11 cose che (forse) non sai sull’Isis

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Cos’è l’Isis? Come funziona? Come è organizzato? In questo articolo cercheremo di rispondere in modo sintetico a queste domande, soffermandoci su qualche curiosità che forse non trovate su altri giornali.
Non tentiamo nessuna analisi del fenomeno, che è ben complesso come lo è la situazione geopolitica dei Paesi dove ha preso piede. Per questo vi rimandiamo ad alcuni brevi libri o numeri monografici che trovate a fine articolo. Nel frattempo…

1. MA QUANTI NOMI HA?
Partiamo inanzitutto dal nome. Isis sta per Islamic State of Iraq and al-Sham (Stato islamico dell’Iraq e Levante e grande Siria), il cui corrispettivo arabo è Daesh (o più precisamente Da’ish). C’è anche chi lo chiama Isil (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) e chi usa la versione semplificata Is (Stato islamico). Tutti nomi che appaiono nel 2013, quando il suo leader, Al Baghdadi, decide che suona meglio di AQI (Al Qaeda in Iraq). Spesso si accompagna alla parola Jihad che significa sforzo, lotta e da qui, attraverso varie interpretazioni, “lotta spirituale al fine di vivere nel migliore dei modi la fede islamica” e “Guerra santa”.

2. COM’È ORGANIZZATO?

In modo piramidale: Abu Bakr al-Baghdadi che si è autoproclamato “califfo”, ha due vice, uno per Iraq, l’altro per la Siria. Più una serie di consulenti che rispondono direttamente a lui e sono responsabili delle funzioni di polizia e di punizione. I suoi vice hanno a loro volta altri vice territoriali che provengono dalle fila dell’esercito di Saddam Hussein.

3. CHI È IL CAPO?
A proposito di al-Baghdadi, sappiamo che ha 44 anni, ha studiato allaIslamic University di Baghdad e ha fatto carriera in al-Qaeda. I suoi biografi segnalano che prima della guerra del Golfo, nel 2003, viveva una vita tranquilla, tra famiglia e… campi di calcetto. Secondo il quotidiano inglese The Telegraph, era il leader della squadretta locale, e i compagni lo chiamavano “Messi”.

4. CALIFFATO?
L’Isis si è autoproclamato califfato, ed erano almeno 90 anni che non sentivamo questa parola: l’ultimo califfato fu abolito nel 1924 da Mustafa Kemal Ataturk in Turchia. Da sedicente califfato avanza pretese di sovranità su 57 paesi. Follia? Fino a un certo punto: la proclamazione di un nuovo califfato sarebbe in realtà una chimata alle armi a milioni di giovani sunniti, che vivono ai margini della società in tutto il mondo. La ragione è prettamente storica: i califfi erano i primi successori di Maometto. in senso giuridico il califfo è il capo della comunità, e deve curare gli interessi temporali dell’Islam; in senso religioso, è garante ed esecutore della legge e detiene il supremo arbitrio in tutte le materie non strettametne determinate dalla legge.

5. DOVE TROVA I SOLDI?

L’Isis è uno dei gruppi terroristici più ricchi della storia: secondo gli esperti, soltanto dal petrolio nelle zone occupate ricaverebbe tra 1 e 2 milioni di dollari al giorno (tra i 25 mila e i 40 mila barili, secondo il New York Times, venduti sul mercato nero del petrolio). Altri soldi arriverebbero dai riscatti, dalle tasse imposte ai sudditi sotto forma di elemosina religiosa (zaqat) e dalla vendita di reperti archeologici, come quelli di Palmira. Per procurarseli i miliziani non hanno esitato a torturare e uccidere l’ex direttore e custode delle rovine romane di Palmira, Khaled Asaad, 82 anni, 50 dei quali trascorsi a studiare e proteggere l’antica cultura di Palmira. Prima dell’arrivo degli uomini del Califfato, l’eroico Asaad aveva collaborato all’evacuazione dei reperti conservati nel museo e aveva rifiutato di abbandonare la città.

6. COSA SUCCEDE QUANDO L’ISIS INVADE UNA CITTÀ?

I miliziani cominciano da subito a usare la forza bruta per imporre la propria visione dello stato islamico fondamentalista. La polizia religiosa (hisba), “che ordina il bene e proibisce il male”, si assicura che i negozi chiudano durante le preghiere musulmane e che le donne coprano i capelli e il viso in pubblico. Gli spazi pubblici vengono murati con recinzioni metalliche pesanti, sormontate con le bandiere nere dell’Isis. Chi viene accusato di disobbedienza alla legge è punito con esecuzioni pubbliche o amputazioni. Secondo le Nazioni Unite i jihadisti hanno ucciso in modo atroce più di 30 uomini accusati di essere omosessuali, alcuni dei quali minorenni.
7. SPIETATI, BRUTALI, MA CON UN UFFICIO RECLAMI
Allo stesso tempo, l’ISIS mantiene mercati, panifici e distributori di benzina funzionanti. La cosa più incredibile è che c’è anche un servizio per la protezione del consumatore a Raqqa (Siria), con tanto di numero di telefono per i reclami.

8. “ARMATI” ANCHE DAGLI AMERICANI

Tra le armi nelle mani dei miliziani del sedicente califfato, secondo il New York Times, alcune sarebbero di provenienza americana con tanto di scritta “Property of U.S. Govt.”: M4 e M16 eredità dell’occupazione dell’Iraq ai tempi della seconda guerra del Golfo.

9. PROTAGONISTI ANCHE A HOLLYWOOD

Negli Usa l’Isis è già finito in una serie tv, dalla parte dei cattivi naturalmente: la seconda stagione di Tyrant (in onda in Italia su Fox) mette in scena il califfato che invade uno staterello mediorientale e la resistenza dei suoi abitanti.

10. QUANTI ITALIANI NELLE LORO FILA?

Secondo Il ministero della difesa italiano, sono almeno 83 i foreign fighters italiani: uomini (soprattutto) e donne di nazionalità italiana che hanno deciso di combattere con l’Isis.

11. ATTACCHI JIHADISTI ALL’ITALIA

Secondo La rivista Limes dal 2001 in Italia ci sono stati “tredici tentativi e piani d’attacco, sei attacchi effettuati ma non riusciti (ovvero con nessuna vittima o danni collaterali minori) e un solo attentato effettuato ma solo parzialmente riuscito (con nessuna vittima ma con feriti), per un totale di venti episodi di stampo jihadista”.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Per saperne di più vi rimandiamo ai numerosi e ben documentati libri sull’argomento: da L’ascesa dello stato islamico di Patrick Cockburn a Il Grande Califfato di Domenico Quirico, da Che cos’è l’Isis a cura dei giornalisti del Corriere della Sera al Califfato del terrore di Maurizio Molinari fino al numero monografico che la rivista Limes ha dedicato all’Isis, lo scorso aprile.

Fonte: Focus.it

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