Vaccini: i perché dell’esavalente

  
Uno dei dubbi più frequenti quando si affrontano le vaccinazioni, è se sia opportuno o meno fare sei vaccini contemporaneamente. Questo perché il vaccino che viene proposto di routine è un esavalente, cioè protegge da sei malattie diverse.

In realtà le cose non stanno esattamente così, nel senso che il vaccino esavalente non è una siringa che contiene sei vaccini. È *un* vaccino, che immunizza da sei malattie diverse. Sembra un sofismo, ma non lo è, e per capirlo dobbiamo fare un piccolo passo indietro.
Il nostro sistema immunitario impara a riconoscere i microorganismi che provocano le malattia infettive basandosi su una serie di piccoli “dettagli” chimici tipici di ogni patogeno. Quindi li memorizza, imparando a colpirli con precisione ed efficacia ad ogni attacco successivo. Gli immunologi chiamano questi “dettagli chimici” antigeni.

Un vaccino funziona perché presenta al sistema immunitario una serie di antigeni, che il sistema immunitario imparerà a riconoscere e colpire con efficacia. Esattamente come se il sistema immunitario avesse incontrato il patogeno vero. Per il sistema immunitario vaccinarsi è come fare la malattia, però senza la malattia. Anni fa un medico di cui non sono riuscito a rintracciare il nome, definì le vaccinazioni come «un trucco per far credere al sistema immunitario di essere sotto attacco, e spingerlo a reagire di conseguenza».

È importante notare che un vaccino non contiene mai un solo antigene: contiene sempre una serie di antigeni diversi. Una specie di “impronta digitale chimica” del patogeno da cui ci si vuole difendere.
Un vaccino monovalente contiene quindi un set di antigeni che corrispondono e identificano un patogeno ben preciso. Mono-valente, appunto.

Il vaccino esavalente, invece, contiene sempre *un* set di antigeni, però questi antigeni corrispondono a quelli tipici di sei patogeni diversi. Aumenta cioè la varietà, ma non la quantità. Così come non aumenta la quantità di conservanti o adjuvanti: è sempre *un* vaccino, non sei.

L’aumento di varietà di antigeni di per sé non è un problema: il sistema immunitario di chiunque viene costantemente in contatto con, e quindi elabora, centinaia di varietà diverse di antigeni, ogni giorno, fin dalla nascita (in effetti, anche già da prima). Un paio di dozzine in più non fa alcuna differenza sul carico di lavoro quotidiano del sistema immunitario.
Quindi se decidessimo di fare, invece dell’esavalente, sei vaccinazioni separate – senza solide ragioni mediche, tipo allergie note – tutto ciò che otterremmo sarebbe di moltiplicare per sei il numero delle iniezioni, e quindi anche la probabilità di effetti collaterali, per quanto bassa possa essere.

Verrebbe ovviamente moltiplicata per sei anche la rottura di scatole per andare a fare sei iniezioni anziché una soltanto, nonché i costi per il servizio sanitario.

In cambio non avremmo nessun vantaggio.

Fonte: Italia Unita per la Scienza

6 pensieri su “Vaccini: i perché dell’esavalente

  1. Cara AffariPubblici.org, il commento sopra è dell’autore dell’articolo.
    Non gli è giunta alcuna richiesta per potere inserire questo contenuto sul *vostro* sito per diffonderlo in giro, come non è giunta a nessun’altro di noi.
    Non è la prima volta che accade questo contrattempo, in precedenza vi venne già detto gentilmente di chiedere prima di inserire un nostro contenuto sul vostro sito, e vi venne chiesto anche di inserire almeno un link di riferimento (che manca anche in questo caso, scrivere che siamo noi la fonte è poca cosa).

    Potreste perfavore rimuovere questo articolo?
    Se vi piacciono i nostri contenuti, potreste condividerli direttamente sui social network oppure scrivere sul vostro sito “a questo indirizzo potete leggere un interessante approfondimento su tal tematica”, invece di copiaincollarli e linkarli in giro, ci dareste anche un po’ di visibilità aggiuntiva se sostenete il nostro progetto.
    Credo inoltre che tutta la redazione sia d’accordo nel chiedere ufficialmente di avere un elenco di quanti altri nostri articoli sono stati presi e messi sul vostro sito, perché davvero, non ci è mai pervenuta alcuna richiesta e non ne abbiamo mai saputo nulla, non ci pare proprio correttissimo. La nostra politica non prevede assolutamente questo tipo di condivisione dei contenuti, senza almeno chiedere e senza alcun link di riferimento. Chiedere è cortesia, in fondo, no? 🙂
    Un abbraccio. 😉

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  2. Nessun intento polemico, dopotutto Internet nasce come strumento di condivisione, e anche per i contenuti del mio blog personale consento la copia, ma chiedo che venga citata e linkata la fonte.
    È infatti prassi consolidata del web linkare la fonte originale del materiale che si condivide (e se è una copia integrale, chiedere prima il permesso). Questo perché altrimenti si sottrae traffico e visibilità all’autore originale del lavoro, e soprattutto perché i motori di ricerca penalizzano molto i contenuti duplicati (sì, anche Facebook è indicizzato dai motori di ricerca).
    Non mettendo il link al contenuto originale si finisce col rimetterci tutti quanti.

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