Mille e più motivi per spiegare che il contante non è evasione

di Luciano Capone

cash

La discussione attorno all’innalzamento del limite all’uso del contante sta sfuggendo di mano. Il Fatto quotidiano di ieri ha dedicato la prima pagina alla vicenda: “Via libera agli affitti in nero – dopo i 3mila euro cash, un altro regalo ai furbi”. L’articolo si riferisce alla norma della legge di stabilità che estende l’aumento del limite all’uso del contante a 3mila anche agli affitti, su cui il governo Letta aveva provato a proibire qualsiasi transazione cash: per debellare l’evasione, ogni affittuario – qualunque fosse l’importo del canone – avrebbe dovuto pagare con bonifico. La norma avrebbe creato così tanti problemi e costi per i cittadini con contratti regolari che lo stesso governo Letta decise di alzare la soglia a mille euro, come per gli altri pagamenti.

Non era un passo indietro nei confronti dell’evasione fiscale quello e non lo è neppure questo del governo Renzi, per il semplice motivo che chi fittava in nero continuerà a farlo a prescindere dal limite all’uso del contante. La questione è semplice: esiste già una norma che impone alle persone di registrare contratti e per chi non rispetta questa legge non fa alcuna differenza se all’obbligo di fare la fattura si aggiunge l’obbligo di non ricevere contanti. Il divieto riguarda solo chi ha un contratto regolare, chi è in regola, mentre chi fa nero continuerà ad accettare contanti. Raffaello Lupi, che è professore di diritto tributario a Tor Vergata e ha il dono della semplicità, il funzionamento del limite al contante lo spiega così: “Il cliente caccia i soldi, il fornitore li piglia e ciao al limite. Puoi metterlo anche a 30 euro, non cambia niente”. Contro l’evasione l’approccio ortopedico non funziona più di tanto: “Se un inquilino ha un affitto in nero e paga in contanti – dice Lupi al Foglio – puoi mettere tutte le norme dirigistiche che vuoi, ma continuerà a pagare in contanti. Non funziona che la legge ordina e le persone obbediscono”. Anche perché se bastasse emanare leggi sarebbe già sufficiente quella che vieta i pagamenti in nero. Ma se le norme restrittive sul contante fossero inutili non sarebbe poi tanto grave, il problema è che creano difficoltà e disagi a chi opera regolarmente: “Se ad esempio un cliente vuole acquistare una borsa o un orologio di lusso in contati – dice Lupi – il limite impedisce all’azienda di emettere scontrini superiori a 1000euro. Paradossalmente il limite al contante infastidisce le organizzazioni in cui l’evasione manca, mentre lascia del tutto indifferenti quelle dove c’è”.

L’ulteriore paradosso, come suggerisce Dario Stevanato, docente di diritto tributario a Trieste – che pure considera la scelta del governo “un segnale politico negativo rispetto alla lotta all’evasione” – è che il limite “può innescare effetti criminogeni per un negoziante che si vede spinto ad accettare il pagamento in nero per non perdere il cliente”. “Il limite ha però un effetto a valle sullo smercio del nero – dice Stevanato – perché impedisce l’utilizzo di grosse quantità di contanti non dichiarati. Una soluzione alternativa al limite del contante può essere l’obbligo di segnalazione oltre una certa soglia. L’effetto è lo stesso, ma non impedisce l’uso del contante”.

A quel punto la norma sarebbe indirizzata ai fini anti-riciclaggio dove ha una sua efficacia, piuttosto che contro l’evasione dove non ha dato questi grandi risultati, anche perché le cause dell’evasione fiscale non risiedono nell’uso del contante. Molto dipende da una struttura produttiva con poche grandi industrie e tantissime piccole e microimprese, ma anche da una pressione fiscale elevatissima. E per rendersene conto non si deve tanto guardare al rapporto del gettito fiscale sul pil, che pure è uno tra i più alti d’Europa, ma alla pressione fiscale effettiva, quella a cui è sottoposto chi paga le tasse, che è la più alta del mondo. Se pagare le tasse è estremamente costoso, non pagarle diventa più conveniente e in molti casi una questione di sopravvivenza. Nella lotta all’evasione più che limitare il contante sarebbe forse utile abbassare le tasse.

Fonte: “IlCapone

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