Contro l’Ideologia del chilometro zero

di Alberto Mingardi su “IlSole24Ore”

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Siamo al settimo anno di crisi economica, ed è difficile che il futuro ci appaia roseo. Eppure la nostra resta la società più ricca che la storia ricordi. Lo si capisce quando si discute di cibo. La pressante necessità di mettere assieme il pranzo con la cena è, per i più, fortunatamente un ricordo. Al contrario c’è una ricercatezza diffusa, un piacere di vivere la mensa per quel che può essere: un evento culturale, al pari di un romanzo o di una sera a teatro. Ci circonda un’abbondanza di cibo come mai prima nella storia. È normale che, proprio in virtù di questa abbondanza, si stia facendo largo un gusto nuovo nell’esercitare la propria libertà di scelta. Ed è inevitabile che s’impongano nuove mode culturali. Come il “chilometro zero” – che, intelligentemente, in un Paese che vanta una cultura alimentare delle più solide, viene incontro al bisogno di valorizzarla. Dal momento che seguirla significa essere pronti a scucire fior di quattrini per l’illusione di mangiare come facevano i nostri nonni, che invece erano poverissimi, il “chilometro zero”, come moda, è ingordo di giustificazioni…

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