Noi siamo gli onesti e voi siete il nulla

di Daniel Predoi su “TheFielder

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«Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta. — Benedetto Croce» erano le parole scolpite qualche giorno fa nei pixel dello schermo. Si trattava di una delle tante citazioni d’improbabili letture che inondano la rete e su cui sorvolare, se non fosse che a pubblicarla inizialmente era stata la pagina del Beppone nazionale. A riprenderla era lui, l’onesto. A condividere erano loro, quelli fuori moda perché onesti, quelli ormai pronti a governare con l’onestà. Purtroppo per loro, però, proprio Croce scrisse anche, in un passaggio d’Etica e politicaormai divenuto celebre anche nella rete, che il governo degli onesti è un’utopia per imbecilli. La scelta d’incentrare i propri messaggi sull’onestà, tuttavia, è forse una delle più riuscite operazioni di marketing politico degli ultimi due decenni. Essenzialmente per due ragioni.

Individuare un tema forte e trasformarlo in uno slogan, anzitutto, è indispensabile per qualsiasi operazione politica. Con l’avvento dei social network è evidente il rafforzamento della felice coniazione di Manin: l’importanza del pubblico nella democrazia non era mai stata tanto alta. Il rapporto diretto tra leader e followers, tutti forti di un proprio bacino d’influenza, non è mai stato tanto forte. Trasformare alcuni semplici concetti in concetti dominanti, addirittura identificabili con un partito politico, o un uomo politico, è necessario a tutti i soggetti, ma a rendere svilente il cavallo di battaglia del Movimento è la scelta di far coincidere questo con una virtù, l’onestà appunto. L’operazione è però quanto mai azzeccata, proprio perché la virtù, in quanto tale, è difficilmente attaccabile, e le persone tendono a far propri questi messaggi con molta più facilità d’altri. Dopoché per anni la comunicazione è stata ammorbata dall’irritante superiorità morale della sinistra, ora gli italiani dovranno subire, speriamo per meno tempo, l’onestà dei pentastellati.

In secondo luogo, appropriarsi di una virtù come l’onestà, in un Paese fortemente giustizialista e sempre alla caccia di colpevoli, a eccezione di sé stessi, paga enormemente in termini d’affezione da parte del pubblico. Non dovrebbe sorprendere come gli assenteisti del Comune di Sanremo — truffatori, chiamiamoli col loro nome — su Facebook proferissero parole contro la cosiddetta casta, senza realizzare che quella politica è solo una delle tante e quella dei dipendenti pubblici è un’altra casta. La seconda, tra l’altro, è ben più costosa di quella politica. Nessuna meraviglia, quindi, se uno di loro pubblicava video di “cittadine in Parlamento”, una non-politica come Paola Taverna, che accusava Renzi di non aver mai lavorato. Poco conta se una persona fa parte di quella folta schiera di cittadini che predica bene e razzola male, l’onestà è un brand che attira chiunque: tutti crediamo d’essere migliori e più onesti degli altri. Il risultato in termini di fidelizzazione, grazie anche a una bassa necessità di segmentazione del pubblico, è praticamente assicurato. Si viene a formare così un esercito di persone, proprio grazie all’onestà, che diffonde e radica ogni slogan più di quanto qualsiasi sistema abbia mai fatto in passato.

In pochi anni d’attività politica, ancora meno d’amministrazione e zero di governo, sono riusciti ad appropriarsi del monopolio dell’onestà. A loro è permesso dire tutto, perché loro sono onesti. Loro possono fare tutto, perché sono onesti. Il Movimento salverà la nazione tramite l’onestà. La Strada dell’Onestà è loro, letteralmente. Onestà® sembra un marchio registrato dal Movimento 5 Stelle. Tutto il resto è privo di valore. Se si opera un becero attacco mediatico, basato sulle idee politiche del padre, ad Alessandro Di Battista, lui ne esce fuori affermando che il padre gli ha insegnato il valore dell’onestà. Se qualcuno fa gesti o affermazioni sessiste — cui il Parlamento in versione circense ci ha abituato da anni — scatta l’indignazione pentastellata, ma se lui, l’onesto Di Battista, ha il medesimo comportamento verso le deputate del PD, la base forma la testuggine attorno all’esponente politico: lui restituisce lo stipendio e non ha mai rubato, è onesto. E la lista potrebbe estendersi, dal capitone salvato dalla Ciarambino (sic), candidata contro l’“impresentabile” De Luca, all’onestissima Taverna, che quest’estate pubblicava la foto con una stella marina in mano, animale protetto la cui lesione è sanzionabile. Il caso più divertente è forse quello di Mirandola: dopo la sconfitta del candidato pentastellato alle amministrative, parte della base chiedeva indietro i soldi dati in beneficenza dopo il terremoto. Pensate che cosa sarebbe successo se non ritenevano il voto di scambio un reato deplorevole.

I loro esponenti rimangono, nell’immaginario della base, gli onesti che restituiscono i soldi degli stipendi. Poco conta se quei soldi vengono erogati, da noi contribuenti, e poi dislocati, da loro, in fondi che hanno una forte valenza pubblicitaria per il Movimento stesso. Pubblicità tramite la beneficenza ai terremotati, tramite il microcredito o per la cementificazione della Trazzera; in barba a tutto l’aspetto paesaggistico su cui quell’intervento ha influito, tra l’altro, e anche alla funzionalità stessa del microcredito. Se però parliamo di TAP, in Puglia, si stracciano le vesti in piazza, assieme a Civati. Il fatto che molti esponenti e sostenitori diffondano le bufale della rete e spesso facciano parte dello zoccolo duro di qualsiasi tesi complottista non scredita mai nessuno di loro. L’approccio metodologico con cui propongono idee strampalate invertendo l’onere della prova, onere che spetta a chi ascolta e non a chi espone nella loro visione del mondo, non incide minimamente sulla loro credibilità. Usano generalmente un esiguo numero di canali per informarsi, e il risultato sono soggetti disinformati che propinano idee piene di fallacie argomentative, ma se si tentano operazioni di fact-checking si sta solo salendo in cattedra per difendere il “PDmenoL”, il partito dei corrotti. Loro hanno la patina dell’onestà.

A spiegare bene il fenomeno, nel suo complesso, è anche il recente caso Bagheria. Dei comuni cittadini, imprenditori, senza l’avallo dell’amministrazione, denunciano il racket del pizzo, e viene subito lanciata la campagna #BagheriaOnesta dalla sede del Movimento, il Blog, e tutta la base inveisce contro gli altri partiti. Il fatto che l’amministrazione della città sia del M5S solo dal 2014 e che qualche giorno fa abbiamo assistito all’operazione Reset 2 (la prima avvenne nel giugno 2014) non è un dato degno di nota per loro. Bagheria non è una vittoria della legalità, ma una vittoria dell’onestà e merito dell’amministrazione 5 Stelle dell’ultimo anno. Sul piano comunicativo nessun partito potrebbe desiderare qualcosa di più, e il perno di tutto ciò è l’onestà. La competenza, la visione (inesistente) del Paese e la fattibilità delle proposte possono anche andare in soffitta, assieme ai vaccini, ai prodotti contenti olio di palma, alle carni lavorate e ai microchip non ancora impiantati. Tutto sommato, hanno convinto anche me, e Croce aveva ragione: loro sono onesti — hanno fatto anche una Fiaccolata dell’Onestà — e forse anche un po’ imbecilli. Noialtri siamo il nulla.

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