di Gaza, da anni autonoma de facto: disoccupazione al 42,7% (contro il 18,7%), una paga media giornaliera di 63,4 sicli (contro 92,9), nessuna traccia di una classe imprenditoriale propria (mentre in Cisgiordania qualcosa si muove: si pensi al distretto tecnologico di Ramallah).

Certo, gl’impieghi presso aziende israeliane rimangono i più ambìti, con un salario medio di 200 sicli al giorno e la garanzia – sancita dalla Corte Suprema nel 2007 – del medesimo corredo di benefici assicurato ai dipendenti israeliani: indennità di viaggio, assicurazione medica, pensioni… L’asimmetria nelle condizioni di lavoro, denunciata persino dal quotidiano ufficiale palestinese Al-Hayat Al-Jadida, spiega perché la norma che criminalizza il lavoro palestinese negl’insediamenti rimanga largamente disapplicata. Al movimento BDS mancherà una “M”, ma non manca il masochismo: chiedere conferma ai quasi 500 lavoratori palestinesi appiedati da SodaStream, che ha abbandonato lo stabilimento di Mishor Adumim anche a causa del boicottaggio e di una violenta campagna di stampa (ne fece le spese persino Scarlett Johansson).

La rilevanza delle relazioni d’affari tra Israele e Palestina, però, non si riduce ai soli risvolti economici, ma si estende alle prospettive di stabilizzazione dell’area. Il robusto legame esistente tra pace e commercio era già al centro della riflessione di autori classici come Montesquieu («l’effetto naturale del commercio è di condurre alla pace»), Kant («lo spirito del commercio non può convivere con la guerra»), Constant («la guerra è l’impulso, il commercio è il calcolo; ma per ciò stesso deve venire un’epoca in cui il commercio sostituisca la guerra») e Mill («il commercio sta rendendo rapidamente obsoleta la guerra»), nonché del Bastiat apocrifo secondo cui «dove non passano le merci, passeranno gli eserciti».

Oggi, simili intuizioni rivivono nelle formalizzazioni dei teorici della “pace capitalistica”, che illustrano la correlazione tra l’estensione dei mercati e l’assenza di conflitti. Da un lato, il commercio riduce l’incentivo alla guerra, ampliando l’accesso a beni e risorse senza il bisogno di ricorrere alla spoliazione bellica; dall’altro, ne aumenta i costi, esponendo alla devastazione il capitale investito e le relazioni instaurate. Lo scambio ha, poi, un altro effetto, più profondo: c’insegna a guardare al prossimo con un rispetto nuovo, non come a un nemico da sottomettere, bensì come a un simile da preservare per il reciproco interesse. Morale: ostacolare l’iniziativa economica non danneggia solo lo sviluppo, ma anche la convivenza pacifica tra i popoli. La normalizzazione del contesto mediorientale non può prescindere da una sempre maggior integrazione produttiva. Si vis pacem, para commercium: un principio di portata generale e, per inciso, di urgenza peculiare, in un momento in cui i fatti di Parigi solleticano reazioni viscerali e muscolari. – See more at: http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=19107#sthash.AiDsdSIU.dpuf

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