Dietro agli spari la proprietà in crisi

di Carlo Lottieri

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A seguito di alcuni drammatici episodi di cronaca, il dibattito di queste ore in tema di autodifesa appare del tutto polarizzato. Nella discussione sembrano prevalere posizioni che faticano a cogliere le radici di una situazione oggettivamente drammatica e, soprattutto, che paiono ignorare le cause profonde del disagio che segna tanta parte della società italiana.

In particolare, è sicuramente assurdo che – in nome di un atteggiamento variamente perdonista, portato a schierarsi con quanti delinquono – non si comprenda la particolare situazione di quanti a casa propria si trovano di fronte un ladro, presumibilmente armato e animato dalle peggiori intenzioni. Una giustizia che si accanisce contro chi, in queste situazioni estreme, usa le armi anche oltre i limiti della ragionevolezza (ma una cosa è discettare di legge in tribunale e tutt’altra cosa è trovarsi in tali frangenti) è una giustizia che tradisce le proprie ragioni.

Al tempo stesso, chi comprende la tragedia vissuta da quanti si trovano a fare fuoco sui ladri spesso non sa andare oltre questa istintiva sintonia con le preoccupazioni della gente comune. Il rischio è che tali posizioni generino un’altra forma di demagogia e che, lungi dal rafforzare il diritto, aprano la strada a nuovi e differenti abusi.

In particolare, pochi paiono cogliere il nesso tra proprietà e giustizia, tra la sfera della dimensione personale e la necessità di istituzioni che ci tutelino a casa nostra. Pochi sembrano consapevoli dell’esigenza di rifondare su basi nuove l’ordine giuridico, riducendo la sfera del potere statale. In effetti, se oggi le abitazioni sono tanto vulnerabili questo è proprio in conseguenza di un progressivo indebolimento di quella mentalità condivisa che, in passato, garantiva una qualche sacralità agli spazi in cui la nostra vita prende forma.

Le ragioni del declino della proprietà sono molte: anche, e forse primariamente, culturali. Larga parte della filosofia politica moderna – da Rousseau a Marx – ha espresso un giudizio molto negativo su tale istituto e le stesse istituzioni pubbliche, nel corso dei decenni, hanno progressivamente minato la proprietà: incrementando la tassazione, facilitando varie forme di esproprio, moltiplicando una regolazione che in qualche caso rischia di sottrarre al titolare il controllo dei suoi beni. Quando oggi i ladri ci entrano in casa, accedono a un’abitazione che è ormai “nostra” solo in parte. Dopo essere stata a lungo delegittimata, la proprietà è stata insomma variamente violata e ignorata dall’espansione di un potere pubblico che monopolizza l’uso della forza, fallisce nel proteggerci e anzi contribuisce a più riprese a indebolire la sfera della nostra autonomia.

In questo senso, il declino della proprietà è forse l’evento più rilevante e ignorato nella storia europea dell’ultimo secolo, oltre che la causa principale della progressiva marginalizzazione di un continente che non sa crescere ed è incapace di competere. Ma se le cose stanno così, potremo trovarci in una situazione davvero diversa solo se lo Stato per primo inizierà a guardare in modo nuovo alla proprietà e ai nostri diritti fondamentali.

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