Le bufale economiche di Grillo dalla A alla Z – Parte 2: le slot machines

di Domenico Campeglia

Dopo aver analizzato in un precedente post le numerose “bufale economiche” sbandierate da Grillo e dal Movimento 5 Stelle, ci soffermiamo su una in particolare: quella relativa alle slot machines, dove i gestori evaderebbero una cifra pari a 98 miliardi di euro. Questo poichè tale argomento è strettamente collegato al “Reddito di Cittadinaza” che da qui dovrebbe attingere gran parte delle risorse per la sua realizzazione.

slot-machines

Per fare chiarezza ci viene in aiuto un interessante articolo pubblicato su “Qelsi.it“. Possono dunque le aziende di slot machine evadere le tasse per 98 miliardi? La risposta è ovviamente no, basandosi sulla logica. Quanto fatturano per aver potuto evadere una simile cifra? Quanto fatturano le aziende con maggiori utili al mondo? Una cifra imponente come 98 miliardi di euro è anche solo minimamente avvicinabile da queste ultime? No. La Toyota ha un utile di 14 miliardi di dollari. Eni, il più grande colosso italiano, di 11.
Come è stato possibile, quindi, che al di là di ogni ragionevole dubbio si sia diffusa una simile bufala e che tale cifra non abbia insospettito alcuno?
A provare a fornire una cronistoria degli eventi è la pagina facebook “La Menzogna diventa verità e passa alla storia”, che con un post circostanziato e ricco di fonti smentisce l’ultima clamorosa leggenda da social network, capace di cavalcare sia la vicenda del colonnello Umberto Rapetto della Gdf sia di finire in parlamento: l’esponente grillino Alessandro Di Battista è arrivato addirittura a chiedere una raccolta firme.

Cosa è successo in realtà? Semplicemente che c’è stata una richiesta inizialmente smisurata da parte della Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio, poi rivista e corretta, per il pagamento di penali dovuti al malfunzionamento della rete telematica che avrebbe dovuto collegare 400.000 slot. La colpa è da dividersi equamente tra Monopoli e concessionarie, la cifra stabilita dalla Corte dei Conti è stata di 2,9 miliardi di euro, pari all’80% di quanto le società condannate hanno guadagnato tra il 2004 e il 2007, che quindi non avrebbero mai e poi mai potuto pagare, men che meno evadere, 98 miliardi di euro. E poi ridotta a 600 milioni.
La vicenda inerente alla rimozione dal proprio incarico del colonnello della Gdf Umberto Rapetto, spostato nel 2012 dal Gruppo Anticrimine Tecnologico della GdF, la “taskforce” da lui creata, al Centro Alti Studi della Difesa, in un ruolo totalmente fuori tema, resta una nebulosa e poco chiara storia tutta italiana. Rapetto, pilastro della lotta al cybercrime, si è ovviamente dimesso dalla Gdf in segno di dissenso nei confronti di una decisione inspiegabile, scatenando contestualmente un’ondata di viralità complottista proprio sul tema dei “98 miliardi evasi dalle slot machine” e di fatto condonati dallo Stato. Una leggenda, nulla più.
Quale che siano le reali motivazioni che stanno dietro alla “rimozione” del colonnello Rapetto, pubblichiamo il post della pagina “La Menzogna diventa verità e passa alla storia” che fa chiarezza sulla questione dei 98 miliardi.

Per il 2004 era stata pensata una rete per collegare 400 mila slot. Ma, il progetto, per via delle tecnologie disponibili (soprattutto le risorse di rete necessarie), si dimostrò subito lontano dal rispondere ai requisiti imposti dalla concessione. I Monopoli di Stato intervennero nel 2006 con l’imposizione di un PREU forfettario, meccanismo che permetteva di introiettare le imposte dovute anche per le macchine non collegate e superare i ritardi che poi ci sono realmente stati sulla realizzazione della rete. Nel 2007 la Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio è entrata nella vicenda chiedendo ai responsabili dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dei 10 concessionari il pagamento delle penali scaturite a seguito del ritardo nella realizzazione della rete telematica, quantificandole, appunto, nei leggendari 98 miliardi di euro. Appare innanzitutto chiaro che se i concessionari hanno una qualche responsabilità nel ritardo della realizzazione della rete, è sicuramente parziale.

Il generale Umberto Rapetto della GdF, che se ne occupò, ha affermato: “si è avuta evidenza di quali apparati fossero stati scollegati, quando e per quanto tempo. Poi si è preso in considerazione il contratto stipulato dai Monopoli con le società concessionarie e si sono applicate le penali previste per il mancato rispetto dell’accordo preso. Un’operazione aritmetica“. Quindi, non si tratta di cifre evase, ma di penali.
Il generale Umberto Rapetto prosegue: “se i Monopoli avessero preteso il pagamento delle penali fin dal manifestarsi delle irregolarità non si sarebbero raggiunte cifre iperboliche ed i concessionari sarebbero stati costretti ad uniformarsi“. Questo dato di fatto, ovviamente, sposta la responsabilità anche sui Monopoli. Infatti, la sentenza condanna anche alcuni dirigenti dei monopoli.

La Corte dei Conti emette una sentenza parziale in cui chiama in causa anche la Sogei, nomina come consulente tecnico la Digit Pa, società controllata dal MEF che si occupa della digitalizzazione della PA. Nel 2011 Aams poi, sulla base del parere del Consiglio di Stato, che aveva stabilito come massimo delle penali erogabili l’11% del valore medio del compenso della gestione dell’apparecchi ogni anno, ha chiesto ancora una volta le penali ai concessionari. Mentre sul fronte contabile il Procuratore regionale della Corte dei Conti ha fissato la restituzione dell’80% degli introiti percepiti dal 2004 al 2007 per la cifra di 2,9 miliardi di euro. Nel 2012 sempre la sezione regionale della Corte dei Conti ha condannato i funzionari Aams a 2,5 miliardi di euro di risarcimento.
Ora, che da 2,9 mld si scenda a 600 milioni, effettivamente è discutibile. Ma, se si punta ai 98 mld, non si fa altro che strumentalmente portare avanti una bufala. Basti pensare che persino 2,9 mld è una cifra enorme perché ammonta all’80% di quanto le società condannate hanno guadagnato tra il 2004 e il 2007. In pratica, se queste società pagassero i 2,9 mld sarebbe come se per cinque anni, con una raccolta ed un prelievo fiscale inalterati rispetto all’anno precedente, i concessionari lavorassero a guadagno zero. Ha fatto, quindi, bene la Corte dei Conti a scendere perché la cifra iniziale di 98 mld era assolutamente improbabile ed in nessun modo corrispondente all’eventuale evasione. Se non avesse provveduto la Corte dei Conti, le società di slot l’avrebbero spuntata presso la Corte europea e lo Stato anziché essere creditore sarebbe diventato debitore, dovendo rimborsare eventuali cifre già sottratte e tutti i danni relativi.

Fare affidamento su questa assurda somma di 98 mld come copertura di questo o quell’altro provvedimento è pura follia. Significa non avere il senso delle misure. In uno dei link sottostanti, inseriti come fonti, potete trovare un articolo che parla delle aziende con maggiori utili e fatturato al mondo. E lì scopriamo che al primo posto c’è la Wal-Mart con un utile di “appena” 11 mld $; la Toyota ha 14 mld $ di utili; la prima italiana è il colosso Eni; anche qui 11 mld $ di utili. 98 mld di euro non potrebbe pagarli nessuna società al mondo. Chi vorrebbe farvi credere che le aziende di slot siano in grado di pagare 98 miliardi di euro (che, ripetiamo, non dovuti e mai evasi), sta prendendo letteralmente a schiaffi la vostra intelligenza e vi sta trattando da perfetti idioti: non glielo consentite!

Fonti:
Sentenza Corte dei Conti

2 pensieri su “Le bufale economiche di Grillo dalla A alla Z – Parte 2: le slot machines

  1. TommyT

    a) Se la GDF fa una multa ad un bar di Carpi (27/02/2015) per una evasione di 95 centesimi, essendo al quarto scontrino non emesso, si prende 2400 euro di penale e la chiusura per 3 giorni (la cifra è spropositata ma questa è la legge ed il povero commerciante è costretto a pagare e chiudere poichè non ha amici in ParlaMento), b) La multa di 98 miliardi è appunto una multa e non un’evasione ed è inutile che i gestori delle slot facciano piagnistei perchè hanno mandato intere famiglie sul lastrico e non si sa con certezza assoluta a quanto ammontano i loro introiti… c) è vero che la Corte dei Conti ha ridotto a 2,5 miliardi la multa pari all’80% degli introiti (calcolati come se le slot non erano collegate?) ma è come se al barista la multa scendesse a 61 euro, poi però arriva il ParlaMento e scende la multa a 600 milioni, quindi il barista avrebbe dovuto pagare (se avesse avuto anche lui degli amichetti) 14,64 euro… d) aggiungo un’altra nota: Bplus, vero colosso del settore delle slot – 300 posti di lavoro e un miliardo di euro versato all’Erario – è stato creato da Francesco Corallo, figlio di Gaetano, amico del boss mafioso Nitto Santapaola. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/05/roma-si-consegna-re-delle-slot-francesco-corallo-era-latitante-da-maggio-2012/677010/

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